
di Cristina Marra – Azzurro è il colore del cielo, del mare, della copertina di un libro che un ragazzo casualmente vede sul banco di una libreria. Tra le pagine scorre il racconto di una giornata particolare, di una presa storica che lo fa pensare ad Alberto, suo padre,
uno dei tanti meridionali che lasciano il Sud per la Fiat. Azzurro è il colore di una maglia indossata da undici giocatori che il 9 novembre del 1986 compiono un’impresa calcistica memorabile che diventa riscatto sociale e che lascia impresso nel cuore dei tifosi del Napoli un risultato: 1 a 3.I tre gol sono del Napoli e una sola rete della Juventus.
Dal testo “Juve-Napoli 1 a 3. La presa di Torino” dello scrittore napoletano Maurizio de Giovanni, il Teatro delle Forme mette in scena un godibilissimo e divertente monologo ideato e interpretato da Antonio Damasco con l’intervento in video di Alberto Damasco. Secondo appuntamento della rassegna “Presenze” dell’Associazione Culturale “Spazio teatro” di Reggio Calabria, ha regalato al pubblico uno spettacolo vivace, divertente, un viaggio vero e metaforico dentro un pezzo di storia sociale italiana in cui le parole supportate da immagini rivelano e esprimono uno spaccato di vita che accomuna molti meridionali.
I panni stesi al sole, una poltroncina, un libro e tra il candore del bucato un colore: l’azzurro della maglietta del Napoli, con questa scenografia Antonio si lascia andare al suo monologo dedicato al padre, uno dei tanti tifosi, i “Malati” come li definisce de Giovanni “la loro è una strisciante, violenta patologia, con sintomatologia multiforme e assolutamente inguaribile. Si contrae in tenera età, spesso per contagio, un padre, un fratello, un amico; più spesso è genetica e altamente infettiva. Ha incubazione, decorso e crisi con una curva temporale settimanale e culmina la domenica, quando raggiunge la sua fase acuta”. E Antonio racconta con ironia e poesia il viaggio in macchina con gli amici diretti a Torino, l’entrata allo stadio e i momenti clou della partita. Insieme ai ricchi e bellissimi Cabrini, Serena, Tacconi sfilano sul campo De Napoli, Bagni, Sola supportati da “un consesso di gentiluomini del Settecento, il Club Napoli Forcella”.
Insieme ad Antonio sul palco, le immagini di tifosi e una partita giocata in un giardino tra un padre e un figlio che si ritrovano e si riscoprono passandosi un pallone. Il calcio si fa metafora di vita e la passione, quella che “porta colore nella vita, mischia le carte e fa ridere all’improvviso e piangere piano, nel silenzio, nella solitudine” si fa colore, un colore in particolare, l’azzurro!




