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"Almeno il cappello" di Andrea Vitali

23 Agosto 2010
in strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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almeno_il_cappello
di Cristina Marra – È impedibile il romanzo “Almeno il cappello” di Andrea Vitali nell’edizione “Elefanti bestseller” di Garzanti (pag.410, euro12,00). Impedibile per chi ancora non conosce la narrativa di Vitali, perché verrà catapultato nelle atmosfere suggestive

del lago di Bellano, in mezzo ai pettegolezzi e alle verità della provincia italiana del Ventennio fascista. Impedibile per i lettori abituali di Vitali che troveranno una chicca: il racconto inedito “Il suonatore di genis”. Vincitore di prestigiosi premi letterari, ”Almeno il cappello” è un romanzo intriso di musica. La storia orchestrata da Vitali riguarda la nascita del Corpo Musicale di Bellano, location di tutte le sue opere, intorno alla quale ruotano a ritmo di mazurca o sulle note di inni patriottici le vite e le vicende dei componenti della banda e delle loro famiglie e di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto musicale. Le vicende infarcite di ironia, si susseguono a ritmo incalzante tra aneddoti, nomi storpiati, dicerie. Sullo sfondo: il lago, testimone silenzioso. Come la banda sfila durante le parate o le feste del paese, così un folto gruppo di personaggi compare e si alterna sulla scena narrativa con i suoi problemi personali, i piccoli guai familiari o le ambizioni  degli abitanti di un luogo di provincia negli anni del Fascismo: il ragionier Onorato Germinazzi, il podestà Parpaiola, il segretario Attilio Bongioanni il maestro Zaccaria Vergottini, il suonatore di bombardino Evelindo Nasazzi. La volontà di suonare bene e  far nascere un vero Corpo musicale bellanese, spinge tutti i personaggi a fare delle scelte, a volte forzate e a volte dovute e se “il giorno di Ognissanti le note pesanti della marcia funebre di Chopin soffiate dai musicisti della fanfara sembravano palle di piombo che, cadute fuori dagli strumenti, rotolavano tra i piedi della gente”, invece per la ricorrenza del decimo anniversario della Vittoria, l’esecuzione di Onorato Germinazzi de “il Silenzio e poco prima la Canzone del Piave, non era sembrata la stessa degli anni precedenti…anche i morti uscirono dalle tombe per ascoltarlo. Ogni nota era una corda tesa, una palla di moschetto lanciata verso chissà dove”. La banda musicale, dunque,  ha un valore sociale oltre che un retaggio tradizionale; oggi che ruolo ha e come viene intesa?

“Tradizionalmente in un paese la banda era un elemento irrinunciabile sia dal punto di vista coreografico sia da quello istituzionale.”- risponde Vitali – “La banda accompagnava, e accompagna ancora sebbene le cose siano un pò cambiate, i momenti di vita comunitaria, anniversari storici, ricorrenze religiose, appuntamenti di vita laica.” – “ Poi la banda era, “- “continua Vitali- “ ed in questo caso l’imperfetto è giustificato, per molti la prima occasione di entrare in contatto con gli altri e cominciare ad uscire dal guscio della famiglia. Era una sorta di piccola scuola di vita alla quale oggi se ne sono sostituite altre e non tutte di pari valore e significato”.

Nelle storie narrate da Vitali i personaggi sono intriganti, divertenti e a volte grotteschi, i luoghi e le atmosfere sono evocativi e suggestivi al punto da diventarne a loro volta veri e propri protagonisti. Da dove parte tutto, da dove inizia un romanzo? “ Sempre da qualcosa di vero o verosimile. Può essere la confidenza di qualcuno, un aneddoto raccontato ma anche la notiziola curiosa letta su un giornale d’epoca oppure una fotografia. Un seme di verità o di verosimiglianza, mi serve, mi aiuta: è un punto fermo al quale lavorare per mettere poi assieme una storia di pura fantasia”.

Quanto conta l’ambientazione, l’atmosfera del lago, nella costruzione del plot narrativo?

“ L’atmosfera del lago è fondamentale. Il lago con le sue ubbie, le sue suggestioni, i suoi umori è presente nella mia vita sin da piccolo, da quando sono nato ed ho abitato in una casa  a picco sul lago. È un parente stretto che, per fortuna non morirà mai, a differenza di me. Ogni volta che ne ho bisogno è lì. Non posso pensare di vivere altrove perché quell’acqua che non percorro né in barca né a nuoto, è un bisogno dello sguardo”.

La fanfara locale  con i suoi strumenti dietro ai quali si nascondono le storie dei personaggi è la protagonista del romanzo. Hai inteso la musica con le sue stonature ed i suoi accordi perfetti come metafora della vita?

“Sì, ma non è tanto la metafora del fallimento quanto quella del fare comunque, anche a dispetto e anche contro il destino. Il sogno è sempre quello dell’evasione, dello sconfinare, per rendersi conto, infine, che, tutto sommato, stiamo bene proprio nel luogo da dove volevamo andare via. E ci ritorniamo”.

Pluripremiato, apprezzato dalla critica, “Almeno il cappello” appena pubblicato non è sfuggito all’attenzione dei lettori. Il successo di vendite non è una novità per lei, ma come spiega l’attenzione particolare rivolta a questo romanzo? “Forse gode un poco di luce riflessa. Intendo dire che per varie ragioni gli altri titoli non erano riusciti a entrare nelle cinquine importanti, a questo punto l’ora era matura e l’occasione è capitata con questo libro che, per quanto concerne i lettori, suggella un patto di stabilità che ho con loro: offro loro storie e quelle sono le cose che vogliono da me. Io mi diverto a scriverle, loro a leggerle, è un equilibrio perfetto”.

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