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Il padrone delle onde di Mario Dentone (Mursia)

20 Maggio 2011
in strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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ilpadronedelleonde
di Cristina Marra –
Vincitore della seconda edizione del premio Marincovich, sezione narrativa di mare, “Il padrone delle onde”

(Mursia pag. 329 euro 18,00) di Mario Dentone è un romanzo di avventura, di naviganti e di predoni. E’ la storia di Giuseppe Vallaro, per tutti Geppin, che visse più in mare che sulla terra ferma. Frutto del materiale tratto da “Capitani di mare e bastimenti di Liguria del secolo XIX”, scritto da Gio Ferrari nel 1939, magistralmente romanzato da Mario Dentone, “Il padrone delle onde” è un omaggio a un grande uomo di mare nato a Moneglia “piccolo paese isolato dal mondo, chiuso dalla grande montagna del Bracco alle spalle, e dalle colline ai lati, grandi braccia che finiscono in mare”. E in mare Geppin ci è finito fin dalla nascita, quasi tuffandosi “dalla pancia della madre direttamente nella schiena di un’onda lunga. Geppin come un vero ligure “era padrone di onde e di vento, e chi è stato col mare negli occhi una vita nel mare vorrebbe anche morirci”. Da zavorratore instancabile, diventò capitano di lungo corso e visse in mare ”lo girò, lo baciò, lo maledisse per una vita, e lo vide farsi di tutti i colori, e urlare in tutti i modi e cantare, sbattere e accarezzare”. Imparò dal mare a riconoscere la morte in certe onde che avevano il suo ghigno e soprattutto imparò che mare vuol dire partire senza la certezza di arrivare perchè il mare vincerà sempre. Partì tante volte Geppin da ogni porto e ricordò sempre che “sono il vento e il mare che uniscono il mondo, non la terra, non le coste, sempre mare e vento!”.
Ligure doc e grande amante del mare, Mario Dentone non si è mai allontanato dalla Riviera ligure di Levante, autore dei romanzi “Equilibrio”, “La badessa di Chiavari”, sceneggiatore televisivo e cinematografico, collabora alle cattedre di Storia del teatro presso l’Università di Genova e di Scrittura Creativa presso il polo universitario di Savona. Il suo “Il padrone delle onde” è un libro nato dal cuore, dall’amore dell’autore verso la sua terra e verso quel mare, è un libro in cui la terra ligure rientra non solo con i suoi paesaggi ma anche con le sue tradizioni e la sua lingua. Numerosi sono infatti i termini dilettali liguri che infarciscono la narrazione della vita di un uomo tratteggiata in ogni suo aspetto. E poi tanto mare, vissuto da Geppin ed i suoi Incontri, avventure, dubbi o timori di uomo simbolo che trovò il mare dappertutto e che ebbe tutta la vita negli occhi e nel ricordo il mare”.

Mario, che cosa ti ha fatto “innamorare” di Geppin e ti ha spinto a raccontare la sua storia?
“Mi sono “innamorato” di Geppin in quanto l’ho visto, e sentito, come emblema, direi prototipo, dell’uomo semplice della Liguria, ma anche di ogni altra terra della semplicità. Soprattutto dell’uomo che usciva dalle trenta scarne righe tracciate dallo storico del mare Gio Bono Ferrari, padre della storia marinaro-velica della Liguria dell’ottocento. Infatti solo in quelle trenta righe si tracciava il ritratto di Giuseppe Vallaro, marinaio di Moneglia che a undici anni fu mandato a lavorare a spaccarsi schiena e mani a caricare sabbia e pietre per fare zavorra ai grandi brigantini transoceanici. Cosa può fare un ragazzo di mare? Sognare se stesso su quei brigantini, a urlare i comandi delle vele, a guardare il vento e il mare in faccia…
Io, nato fra i pescatori di Riva Trigoso, fra barche a vela ormai in disarmo e fra grandi navi dei cantieri navali, non potevo tacere la storia di Vallaro come di tutti i Vallaro, dunque Geppin, che il mare ha battezzato.
Qual è la caratteristica di Geppin che più ammiri e in cui ti ritrovi?
La schiettezza ligure, spesso rustica, apparentemente rude, anzi, ma sempre improntata a correttezza, a disponibilità verso chiunque. Ma anche… Io ti aiuto, io ti accolgo, io ti sostengo, ma non tradirmi, non giocare sulla mia disponibilità, tutto si sopporta, non l’inganno dei sentimenti. Questo è, se vogliamo, Geppin Dentone.

Che rapporto hai con  la tua terra e il tuo mare?
La mia terra? Il mio mare? Il vento e il cielo, gli odori e i colori. E’ un rapporto totale, fisico e mentale. Io vedo migliaia di posti belli, paesaggi sublimi, scorci di fiaba, ma devo tornare, devo muovere gli stessi passi petrarcheschi là, sulla mia spiaggia, sui miei scogli, fra le vecchie case, e vedere sulle soglie delle scale buie, verticali, i miei vecchi, udire le voci, e solo se so di tornare riesco a partire, ma per poco.
“Il padrone delle onde” ha vinto il premio Marincovich. Che hai provato nel ricevere il premio e un pezzo di Luna Rossa?
Inatteso, anche perché ho sempre diffidato di premi letterari, specie a certi livelli, credendoli combutte in partenza. Stavolta ho assecondato, anche per dovere morale verso l’editore Mursia che ha creduto in me  e in questo romanzo, la richiesta di partecipare, ma senza pressioni. E’ stata una sorpresa per l’editore e per me, fino all’ultimo non ne sapevamo nulla, per cui… e poi il prestigio del premio, l’accoglienza, la signorilità, e insieme la semplicità, il mare anche in questo è letteratura… Luna rossa, Prada, che onore per uno venuto da un paese di pescatori, da una piazzetta con tutte le porte aperte e dove tutti si chiamavano “paenti”, cioè parenti!

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