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Varney il vampiro- L’inafferrabile- Gargoyle Books

30 Ottobre 2010
in strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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varney_il_vampiro

di Cristina Marra – Varney il vampiro é tornato in libreria. Attribuito a Thomas Preskett Prest e James Malcom Rymer, il feuilleton ottocentesco inglese di pregevole interesse letterario,

finora inedito in Italia, é recuperato dalla casa editrice Gargoyle Books che lo pubblica in tre volumi.
“Il vampiro” di John William Polidori inaugura, nel 1819 il percorso narrativo di un genere che troverà il suo apice nel “Dracula” di Bram Stocker del 1897. Nel mezzo dei due capolavori dell’horror si pone “Varney”, pubblicato in età vittoriana in dispense, come penny dreadful (terrore da un penny) e successivamente in volume corredato da incisioni. Varney é, dunque, un vampiro di transizione che si tormenta ed è in conflitto con una società di cui non potrà mai fare parte.
Dopo “Il banchetto di sangue”, il secondo volume, “L’inafferrabile” (Gargoyle Books, pag.513, euro 16,00), introdotto da Fabio Giovannini, comprende i capitoli dal 66 al 126. L’enigmatico e inquietante  Sir Francis Varney é un vampiro sempre più temuto dalla comunità di un villaggio di campagna vicino Londra. Varney “quando le energie vitali esigono nuovo sostentamento dalla tiepida e zampillante fontana delle vene altrui, in un parossismo di frenetica follia che non conosce ostacoli, né umani né divini”, si mette alla ricerca della sua vittima. Dopo aver compiuto “l’orrido pasto giunge tutto l’orrore, tutto il tormento della riflessione” sulla sua condizione di diverso. Attratto dalla bella e giovane Flora, si introduce più volte nella grande tenuta della famiglia Bannerworth, ma il suo vero scopo é di impossessarsi della villa. Le vicende di Varney si intrecciano sempre più con quelle della famiglia Bannerworth con la quale approfondisce i suoi legami. La sua fama di insaziabile vampiro e la sua abilità nel cambiare identità lo rendono pericoloso agli occhi delle gente del luogo che gli dà la caccia. Varney è braccato. Dopo “aver dato alle fiamme la casa di Sir Francis Varney”, il popolo impaurito e agitato per la scomparsa del dottor Chillingworth decide di appiccare fuoco a villa Bannerworth e di stanarlo, “dal momento che avevano incendiato la casa del vampiro, potevano benissimo dare alle fiamme quella della parte offesa”.
Inizia così la fuga dell’inafferrabile vampiro, mentre i Bannersworth nascosti in un modesto cottage vengono a conoscenza di nuove rivelazioni che chiariscono anche la sorte del capostipite della famiglia. Varney é solo, fugge, si nasconde ”profondamente angosciato, anche se non era tipo da abbandonarsi alla disperazione”, mentre per la bella Flora sembra arrivato il momento di sposare l’uomo che ama. L’immoralità di Varney si scontra con i valori familiari dell’età vittoriana, il suo comportamento, il suo linguaggio, la sua appartenenza all’aristocrazia lo rendono ostile agli occhi del popolo ignorante. La sua fuga continua!
Fabio Giovannini, a cui rivolgo le mie domande, é scrittore e giornalista, studioso di immaginario fantastico, gotico e noir ed ha dedicato una particolare attenzione alla figura del vampiro. Giovannini ha pubblicato diversi saggi  e ha tradotto e curato Ruthwen il vampiro di Charles Nodier (Stampa Alternativa, 2010) e nella sua introduzione, “Varney il contaminatore”, si sofferma sull’influenza e sull’impatto di Varney con le altre forme artistiche e della comunicazione.
La figura di Varney si pone tra quella di Lord Ruthven e Dracula. Con quali peculiarità e quali differenze?
“Rispetto a Ruthven si nota una forte attenzione alla personalità del vampiro. Nel racconto di Polidori, il vampiro Ruthven era una cinica incarnazione del Male, un essere satanico e immorale. La sua identità, il suo passato, restavano in ombra. Varney invece ci viene descritto con molti dettagli, grazie anche alla lunghezza esasperata del romanzo rispetto alla sintetica brevità del racconto su Ruthven. Il Dracula di Bram Stoker per certi versi torna a Ruthven (anche Dracula è illimitatamente malvagio), ma acquisisce dal romanzo su Varney altri elementi, altre situazioni, ad esempio la “caccia” al vampiro, l’impalamento, la trasformazione delle vittime”.
Ne “L’inafferrabile” cambiano e diventano più stretti i rapporti tra Varney, la famiglia Bannerworth e il popolo?
“E’ difficile distinguere i contenuti nei tre volumi con cui Varney viene proposto in questa (pregevole) edizione italiana, giacché si tratta di una divisione dovuta solo a necessità editoriali. E’ il testo nel suo insieme che ha profonde diversità addirittura tra un capitolo e l’altro (talvolta nello stesso capitolo). Del resto quei romanzi-fiume venduti a puntate erano scritti di fretta, per assecondare le richieste dei fruitori, a volte con vistosi errori di “continuità” o contraddizioni”. 
Varney é ammirato dalla compassione che Flora prova per la sua fuga dalla “marmaglia” che lo insegue e perseguita. Varney ne è dunque innamorato?
“La figura di Varney è contraddittoria. In alcune pagine sembra un mostro spietato, assetato di sangue e privo di sentimenti. In altre fa riferimento alla sua “umanità” ancora conservata nonostante la condizione di vampiro. Direi che coesistono diverse facce del personaggio, anticipando in questo la complessità del vampiro come lo conosciamo oggi. Nei telefilm più recenti, ad esempio, ci vengono proposte figure di vampiri che sono spietati assassini, ma che si innamorano; che non rinunciano al privilegio di vivere in eterno, ma soffrono per la loro condizione; che sembrano invincibili, ma che dimostrano molte “debolezze””.
Il vampiro letterario diventa ben presto una figura del cinema. Come considera le trasposizioni cinematografiche?
“Il vampiro come lo conosciamo oggi è certamente mediato in gran parte dal cinema (un esempio per tutti: i canini appuntiti, che nella narrativa non apparivano e che sono entrati nel nostro immaginario solo nel 1958, con il film Dracula il vampiro di Terence Fisher). Non ci sarebbe successo letterario per i vampiri senza il traino sul pubblico che nel corso dei decenni è stato effettuato dal cinema”.
Quanto il cinema deve a Varney?
“É difficile stabilire: di certo il tipo di storia narrata in Varney ha influito sugli scrittori ottocenteschi che hanno firmato racconti e romanzi sui vampiri, quindi indirettamente sul cinema che nel Novecento ha tratto ispirazione dalla letteratura per i suoi vampiri di celluloide”.

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