
A pochi mesi dal suo insediamento il Presidente del Parco Nazionale
dell’Aspromonte Giuseppe Bombino affida a Strill.it le sue prime impressioni sul lavoro che l’Ente da lui guidato dovrà affrontare nei prossimi mesi. Come già era avvenuto in occasione della ”chiacchierata” andata in scena sul palco di TabulaRasa nello scorso mese di luglio a Gambarie, il Presidente dimostra di avere le idee molto chiare sul futuro dell’Aspromonte. La creazione di un sistema mare-montagna che sappia da un lato valorizzare l’enorme patrimonio naturalistico che si nasconde a pochi passi dal mare di Calabria e dall’altro rappresentarlo all’esterno per mettere a punto un’offerta turistica che sappia andare oltre i circuiti di nicchia specializzati. La sfida per un Parco Nazionale dell’Aspromonte che ritorni al centro delle politiche di sviluppo dell’intera regione parte proprio da qui. Ecco cosa ne pensa il Presidente Bombino.
I vertici della Regione sostengono che la montagna sia una parte essenziale per lo sviluppo della Calabria. In questo quadro che ruolo può giocare il Parco Nazionale dell’Aspromonte?
Il piano per la montagna nasce già dai primi giorni dell’insediamento della Giunta regionale. Che vi fosse un’attenzione particolare nella direzione della montagna era chiaro fin dalla redazione della legge sulla forestazione che un quarantennio di regionalismo non aveva mai partorito. Questo la dice lunga sul fatto che finalmente si volesse portare una giusta attenzione nei confronti di questa montagna che come sappiamo caratterizza l’intero paesaggio calabrese.
La Calabria dunque dovrebbe puntare di più sulle risorse ”montane” ?
In passato abbiamo commesso un errore, quello della polarizzazione dei sistemi. Abbiamo immaginato uno sviluppo costiero che dovesse puntare sul turismo di massa sfruttando le centinaia di chilometri di costa come se questo fosse una cosa distinta rispetto a tutto ciò che sta nell’entroterra. Qualche volta ci siamo anche ricordati che abbiamo anche delle risorse interne molto importanti, di pregio dal punto di vista naturalistico, ambientale e paesaggistico. Quindi abbiamo alternato questo interesse di tanto in tanto anche alla montagna. Ma non abbiamo mai ragionato in maniera integrata, sulla peculiarità che è un unicum per la Calabria, cioè la capacità di offrire una dimensione costiera ed una dimensione montana messe a sistema. Il ruolo del Parco Nazionale è quello primario di conservazione di questa splendida natura, della tutela della biodiversità, che però vanno messe a sistema. Non possiamo più permettere che ci sia solo un turismo esclusivo, solo per addetti ai lavori. Dobbiamo cercare di far rivivere la montagna in una nuova dimensione che sia quella di un rapporto diretto con la costa.
Come governare questo processo?
Bisogna offrire la prima attenzione al turista sulla costa dove è possibile muoversi in un sistema obiettivamente più evoluto. E poi dirottare in maniera consapevole il turismo verso le aree interne per poter vivere tutte le eccellenze dal punto di vista naturalistico, architettonico, archeologico che la nostra area protetta offre. Se noi riusciamo a rendere efficace il sistema di rimando dalla montagna alla costa e dalla costa alla montagna avremo completato la migliore e più efficace offerta turistica per la nostra Calabria.
Ecco parlando di immagine, che tipo di identità il parco vuole rappresentare? Tutela e valorizzazione del patrimonio ma anche rappresentazione esterna delle offerte turistiche, quali sono le direttrici del sistema Parco ?
La parola identità è molto pertinente. Il processo identitario presuppone intanto il riconoscimento di una propria immagine, di una propria espressione. E successivamente è necessario un atto di comunicazione di questa espressione. Puntare anche sull’immagine del Parco significa esprimere all’esterno gli obiettivi del Parco, non solo la conservazione ma anche la rappresentazione di ciò che si protegge e si tutela. Un processo che va nella direzione di una sorta di restauro identitario, ma anche della promozione delle risorse che spesso hanno un grande potenziale inespresso. Noi tutti ricorriamo solo lontanamente ad una memoria che è riferita alla qualità della vita, del beneficio psicologico, dell’attenzione verso alcune particolari espressioni della nostra natura, della biodiversità. Ma spesso lo facciamo in maniera distaccata. Dobbiamo abituarci a pensare che la nostra stessa identità di calabresi trae una radice proprio dalla ”montanità” della Calabria, dalla quale noi fuggimmo un tempo ed alla quale dovremmo tornare per ritrovare noi stessi.
Un processo per il quale è necessario individuare degli interlocutori. Che tipo di risposte ha avuto fino ad oggi e che risposte si aspetta in futuro?
Stiamo cercando di fare rete come è giusto che sia. La comunità del Parco è molto numerosa e comprende ben 37 Comuni che ricadono all’interno dell’area protetta, con i quali stiamo tentando di rinsaldare il nostro rapporto. Un rapporto che deve passare attraverso un atto di coscientizzazione. Ma gli interlocutori per noi risultano fondamentali perché in effetti sono quelli che poi declinano le linee guida sui loro territori di diretta competenza.




