
diventati l’argomento dei suoi libri storici e dei romanzi. Ha esordito nella narrativa col best seller “Il giardino delle favorite” e gli intrighi, i misteri, gli amori che si svolgono nel XVII secolo tra Costantinopoli e Venezia tornano nell’atteso sequel “Il diamante dell’harem” (Garzanti, pag.33°, euro 18,60). Hickman parte dai luoghi, dalle minuziose ricostruzioni storiche e sociali delle due città per raccontare una storia dalle forti tinte gialle. Il mistero sul destino di Celia Lamprey, prima, e sul diamante del sultano, poi, diventano il motivo che spinge tutti i personaggi all’azione. La ricerca della donna e del prezioso gioiello sono l’obiettivo di Paul Pindar e del suo intraprendente servitore John Carew. Pindar, mercante della rinomata Compagnia del Levante, ritorna aVenezia dopo aver perso la donna amata, Celia Lamprey, naufragata con la nave che la stava portando da lui a Costantinopoli. Convinto che Celia sia ancora viva e prigioniera nell’harem del sultano, non si dà pace e “nella sua mente la città di Venezia era pervasa dal ricordo di lei”. Dagli ambienti chiusi e dalle ritualità dell’harem del sultano di Costantinopoli, la scena si sposta a Venezia al convento di clausura di Santa Chiara dove c’è Annetta, l’amica più cara di Celia, liberata dall’harem dopo la morte della Valide senza sapere nulla della sorte della compagna. Nella città lagunare giunge anche il preziosissimo e ambìto diamante blu di oltre trecento carati, appartenuto al sultano. Pindar deve avere quel diamante che rappresenta il suo legame con Celia e Carew deve fare del tutto per aiutarlo. Intanto da Messina giunge a Venezia una compagnia di acrobate insieme a una donna enigmatica e il mistero si infittisce. Hickman rievoca le atmosfere della Serenissima, trasporta il lettore tra i minuscoli ponti e le calli senza uscita “con l’intonaco rosa e giallo scrostato, i sottoporteghi e le corti nascoste” e allo splendore e ai fasti di una città opulenta mescola la fiaba, la mitologia, il mystery. I personaggi femminili e la loro condizione di cortigiane, concubine, religiose, artiste diventano lo specchio di un’epoca in cui la donna adotta strategie e cerca di sfruttare le sue capacità ed energie pur non avendo un ruolo sociale marginale. Nuove verità e sconvolgenti rivelazioni si susseguono nella città in cui il potere, la passione e l’amore si irradiano dalle celle del convento, dai giardini e dalle calli illuminate dalla luna.
Costantinopoli e Venezia nel XVI secolo. Le città assistono e partecipano pienamente alla trama dei tuoi romanzi?
Sì, é vero. Ho iniziato scrivendo racconti e resoconti di viaggi. mi é sempre piaciuto descrivere i luoghi ed é stato questo il primo impulso che mi ha spinto a scrivere quando avevo poco più di vent’anni. Venezia e Costantinopoli sono una specie di personaggi, sono sfondi splendidi per le mie storie. Ho cercato di rievocare i luoghi e le atmosfere del XVI secolo ed è stata una vera sfida con me stessa.
Com’é stato caratterizzare personaggi un pò misteriosi come sono le concubine del sultano e le suore di clausura?
Per me é diventata una sorta di specializzazione quella di scrivere di gruppi ristretti di donne. Ciò deriva dalla mia esperienza personale. Dai dieci ai diciotto anni sono stata in collegio ed ho studiato gli effetti che un luogo chiuso può avere sulle persone. Si tratta di condizioni pesanti e bisogna imparare subito come sopravvivere. Nel romanzo ho cercato di capire quali di queste donne hanno maggiore o minore capacità ad ambientarsi e, per esempio, Annetta sa sfruttare la situazione a suo vantaggio. Studiare questi gruppi ristretti di donne in questi ambienti chiusi é come vederle sotto la lente d’ingrandimento, perchè viene fuori la loro personalità.
Rispetto a “Il giardino delle favorite”questo secondo romanzo ha più le caratteristiche del mystery?
Sì, ho tentato di farlo. Per questo romanzo ho voluto una trama più forte. La storia del diamante é affascinante e a me interessa capire come Paul Pindar cerca di appropriarsene. Rispetto al primo libro ne “Il diamante dell’harem” é più evidente la profondità psicologica dei personaggi, e gran parte della trama deriva dai rapporti che intercorrono tra loro.
Dai commerci in mare al mito delle sirene, il mare é presente in tutto il romanzo. Qual’è il tuo rapporto col mare?
Purtroppo non vado al mare quanto vorrei ma ogni volta che ho fatto viaggi in mare hanno avuto effetti profondi su di me. Nei miei romanzi il mare é la via di trasporto più sfruttata nel XVI secolo. Gli affari e i commerci avvenivano per mare ed io ho cercato anche di inserire qualcosa che richiamasse la mitologia legata al mare.
A quando il terzo romanzo?
Appena rientro a Londra, dopo il tour promozionale in Italia, comincio a scriverlo e sarà incentrato sulla figura di John Carew.




