
di Emanuela Martino – Prima ci fu l’ipotesi della “paventata” clonazione dei Bronzi di Riace (che fu prima, molto
prima dell’ipotesi di un trasferimento in altra sede dell’orgoglio cittadino), poi fu la volta del Tapis Roulant e delle vestigia del quartiere ebraico di Reggio Calabria.
E poi, a memoria, i Gazebo sul lungomare (sotto sequestro dal 2006, poi ristrutturati e riaperti), Piazza Carmine, Piazza Orange (e il conflitto “toponomastico” per Piazza Almirante) e Piazza Duomo. E ancora il nuovo arredo per il Corso Garibaldi e i lampioni stile Liberty del Lungomare che qualcuno voleva spedire a Nizza.
Non è che un mero elenco che tuttavia fa traballare “l’idea di città”, di un luogo in cui le scelte urbane possano e siano “democraticamente” condivise.
Condivisione, partecipazione, conflitto sul progetto, sull’opera, in due parole, sulle scelte urbanistiche cittadine, in una realtà che, per legge, è metropolitana.
Invece, a Reggio si assiste a un fenomeno contrario. Bando di gara, assegnazione del progetto, appalto…e poi qualcuno si accorge che… c’è qualcosa che non va. O che non piace, non funziona.
E da qui “i moti” dell’associazionismo reggino, le pubbliche dichiarazioni della politica, i botta e risposta sui giornali.
Ben vengano, ma spesso sono tardivi.
Ripercorriamo, quindi, le tappe del progetto Piazza De Nava di cui si discute in questi giorni.
Ottobre 2010.
A firma del Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria, Prosperetti, è emanato il Documento preliminare alla progettazione dell’area comunale antistante il Museo Nazionale, per la fornitura di un’idea progetto per l’area urbanistica e di contesto del sito urbano del Museo. Ai sensi degli articoli 108 – 110 – 57 del Codice degli appalti, si chiarisce anche che la gara sarà espletata per il tramite di un concorso di idee ad invito, per un progetto dal costo complessivo di 4.500.000 euro.
Novembre 2010.
L’ente per i Beni culturali emana il decreto in cui seleziona dieci tra studi professionali e architetti per l’elaborazione del progetto. Tra questi figurano lo studio ABDR estensore del restauro di Palazzo Piacentini, lo studio Centola e Associati e poi gli architetti di chiara fama Alessandro Alsemi, Francesco Cellini (Preside della facoltà di Architettura di Roma Tre), David Chipperfield, Nicola Di Battista , Antonio Giammarusti, Renato Laganà, Renato Nicolini professore ordinario di Composizione Architettonica alla Mediterranea e Laura Thermes Direttore del Dipartimento Arte scienza e tecnica del costruire dell’Università di Reggio Calabria. L’incarico al professionista varrà 93.000 euro, da cui si sottrarranno i 30.000 spettanti per il primo posto al concorso.
Aprile 2011
La commissione nominata dalla Direzione Regionale conclude i lavori di valutazione delle idee. Diretti da Andras Palffy, docente dell’Università di Vienna, i commissari Banchini, Bonomi, De Chirico e Genovese attribuiscono il primo premio (30.000 euro) all’architetto Nicola Di Battista, seguito dai progetti dello studio ABDR, cui vanno 15.000 euro e dell’architetto Antonio Giammarusti, 5000.
Maggio 2011
Il 16 del mese il progetto dell’Architetto Di Battista è presentato all’Università di Cagliari, facoltà di Architettura (fonte http://europaconcorsi.com/projects/165499-Ampliamento-del-Museo-Archeologico-Nazionale-di-Reggio-Calabria-1-premio).
Agosto 2011
La direzione dei Beni Culturali della Calabria pubblica il decreto con la graduatoria dei vincitori.
Da questo momento in poi, secondo la nostra ricostruzione, il passaggio successivo è la presentazione alla Conferenza dei Servizi del 26 giugno scorso. L’invito è rivolto al Prefetto Panico, alla Soprintendenza di Reggio Calabria (Beni archeologici), alla Soprintendenza di Reggio e Vibo (Beni architettonici e Paesaggistici), ai dirigenti del settore Urbanistica e Pianificazione del territorio del Comune (Nucera e Cammera), all’Ufficio Notifiche e albo pretorio del Comune, al dirigente al ramo della Provincia, al Comando dei Vigili del Fuoco, al Dipartimento Prevenzione dell’Asp di Reggio e, naturalmente all’architetto Di Battista.
Nel verbale della seconda Conferenza (del 7 agosto 2013) risulta che tra “i portatori di interessi diffusi” ci sono anche l’Associazione Amici del Museo e Italia Nostra – Reggio Calabria.
Per quell’occasione Di Battista ha già fatto pervenire una documentazione integrativa sul progetto rispetto alle richieste maturate in seno alla riunione del mese di giugno.
Partecipano all’incontro altri enti e associazioni: Eventoarea, Sandhi, Club Unesco “Re Italo”, Sos Beni Culturali Reggio, Accademia Kronos, Club Lions Host, Salviamo Piazza De Nava e Unione Donne Italiane.
In quella sede dopo una serie di confronti sulla fattibilità e i rischi dell’opera, Di Battista si riserva di valutare le istanze presentate dalle amministrazioni interessate e dal mondo dell’associazionismo cittadino, sotto il profilo di fattibilità tecnica, progettuale ed economica. (Fonte Verbale della riunione. Cfr beniculturalicalabria.it)
5 settembre 2013
L’architetto Di Battista invia, come richiesto dalla Conferenza, la documentazione integrativa facendo delle precisazioni rispetto alle preoccupazioni sollevate dalle associazioni che il progettista definisce: «questioni sorte da una non conoscenza dei fatti e degli elaborati di progetto». Rassicurazioni, quelle di Di Battista, soprattutto sul plurisecolare percorso della processione della Vara. Nessun ostacolo al passaggio dei portatori e dell’effigie «con la sovrapposizione di pedane temporanee da assemblare in occasione di eventi eccezionali e in grado di superare il lieve salto di quota previsto dal progetto».
Nello stesso documento il progettista specifica come, in occasione della visita del Ministro Barca al Museo Archeologico della Magna Grecia, nel maggio del 2012, il progetto preliminare fosse stato esposto al pubblico.
E poi una “stoccata” all’università Mediterranea che non avrebbe: «mostrato alcun interesse al progetto generale di riqualificazione di uno degli edifici più importanti della città».
E ancora, nei termini previsti dalla Legge, tutto il progetto e gli elaborati erano già stati messi a disposizione da chiunque ne fosse interessato.
Settembre 2013
Giorno 25 i commissari incontrano le associazioni, in vista della Conferenza dei Servizi convocata in terza seduta per il 26 nella quale, come è noto, si è dato l’ok per l’avvio dell’iter progettuale.
Mentre “fuori” si chiede ancora una valutazione cittadina, con referendum popolare, che dia ragione delle trasformazioni urbanistiche della città.
Tutto lecito, bene inteso.
Ma il problema, più ampio, resta.
Ed è quello per cui in materia di opere pubbliche dalle nostre parti, troppo spesso, anzi, quasi sempre, i processi decisionali sono chiusi a un numero ristretto di tecnici e amministratori.
Un sistema che si fa garante dell’efficacia e della qualità tecnica del piano di trasformazione urbana e che certifica le autorità quali garanti del bene comune, ma che fallisce, nel momento in cui chiude gli spazi di riflessione ai cittadini, che sono i principali fruitori delle opere pubbliche.
(1 – continua)




