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Gianni Simoni, autore di “Lo specchio del barbiere”

15 Gennaio 2011
in strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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lospecchiodelbarbiere
di Cristina Marra –
È un ex magistrato con tanta voglia di scrivere polizieschi e di divertirsi nel farlo: è Gianni Simoni, al suo terzo romanzo con “Lo specchio del barbiere”(TEA, pagg. 320, euro 12,00). La celebre coppia del commissario Miceli

e del magistrato in pensione Petri già protagonista di “Un mattino d’ottobre” e “Commissario, domani ucciderò Labruna”, stavolta ha tre casi da risolvere tra Brescia e l’isoletta del lago d’Iseo: un omicidio in una nota tabaccheria del centro, un neonato trovato morto in un cassonetto e la proprietaria di una pensione sul lago d’Iseo vittima di strane persecuzioni. Petri “prima un violento raffreddore, poi qualche linea di febbre e infine una brutta tosse che, insieme a tutto il resto, lo aveva definitivamente steso”dopo una serie di esami medici decide di smettere di fumare e si compra una pipa, Miceli “si era preso alcuni giorni di vacanza”è in vacanza e, ad occuparsi delle indagini fino al suo rientro, la giovane Grazia Bruni.
Le intuizioni e le ricerche portate avanti da Petri si rivelano ancora una volta la carta vincente per far luce sui tre casi. Il plot si dipana in un intreccio narrativo abilmente costruito dall’autore che all’azione preferisce l’indagine sul campo, l’interrogatorio e la riflessione. Ancora una volta Petri non lascia nulla al caso e non trascura i minimi dettagli pur ricorrendo a volte a piccoli stratagemmi per appurare la verità. Di concerto con Miceli e supportato dalla collaborazione della moglie, Carlo Petri giunge alla verità, una verità che era lampante ma appariva distorta.

Perchè e quando ha deciso di scrivere gialli?
“Andato in pensione, dopo un saggio su Michele Sindona ( “Il caffè di Sindona” ) del quale ebbi occasione di occuparmi, la voglia di scrivere, che evidentemente mi ero sempre portato dentro, si è tradotta nella produzione di polizieschi, cosa abbastanza conseguenziale per una persona che abbia passato un’intera vita ad occuparsi professionalmente di crimini grandi e piccoli. Può darsi che inconsciamente vi sia stato anche il desiderio di appagare una voglia di giustizia e di chiarezza ( e il pensiero corre inevitabilmente a Petri ). Nel mio caso, tuttavia, confesso che quello che prevale è il divertimento, in una dimensione che non ti impegna troppo, che non ti impone di metterti in gioco più di tanto, ma che nello stesso tempo ti permette anche di far capire da che parte stai, cosa che in un Paese come il nostro, soprattutto in questo momento, mi pare quasi obbligatoria. E anche il più modesto dei polizieschi può servire allo scopo che, per usare un termine forse un po’ impegnativo, potremmo anche definire didascalico”.

Miceli e Petri, una coppia di professionisti affiatata. Cosa li accomuna e cosa li distingue?
“Sia Petri che Miceli, il commissario, sono anzitutto due galantuomini. Quello più dotato di “acume poliziesco” è Petri ( che lo sa, ed è un po’ narciso ). Miceli è forse un po’ più lento, ma anche lui è certamente intelligente e sa fare, con capacità ed onestà, il proprio mestiere. Ed è dotato di una grande umanità, che non manca a Petri, il quale, però, a volte pare nasconderla, forse per “orsaggine”, forse per pudore”.

Quanto conta la location nei suoi gialli?
“ La scelta di Brescia come sfondo delle mie storie si spiega, da un lato, col fatto che io sia di origine bresciana e che a Brescia abbia trascorso molti anni della mia carriera di magistrato, come giudice istruttore. Dall’altro perché una città di provincia di medie dimensioni può costituire lo scenario ideale per il dipanarsi di vicende grandi e piccole, traducendosi in un ottimo osservatorio sotto il profilo socio-culturale”.

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