
di Cristina Marra – E’ un diario di viaggio, un romanzo, una guida, un moleskine già scritto da cui il lettore-viaggiatore parte per scriverne uno personale, “L’italia delle meraviglie” di Vittorio Sgarbi è questo e molto altro ancora. Il lettore, come la piccola Alice del libro di
Carrol, inizia un viaggio e rimane incantato e incuriosito di fronte alle bellezze del paese delle meraviglie che è l’Italia, che è “inesauribile e lo è anche là dove ci si aspetterebbe desolazione e distruzione”. Si prova stupore nel conoscere quali e quanti splendori artistici e paesaggistici custodisca il nostro paese. Le meraviglie raccontate da Vittorio Sgarbi non sono solo le grandi opere d’arte o i centri storici noti in tutto il mondo ma sono soprattutto le bellezze nascoste in luoghi insospettabili. Sgarbi accompagna il lettore in lungo e in largo per lo Stivale e allora il libro diventa un Beadeker scritto da un viaggiatore che quelle opere e quei luoghi li ha visti, li ha visitati e amati. E’un viaggio da Trieste a Salemi con una lunga sosta a Venezia ma è anche un viaggio senza un vero inizio e una fine, un itinerario in progress, un tour romanzato in cui la letteratura diventa personaggio. L’evocazione di grandi scrittori da Saba a Stendhal, che hanno vissuto o soggiornato in un paese o in una città, li rende protagonisti e Sgarbi, con l’esperienza dello studioso d’arte e la maestria del narratore, attualizza ed elogia i loro scritti e li “promuove” a guide colte e sagge. Le segnalazioni e indicazioni fornite dall’autore rappresentano un invito a “mettersi in cammino”, a compiere altri viaggi che presuppongono altrettante scoperte, per disegnare una cartografia del cuore propria e personale. Meraviglie di luoghi, dipinti, paesaggi, monumenti, statue che Sgarbi suggerisce raccontandone la storia e infarcendo la narrazione con aneddoti, curiosità e consigli anche relativi al periodo dell’anno più favorevole per vivere in pieno le suggestioni e le atmosfere di un luogo o le emozioni scaturite da un’opera d’arte. Nel libro non mancano le segnalazioni e le denunce di violenze compiute ai danni dell’arte e del paesaggio. Se l’autore si scaglia contro “privati e amministratori che si sono accaniti per distruggere, rovinare, aggredire, sfregiare, torturare l’Italia che tuttavia resiste in vasti spazi remoti e incontaminati e in centri storici non ancora riqualificati da squalificati architetti-arredatori”, non manca di elogiare ed evidenziare le cose ben fatte come il restauro del Castello di Corigliano Calabro “restaurato con lo spirito e con la volontà di rispondere alla storia, per l’impegno che gli uomini hanno di custodi delle memorie”. Come resistere, infine, alle meraviglie veneziane a cui l’autore dedica l’appendice? Non ci resta che cogliere l’invito di Sgarbi a non essere pigri e a viaggiare e meravigliarci perché dalla nostra meraviglia “deriva la vita dell’arte, dei luoghi, del nostro paese, l’Italia delle meraviglie”.




