
di Cristina Marra – Con la scrittrice Carolina Invernizio (1851-1916), prolifica autrice di romanzi d’appendice, la figura della donna intrepida e indipendente si contrappone a quella del detective infallibile della letteratura
anglosassone in voga in quegli anni. Prolifica autrice di romanzi d’appendice, che pubblica inizialmente sulla “Gazzetta di Torino”, Invernizio è una delle prime scrittrici italiane a dedicarsi al genere giallo. Esordisce nel 1877 con “Rina o l’angelo delle Alpi”al quale seguiranno tra gli altri “Il bacio di una morta”(1886), “La vendetta di una pazza” (1894), “Nina la poliziotta dilettante” (1909) e romanzi in perfetto stile noir come “Punizione” o “Memorie di in becchino”. Prendendo spunto da fatti di cronaca nazionali e da noti processi, la scrittrice parte dalla struttura narrativa del feuilleton e infarcisce la storia con vicende d’amori contrastati o impossibili, gelosie, ricatti, enigmi e delitti e con una serie di colpi di scena che conferiscono ai romanzi una connotazione poliziesca. Se nel romanzo “Nina la poliziotta dilettante” l’autrice crea il personaggio della donna poliziotto dilettante che indaga sull’omicidio del fidanzato facendo leva sul suo istinto, su una grande dose di coraggio e su una serie di travestimenti, con “Il bacio di una morta”(ripubblicato recentemente da Einaudi) scrive una storia in cui il mistero e la ricostruzione dei fatti di un omicidio premeditato convivono con i sentimenti, le ansie e le aspettative dei personaggi. Pur facendo uso di un linguaggio mieloso e ampolloso, proprio dei romanzi rosa dell’epoca, l’autrice riesce a creare ugualmente il pathos e la suspense che, uniti alla efficacie caratterizzazione dei personaggi, creano un romanzo enigma dalla valida e solida struttura narrativa. Le sue storie, che esaltano i valori della famiglia e della figura femminile, attirano l’attenzione popolare dell’Italia umbertina e giolittiana e la donna riveste un ruolo centrale sia come protagonista intrepida che come lettrice curiosa.




