
di Cristina Marra – Un pò Bridget Jones e un pò Kay Scarpetta, Alice Allevi, specializzanda in medicina legale con l’intuito della detective è la protagonista
di “L’Allieva” (Longanesi pagg.369, euro 18,60) il romanzo d’esordio della scrittrice messinese Alessia Gazzola. Medico chirurgo, Gazzola si sta specializzando in Medicina Legale e sin da bambina ha la passione della scrittura.
Alessia, quando hai cominciato a scrivere “L’allieva”?
“Nel 2008, ero ancora al primo anno di specializzazione. L’ho finito in poco tempo, ma poi ho impiegato il doppio per rifinirlo. Alcune parti le ho demolite e ricostruite molte volte”.
“L’Allieva” è un giallo a tinte rosa, ambientato tra Roma e Kharthoum, il romanzo alterna le vicende personali e professionali dell’imbranata ma tenace Alice con lo svolgimento delle indagini per la morte della studentessa di giurisprudenza Giulia Valenti. Le prime analisi ed i colloqui privati con la sorella della vittima non convincono Alice che con intraprendenza e contravvenendo alle regole che le impone la sua professione porta avanti un’indagine per conto proprio confrontandosi con l’ispettore Calligaris e affrontando i richiami dei colleghi e dei superiori.
Dalle analisi alle indagini. Il ruolo di Alice va oltre quello di medico legale?
“In questo romanzo sì, Alice si lascia prendere la mano andando decisamente oltre le righe!”
Alle prese con le beghe dell’Istituto di Medicina Legale, ”irrisa dai colleghi che giocano al Dr. House ed esclusa da quelli che si sentono protagonisti di un romanzo della Cornwell” in perenne contrasto con Claudio Conforti, “bello come James Franco, il paradigma del giovane universitario emergente che, dopo aver tanto unto, recentemente è passato dalla palude informe dei dottori di ricerca al rango di ricercatore” e costantemente vittima delle vessazioni della direttrice la Wally, “un personaggio il cui credo è riassumibile in un unico teorema:il tuo pensiero è libero ovviamente fino a quando non decido io”, Alice cerca conforto nella stravagante coinquilina Yukino ,la custode del piccolo appartamento, “un lare famigliare dagli occhi a mandorla”.
Da Claudio a Calligaris da Yukino a Wally. Sono tanti i personaggi che ruotano intorno alla protagonista. Quelli femminili sono i più forti e determinati?
“No, non credo, anche se ammetto che mi diverto di più a scrivere di donne”.
C’è un personaggio a cui ti senti più legata?
“E’ Claudio, perché da autrice posso dire che è stato il personaggio più divertente da descrivere”.
Nel plot narrativo la morte è imperante, ma c’è anche tanto amore, Alice si innamora e soffre per amore.
Perchè hai scelto questo mix morte-amore?
“Perché la vita di una ragazza è fatta di tante sfumature, qualunque sia il lavoro che svolge, e questo romanzo, prima di ogni altra cosa è proprio questo: la storia di una ragazza comune che fa un lavoro anticonvenzionale al quale non è adatta”.
Il plot poliziesco si intreccia con quello sentimentale, eppure la protagonista pur coinvolta emotivamente nella morte della giovane che aveva casualmente incontrato in un negozio, riesce a trovare la soluzione. I dettagli di un cadavere colpiscono e commuovono Alice: “in Giulia i piccoli piedi scalzi un pò piatti e sproporzionati rispetto alla sua altezza, il bracciale sottile, colorato e usurato, comprato in chissà quale bancarella….dentro quel cadavere c’era una vita tutta da vivere e che momenti di spensieratezza come quello in cui deve aver scelto quel semplice bracciale non ce ne saranno più”.
Emotività e intuizione.È questo il segreto di Alice?
“Sì, anche perché alla verità arriva proprio grazie alla tenacia e all’intuito, più che grazie alle sue competenze medico-legali.”
Il romanzo è ambientato a Roma. Quanto ti senti legata a Messina, la tua città?
“Nonostante dei limiti che sono innegabili, specie se si è viaggiato molto e quindi si ha avuto modo di comparare la propria ad altre realtà, io non riesco a immaginarmi in un’altra città. Le mie radici sono a Messina, assieme ai miei affetti, e non credo che la lascerò mai”.
Potrebbe essere la location per un romanzo futuro?
“Perché no? Il materiale non manca!”




