
di Cristina Marra – Le foglie del limone hanno un profumo intenso, un profumo lontano che collega la Costa Blanca spagnola dei nostri giorni all’orrore del campo di concentramento di Mauthausen.
Vincitore del prestigioso premio Nadal “Il profumo delle foglie di limone”(Garzanti, pagg. 360, euro 18,60) di Clara Sanchez intreccia la storia della giovane Sandra, incinta i cinque mesi, “fuggita” nella pace di una cittadina turistica sul mare per riflettere sul suo futuro di madre e sui suoi sentimenti verso Santi, l’uomo che “era a un passo, solo a un passo dal grande amore”, con quella dei coniugi Fredrik e Karin Christensen, criminali nazisti, che ancora non hanno smesso di spargere morte. A fare da trait d’union tra loro ci pensa Juliàn che scampato al campo di concentramento dove “il male era il male” da anni pedina e consegna alla giustizia i nazisti ed è sulle tracce dei due malefici vecchietti. Sembra giunto il momento di smascherarli e solo Sandra può aiutarlo nella sua missione. Incredula e sorpresa quando apprende la vera identità dei due norvegesi che incarnavano le figure dei nonni che non aveva mai conosciuto, Sandra, comprende il pericolo che incombe su di lei e sul piccolo che porta in grembo e aiuta Juliàn. Comincia così una lotta contro il male e in nome del ricordo di quelle vittime innocenti che non devono essere dimenticate. Juliàn ha vissuto l’orrore del campo di concentramento, i Christensen sono stati i carnefici, e Sandra che non ha conosciuto direttamente quel periodo diventa custode di una memoria che trasmetterà anche a suo figlio. Clara Sanchez affida al racconto alternato di Julian e Sandra ed ai loro punti di vista lo svolgersi di una vicenda in cui l’amore alimenta il coraggio, ed il ricordo dà la forza di non mollare perchè il male non deve essere impunito.
“Il profumo delle foglie di limone” è un caso editoriale, appena uscito in Spagna è balzato in cima alle classifiche di vendita, vince il premio letterario più antico ed è menzionato su tutte le più importanti testate giornalistiche spagnole. Le lettere minatorie inviate all’autrice da parte di gruppi filonazisti non arrestano il successo di un romanzo in via di pubblicazione in tutto il mondo.
Clara, il limone, con la sua asprezza e il suo profumo intenso, diventa il simbolo della tua storia?
“Sì. Sono perfettamente d’accordo. Il limone ha il profumo del Mediterraneo e ciò induce a pensare e ad evocare luoghi dove sembra non succeda nulla di male, dove tutto è frivolo e gioioso e si ha sempre l’impressione di essere in vacanza. Ma sotto questa superficie, in luoghi turistici come quello in cui ho ambientato la storia, emerge il dramma e quindi l’asprezza del limone”.
Sandra, Julian ed i coniugi Christensen incarnano tre punti di vista sul nazismo?
“Al mondo del passato appartengono Julian, come vittima, e i Christensen come carnefici. Uno ha subìto e gli altri hanno esercitato il male. Sandra rappresenta il mondo del presente, non conosce nulla del periodo del nazismo. I due mondi si incontrano quando Sandra scopre i mostri che si celano dietro i due anziani Christensen”.
La nascita del figlio di Sandra è il suo messaggio di speranza? Il bene sconfigge sempre il male?
“Sandra capisce che ben presto dovrà pensare a un’altra vita oltre che alla sua e ciò la rende più consapevole e più matura. Purtroppo molte persone non hanno pagato per le loro colpe terribili e in un certo senso il mio romanzo vuole puntare l’attenzione sull’impunità di molti uomini di potere e di molti criminali”.




