
di Cristina Marra – Un giardino è il luogo dell’anima che riflette le “aspirazioni, le competenze, le follie e le virtù” di chi se ne occupa. Con “Giardini e no – manuale di sopravvivenza botanica”(Bompiani, pag. 148, euro 15,00) Umberto Pasti consiglia, suggerisce, indica il modo più giusto per avvicinarsi all’arte del giardino.
Lo fa con la sapienza dettata dalla professionalità e dall’esperienza, svelando trucchi e piccoli segreti appresi negli anni e, soprattutto, rendendo il giardino un vero e proprio protagonista con le sue caratteristiche e peculiarità, le sue esigenze ed i suoi diritti, la sua esistenza e in molti casi sopravvivenza. Accompagnato dai disegni di Pierre Le-Tan, il libro di Pasti diventa racconto e denuncia della storia dell’uomo e delle sue “conquiste” attraverso la botanica. L’autore elenca e sviluppa diverse tipologie di giardini che rispecchiano i loro proprietari e quindi i vari rappresentanti della società odierna e globalizzata. Se “la storia del giardino riflette quella dell’uomo che lo crea e lo coltiva”, nella nostra società convivono il giardino del collezionista, quello del miliardario e di design insieme al giardino della signora o del benzinaio. Con ironia sottile, Pasti, prende di mira e colpisce le brutture del nostro tempo compiute per mano della speculazione edilizia e immobiliare ai danni della natura e dei suoi equilibri. “Il giardino della villetta, il verde della suburbia” sono fasulli “non sono giardini bensì il suo opposto. Sono un crimine a scopo di lucro. Il riflesso dell’avidità e della volgarità di uomini che hanno il potere e sono privi di immaginazione”. Sono tante le tipologie di giardini e del luogo che li ospita, così come lo sono le esigenze e le aspirazioni di chi ne crea o ne possiede uno. Un giardino è parte di noi, espressione della nostra creatività o sensibilità ma diventa anche status symbol, ostentazione di lusso e ricchezze, ossessione, moda e così “moderno o antico, classico o giapponesizzante, alla francese o informale, il giardino miliardario mette rigorosamente al bando tutte le piante che possono evocare la gente comune”. Il giardino deve “veicolare un messaggio forte” e deve stupire è questo il compito e lo scopo del garden designer che non può sfuggire ai suoi statements o ai must del momento. Ma fortunatamente esistono ancora i grandi giardini “nascosti in luoghi remoti o insospettabili” e Umberto Pasti coglie quella che è la loro vera essenza e che risiede nella semplicità, nell’essere in sintonia con le piante nel comprendere che “la bellezza di una pianta è la sua vita e il giardinaggio è conoscenza e rispetto dei mille modi in cui essa si intreccia con la nostra”. Pasti si rivolge anche al giardiniere o a chi si appresta a diventarlo e lo invita all’ascolto attento “della voce della natura, perché i grandi giardini” sono frutto di un’obbedienza assoluta ai desideri del genius loci. Quando un giardino non soddisfa questi due requisiti, allora non è un giardino”. Essere giardiniere è come essere un amante attento e pieno di attenzioni e accortezze perché “il giardino è vivo, un corpo che si trasforma tutti i giorni sotto le tue dita. I godimenti e le pene sono quelle dell’amore”.




