
(Gargoyle Books, pagg. 513, euro 16,00) di Franco Pezzini e Angelica Tintori in libreria dal 9 dicembre.
Attori eclettici, Cushing e Lee si sono imposti come coppia cinematografica con i film horror della casa di produzione britannica Hammer. Indimenticabili le loro interpretazioni nei film cult “The Curse of Frankenstein” del 1957 e “Dracula” del 1958, in cui diventano rispettivamente il Barone e la Creatura, Van Helsing e Dracula. Franco Pezzini e Angelica Tintori, due esperti di cinema, già autori di “The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande schermo” (Gargoyle Books), raccontano e “svelano” i due attori così diversi per formazione e vissuto eppure entrambi accomunati dalla tenacia e dalla precisione sul set e uniti da un forte legame di amicizia.
Com’è nata l’idea di dedicare un libro a Cushing e Lee?
Pezzini: Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Idea e spinta al progetto sono del Direttore editoriale Gargoyle, Paolo De Crescenzo. Conoscendo l’eclettismo di Angelica e la mia devozione per i film Hammer – in particolare per Cushing e Lee – poteva contare sulla nostra complicità. La preoccupazione, semmai, era di star dietro alle aspettative… le nostre per prime. Quando un tema tocca i nostri sogni e miti personali, la sfida è di affrontarlo degnamente.
Qual è stato il primo film della coppia Cushing – Lee?
Tintori: Dobbiamo distinguere. In un paio di film, prima della nascita del sodalizio, Cushing e Lee avevano già lavorato nelle medesime produzioni, ma senza incontrarsi. Produzioni tra l’altro molto importanti: Hamlet di Laurence Olivier, 1948, e Moulin Rouge di John Huston, 1952. Ma il vero incontro avviene sul set di The Curse of Frankenstein di Terence Fisher, 1957. Tutto nasce di lì.
Cosa accomuna i due attori?
Tintori: Sicuramente i due avversari di tanti film hanno maturato caratteri diversi, anche per un diversissimo retroterra familiare, sociale e di esperienze. Ma ci sono effettivamente alcuni aspetti comuni. Dalla fedeltà patriottica al proprio Paese all’eclettismo artistico anche fuori dal cinema. Entrambi si sono sposati una sola volta e molto felicemente, con donne straordinarie che costituiranno fondamentali punti di riferimento. Ma somiglianze possiamo trovarle pure sul piano professionale. Entrambi si mettono in evidenza fuori dai confini del cinema fantastico; entrambi incontrano successo anche a Hollywood, seppure in momenti diversi della carriera; entrambi amano recitare e affrontano grandi difficoltà prima di sfondare.
Qual è stato il loro apporto al cinema horror?
Pezzini: Posto che Lee è a tutt’oggi attivissimo, resta difficile immaginare cosa sarebbe stato l’horror – ma in generale il cinema fantastico e di genere – se questa coppia non ci fosse stata. Dopo la galleria teratologica espressionista e quella della Universal, la Hammer ha modellato i nostri sogni costruendo il sistema mitologico più articolato mai apparso su grande schermo. E che si sosteneva in gran parte su questa straordinaria copia professionale. Lee il mostro, la minaccia erotica che insidia la società nel profondo, il tiranno; Cushing lo scienziato, l’asceta, il volto algido e magari ipocrita di quella stessa società… Certo, la Hammer non è soltanto Cushing & Lee, e loro non sono soltanto la Hammer. Ma proprio a partire di lì e via via attraverso altre avventure la loro importanza sulla mitologia contemporanea si rivela incalcolabile: pensiamo a certe comparsate televisive dei due, o allo stesso arruolamento in momenti diversi nel cast di Star Wars. Come del resto testimonia un culto celebrato in infiniti siti web. Al di là delle dimensioni di storia del cinema e di storia personale di Cushing e Lee – entrambe già affrontate, in fondo, in saggi eccellenti ancora reperibili sul mercato – questo fronte mi pare l’aspetto più intrigante che un saggio come il nostro potesse indagare. Un volume di mitologia, forse, prima ancora che di cinema: a fronte di un impatto di questi Dioscuri sulle nostre mitologie postmoderne che loro stessi, probabilmente, non avrebbero potuto immaginare.




