
di Claudio Labate – Recrudescenza criminale. Gli inquirenti usano questa espressione quando aumentano gli episodi che hanno una chiara firma criminale. E Reggio di questi periodi ne
ha passati davvero tanti. In genere si dice che in assenza di questi episodi gli affari delle cosche vadano a gonfie vele. Nessun attrito tra clan rivali, insomma, che invece, anche grazie a quanto emerso dalla recente operazione ‘’Araba Fenice’’, sembra abbiano trovato un punto d’incontro per spartirsi i lavori, in questo caso privati, in un equilibrio territoriale che però appare sempre più ballerino. Anche a causa dei colpi inferti alle organizzazioni, dalle operazioni delle Forze dell’ordine che rendono precari i vertici di alcuni clan storici della città.
E tuttavia, nonostante gli operatori delle forze dell’ordine evidenzino che in questa città non passa notte che non registra l’incendio di un’automobile, salta agli occhi la serie di attentati incendiari che potremmo definire trasversali e che hanno fatto ripiombare nel buoi la città della Fata Morgana.
In poco più di un mese le sirene dei Vigili del Fuoco sono tornate a risuonare in città in maniera insistente, rompendo di fatto quella calma apparente, che come detto prima può far pensare ad un equilibrio negli ambienti criminali.
Basti pensare alla sera del 27 settembre scorso, quando una fortissima esplosione ha ridotto in cenere il ‘’Cafè Mary’’ nella zona sud della città, nel quartiere di Ravagnese. Un incendio doloso, quello della rivendita commerciale, in cui sarebbe stata usata della benzina, che richiama alla mente le tipiche modalità mafiose.
Avvertimenti, invece, appaiono i due roghi che hanno interessato il 24 e il 25 ottobre due personaggi in vista della nostra città. Le auto, del presidente dell’associazione dei costruttori Francesco Siclari prima e, quella del presidente della Camera di commercio Lucio Dattola dopo, ad opera dei soliti ignoti fanno scattare l’allarme in città. Il tiro comincia ad alzarsi.
Fino ad arrivare ad un nuovo, e più clamoroso, avvertimento alla Procura generale della Repubblica nei pressi di Piazza Castello. È la sera del 28 ottobre, lunedì. Una bottiglia contenente liquido infiammabile con, accanto, un accendino, viene lasciato proprio all’ingresso degli uffici giudiziari. Il caso, apparentemente risolto, ha portato all’arresto di un giovane 22enne che avrebbe agito di sua iniziativa e non avrebbe alcun rapporto con la ‘ndrangheta. Almeno questo è quanto appurato nell’immediato, anche se gli inquirenti preferiscono andare coi piedi di piombo, dichiarando che adesso si deve capire ‘’chi lo ha mandato’’. Ma il fatto ha aperto un nuovo dibattito sul fronte della sicurezza, visto che la presenza dei militari h24 proprio accanto all’obiettivo sensibile – già colpito nel gennaio del 2010 da una bomba, resa ancor più ‘’famosa’’ dai racconti dei pentiti, o sedicenti tali, che dai danni procurati – non ha scoraggiato l’attentatore che per giunta ha agito non solo indisturbato, ma anche a volto scoperto.
Ma la Reggio dei tempi bui sembra essere tornata con ancora più prepotenza appena qualche giorno dopo. Sempre di lunedì. È il 4 novembre quando la città si sveglia stordita da un nuovo attentato incendiario, che manda in fumo la prestigiosa collezione di strumenti musicali custodita dall’omonimo Museo, in quella che una volta fu la Stazione Lido. L’ennesimo atto di prevaricazione dei soliti ignoti, interessati non si sa ancora a cosa, che ha scosso una città che sembra riuscire a raccogliere le forze per rispondere con l’indignazione e la proposta.
Neanche il tempo di pensare, che ancora una volta Reggio mostra il suo lato oscuro. Nella notte tra sabato e domenica un nuovo attentato incendiario accende la notte reggina. Questa volta a bruciare torna ad essere un esercizio commerciale. Un altro forno, ‘’La bottega del pane’’, ubicato lungo il Viale Europa, a poche centinaia di metri dalla Caserma de Vigili del fuoco, viene incenerito dai malviventi.
Parte una nuova conta dei danni. Riparte anche l’analisi di ciò che sta succedendo in questa città. Che certamente normale non è mai stata. Men che meno oggi. Dissanguata, commissariata, piegata su se stessa e senza una vera prospettiva futura. Una città che sembra un eterno set cinematografico per film gialli, dove il lieto fine è sempre ben lungi dall’essere raggiunto.




