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Ultimi vampiri

8 Marzo 2010
in strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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ultimivampiri
di Cristina Marra – Di morsi, lo scrittore Gianfranco Manfredi se ne intende! “Morsi artistici” profondi e ben evidenti ne ha dati e lasciati tanti, morsi che rispecchiano la sua poliedricità: cantautore, sceneggiatore di film e fumetti, attore, scrittore. Di morsi ne ha scritti e descritti tanti nei suoi romanzi.

In “Ultimi vampiri”, che la casa editrice romana Gargoyle Books ristampa in una versione aggiornata, i protagonisti dei racconti sono gli ultimi vampiri superstiti, figure inquietanti e affascinanti che si raccontano in prima persona tratteggiando la storia europea della Riforma Protestante, dell’Inquisizione, della battaglia di Waterloo e le avventure dei viaggiatori inglesi del Settecento.

 

Un modo per ripercorrere la storia europea dal punto di vista di personaggi che vivono ai margini della società?

“Sì. – concorda l’autore – cioè dal punto di vista degli sconfitti, perché i vampiri secondo me sono degli sconfitti per eccellenza, massacrati e perseguitati anche da morti, eppure straordinariamente resistenti, proprio perché la morte per loro è un fatto abituale. Senza la morte non esisterebbero neppure”

Manfredi è un appassionato e uno studioso di vampiri, una passione che “ nasce dalla lettura dei racconti di Poe e del Dracula di Stoker”.

Manfredi, chi è un vampiro?

“Sicuramente un irregolare, poi su tutto il resto si può discutere. Ma il nucleo della sua irriducibile differenza sta nella reviviscenza cadaverica, non nei dentoni, nei mantelli, e in tutto il corredo di super-poteri e di super-debolezze che ne hanno segnato le varie stagioni”.

Pubblicato nel 1987, “Ultimi vampiri”è ora in libreria con una nuova edizione targata “Gargoyle Books”.

Quali sono le novità di questa edizione?

“Ci sono degli inediti, anche di tipo saggistico, in appendice. Tengo particolarmente al racconto lungo Summer of Love, storia di un vampiro solitario, misogino, razzista anche contro membri della sua stessa specie, che si ritrova dopo l’ennesima resurrezione in pieno quartiere hippy e non capisce più cosa sia successo al mondo”.

I protagonisti di “Ultimi vampiri” sono, figure controverse, attanagliate da dubbi o tragiche certezze, alla ricerca di un’identità o della fuga da quel loro essere diversi.

Perché la scelta di vampiri soli maschi e che ruolo hanno i personaggi femminili?

“Nelle letteratura vampirica, al contrario di quanto avviene nella Storia reale, i maschi vampiri sono molto più numerosi e resistenti delle femmine vampire. Però nel mio romanzo Ho freddo, che è un romanzo storico e tratta di casi reali, racconto quasi esclusivamente di vampire, perché nella realtà storica i morti accusati d’essere vampiri erano in grande prevalenza donne e bambini, non maschi adulti, e tantomeno Principi. La peste vampirica colpiva i contadini, e in particolare i membri più fragili della famiglia, non gli aristocratici e nemmeno i borghesi”.

“Ultimi vampiri” mescola diversi generi letterari dal diario al gotico all’horror al saggio ed i suoi personaggi hanno linguaggi, caratteristiche, peculiarità che rispecchiano il tempo storico in cui sono collocati. I racconti di Manfredi sono frutto di un’accurata documentazione storica, di ricerca scientifica e medica, di approfondimenti sulle tradizioni e credenze popolari europee basate soprattutto sulla superstizione.

 

Dalla documentazione storica all’invenzione narrativa come si svolge questo passaggio, o meglio, come si crea il giusto mix?

“La documentazione per me è sempre fondamentale, sia quando scrivo romanzi, sia quando scrivo fumetti. Mi piace studiare. Detto questo, poi uso un decimo di quello che trovo. E in sede di revisione finale depuro ancora, perché in un testo la necessaria informazione e l’arricchimento storico-culturale non devono mai mettere in ombra la parte più inventiva e visionaria. Molta della documentazione mi serve piuttosto per dare maggiore realismo ai personaggi. E’ documentazione di vita quotidiana.

Per immaginarmi bene un personaggio e dargli vita, io devo capire come si veste, cosa mangia, come lavora, dove vive, dove dorme. Se non si fa questo, un personaggio vissuto in epoche passate viene percepito (e spesso purtroppo anche concepito) come un attore dei nostri giorni che si è messo in costume per un reenactement di maniera. Fatalmente risulta falso”.

 

Da Bram Stoker a oggi, com’è cambiato il modo di raccontare storie di vampiri?

“Lo stesso Stoker aveva cambiato tutto, rispetto alle leggende e alle cronache vampiriche dell’epoca precedente e anche rispetto ai modelli letterari più vicini a lui (Il vampiro di Polidori, Varney, le eroine vampire dei racconti di Poe). Il vampiro è un mutante che muore e rinasce periodicamente mescolandosi ad ogni nuova nascita, ai costumi, ai vizi e alle abitudini degli umani di quell’epoca. Ecco perchè trovo sbagliatissimo identificare il mainstream vampirico in Dracula. Dracula è il più famoso, ma non é stato il modello di riferimento unico per chi racconta storie di vampiri. Il vampiro è una figura mitica che esiste da sempre e in tutte le culture del pianeta. Dracula è un vampiro, non é il vampiro”.

Manfredi è anche autore di “Ho freddo”(2008) un romanzo gotico che indaga sulle origini del mito dei vampiri in America con protagonisti i medici Valcour e Aline de Valmont.

 

Ci sarà un seguito alle storie dei gemelli de Valmont?

“Ho appena finito di scriverlo, si intitola “Tecniche di resurrezione” e uscirà a settembre. Preferisco non anticiparne adesso i temi, ma posso dire che non parla affatto di vampiri, ma prende le mosse dai primi esperimenti di rianimazione dei primi anni dell’Ottocento, che furono poi alla base, tra l’altro, del mito di Frankenstein”.

 

 

 

 

 

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