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Cuzzocrea: ''Per Reggio prospettive drammatiche senza terapia d'urto. Ha ragione Caminiti, politica vecchia da rottamare, geniale la visione di Perna sullo Stretto''

7 Dicembre 2013
in Storie
Tempo di lettura: 6 minuti
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cuzzocreandrea

Da più parti il suo nome è sussurrato quale proposta per superare le stantie

logiche partitiche rispetto al futro amministrativo della Città di Reggio Calabria (rispetto al quale le elezioni, alla luce della richiesta di proroga preannunciata dal Commissario straordinario Chiusolo, potrebbero comunque essere ancora lontane quasi un anno). Abbiamo stuzzicato, sulla tematica, il Presidente di Confindustria Reggio Calabria, Andrea Cuzzocrea

Presidente Cuzzocrea, ha visto la proposta lanciata su Strill da Pino Caminiti, che ha chiesto ai partiti di rinunciare ai loro simboli nazionali in vista delle prossime amministrative?

Ho letto con attenzione l’intervista a un esponente del mondo politico che lancia un j’accuse nei confronti della politica stessa. Da presidente di Confindustria, osservo che i rilievi che abbiamo mosso alla classe dirigente della città iniziano a far breccia, anche tra chi ha ricoperto compiti di responsabilità in partiti molto importanti. Partiti che hanno governato Reggio, la sua Provincia e la Regione. È un buon segno: significa che si inizia ad uscire dalla torre d’avorio.

Non crede sia troppo comoda la sua posizione? Lei è nella condizione ideale per criticare, ha le mani libere non avendo fatto politica in passato…

Ma sono un imprenditore, so cosa vuol dire assumersi le proprie responsabilità e vorrei che il Comune di Reggio venisse amministrato come un’azienda. Perché in un’azienda, se non si lavora con pragmatismo e scrupolosità ogni giorno, si mandano alle ortiche anni e anni di sacrifici. Gli imprenditori si fanno carico del presente di tante famiglie e dell’avvenire dei loro figli. Quando inizieranno a farlo anche i politici?

Magari presto. Lei che dice?

In che senso, scusi?

Parecchi sostengono che lei sia pronto alla fatidica “discesa in campo”

Ancora con questa storia… In molti mi hanno attribuito improbabili candidature con il centrosinistra. Altri mi hanno dato in quota Forza Italia. A me viene da sorridere: ogni qual volta a Reggio si costruisce qualcosa, e noi abbiamo costruito una Confindustria forte, si cerca di “bruciare” tutto. E allora tanto vale ribadire per l’ennesima volta ciò che ho già detto diverse volte: le attenzioni mi lusingano, ma il mio obiettivo, oggi, è continuare a fare nel migliore dei modi il lavoro di presidente degli Industriali. Domani chissà. Tuttavia, oltre a svolgere un ruolo istituzionale, sono anche un cittadino che ha il diritto/dovere di votare. E allora ritengo di poterle già dire per chi non voterei se si andasse oggi alle urne: per i partiti attualmente rappresentati in Parlamento.

Quindi giunge alla conclusione di Caminiti

Il mio compito è richiamare l’attenzione sui problemi dell’economia che però a Reggio Calabria sono indissolubilmente legati alla gestione della cosa pubblica. Il ragionamento di Caminiti è condivisibile ma non va letto in maniera semplicistica

Ovvero?

Non vanno rottamati i simboli. Va rottamata tutta quella politica che ha spinto Reggio verso un declino che sembra inesorabile, tanto da portarla a essere la 105esima città italiana per qualità della vita. E poi parlano di turismo. Ma mi facciano il piacere! I cittadini sono stufi dei “ritocchini estetici” dei partiti, dei lifting finalizzati a prendere in giro gli elettori dietro una parvenza di cambiamento. Noi il cambiamento lo vogliamo davvero. Non è un capriccio, è un’esigenza vitale. Reggio, sotto il profilo economico e politico, è quasi morta. O si adotta democraticamente una terapia d’urto, o per questa città si apriranno prospettive drammatiche. Sono mesi che lo andiamo denunciando, noi industriali.

Però il Pd ha attuato un profondo ricambio generazionale e anche nel Nuovo centrodestra l’età media è abbastanza bassa.

Secondo lei, un cinquantenne che fa politica da trent’anni può essere considerato “il nuovo che avanza”?

L’idea di rinunciare ai simboli dei partiti è stata sposata anche dal professor Tonino Perna, recentemente nominato assessore alla Cultura del Comune di Messina

Mi ha colpito l’analisi che un fine intellettuale come Perna ha compiuto della situazione di sfascio in cui versa la città di Reggio. E trovo geniale, quasi visionaria, l’ambizione di creare una classe dirigente “dello Stretto”. Noi lo stiamo facendo nell’ambito delle politiche imprenditoriali: Confindustria Reggio e Messina hanno costituito “Stretto servizi industrie”. Come ricorderà, l’abbiamo presentata da noi qualche mese fa. C’era il vicepresidente nazionale di Viale dell’Astronomia, Alessandro Laterza. Qualche anno fa i vertici di Confindustria si guardavano bene dal frequentare questa città.

Avevate anche annunciato uno studio sul trasporto pubblico locale. L’Atam è al collasso. Lei che ne pensa?

Se l’Atam non fallirà e riceveremo un minimo di attenzione dagli interlocutori istituzionali, potremmo avviare un percorso che nell’arco di qualche tempo rivoluzionerebbe il modo di spostarsi dei reggini e dei messinesi. Ma la situazione attuale dell’azienda è molto delicata. Il presidente Antonino Gatto, manager stimatissimo per qualità morali e professionali, sta facendo il possibile per evitare il baratro del fallimento. La gestione di Filardo è stata virtuosa ma pagava lo scotto di un pesantissimo deficit strutturale.

L’attivismo di Confindustria sembra essere ai limiti dell’invasione di campo nel campo della politica. Con quali scopi state incontrando gruppi di esponenti del mondo economico, sociale e delle associazioni?

Non è un mistero. Noi vogliamo condividere un programma di sviluppo economico e sociale della città, per rivoluzionare il volto di Reggio, consegnandolo chiavi in mano a chi avrà il coraggio di realizzarlo. La nostra associazione non fa politica ma non può restare fuori dalle sfide vitali per questa comunità. Insomma, se gli industriali non intervengono alla soluzione dei problemi, è colpa loro, ma se partecipano alla vita pubblica, è comunque colpa loro: c’è qualcosa che non quadra.

I punti essenziali di questo programma?

Il presupposto di ogni ragionamento è la legalità. Occorre avviare una stagione di bonifica sociale e di riforme, anche sul tema della giustizia. Nei prossimi giorni sarà a Reggio la Commissione parlamentare antimafia. Spero che possa essere l’occasione per avviare un confronto serio anche sulle norme in materia di scioglimento dei Comuni e sulle interdittive. Legalità sì, pregiudizi e criminalizzazione no. Naturalmente sono convinto che l’Antimafia non farà passerella. La Bicamerale delle Attività produttive è venuta a Reggio a parlarci della Zes di Gioia Tauro. A due mesi di distanza, sa com’è finita? Io no.

Ma una proposta concreta di cambiamento?

Ne abbiamo fatte diverse. Su tutte, la creazione di task force amministrative che affianchino la nuova giunta municipale nei settori chiave – il Decreto Reggio, i lavori pubblici, l’urbanistica – ma anche nella gestione dei programmi complessi, come quelli fondati sul project financing. La gestione del Por, i bandi della Regione, la Suap provinciale funzionano in maniera troppo stentata, elefantiaca, burocratica. Stiamo perdendo enormi opportunità di business. Noi vogliamo una Reggio più onesta e più ricca, non una città sommersa dalla spazzatura e dalle tasse.

Sullo sfondo resta la Città metropolitana. Il DL Delrio sembra “graziare” Peppe Raffa e consentirgli di portare a compimento il mandato

Al di là degli aspetti formali, la verità è che dobbiamo costruire un sentire metropolitano, come più volte rimarcato da una delle poche autorevoli personalità reggine che abbiano promosso uno studio scientifico su questo tema, cioè il magistrato Giuseppe Tuccio. Dobbiamo diventare cittadini metropolitani, lavorare con ritmi metropolitani, confrontarci col mondo in maniera metropolitana. Le etichette non ci servono, appartengono agli stanchi riti della politica. Per noi imprenditori, invece, contano i risultati.

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