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La disoccupazione in Calabria fa paura, solo Reggio ha dati positivi

27 Ottobre 2013
in Storie
Tempo di lettura: 2 minuti
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Lavoro_e_disoccupazione

di Clara Varano – Lavoro e occupazione, un tasto dolente in tutto il Paese, dove oltre 6 milioni di persone non lavorano, ma vorrebbero farlo,

e il numero dei disoccupati è arrivato a superare i 3 milioni.

E  la Calabria? La nostra regione è la seconda per tasso di disoccupazione, secondo la fotografia Istat del secondo trimestre 2013. E’ trascorso poco dalla pubblicazione dei dati del primo trimestre, in cui la Punta dello Stivale era la regione con il maggior tasso di disoccupazione (24,6%). In poco tempo circa il 3% ha trovato lavoro ed è la Campania, ora, a detenere il triste primato, anche se di poco. Ma vediamo i dati specifici calabresi.

La nostra regione, registra il 39% di occupazione in totale. Nel 2004 il tasso occupazionale era pari al 46%. In poco più di otto anni il 7% di calabresi ha perso il lavoro, andando ad accrescere la percentuale di disoccupazione. A perdere il posto sono stati prevalentemete uomini, ma la fotografia del lavoro femminile non arride alle calabresi. Le giovani donne calabresi con livelli di istruzione medio alti, fanno fatica a trovare un’occupazione non precaria. Oppure, in molti casi, emergono nuove strategia familiari anti-crisi: le donne inattive, sono costrette dalla perdita del posto di lavoro del marito a rientrare o ad entrare per la prima volta nel mercato del lavoro, una ricerca che, il più delle volte, porta a professioni poco qualificate. Le donne occupate in Calabria, facendo riferiemnto al secondo trimestre del 2013, sono il 31,8%, con una maggiore percentuale nel catanzarese (34,9%).

il daro più significativo, che riguarda le donne, però, si evidenzia a Reggio Calabria. La città dello Strettò. infatti, è l’unica calabrese e fra le poche in Italia, a registrare dal 2004 al 2012 (ultimi dati istat per provincia, ndr), una riduzione della disoccupazione. Si passa dal 19,2% al 16,2% e sono soprattutto le donne del reggino, a trovare occupazione. Dal 2004, infatti, ben 10mila reggine hanno trovato una occupazione, portando il tasso di disoccupazione femminile dal 23,7% al 13,1% nel 2012. L’aumento occupazionale a Reggio Calabria, è stato costante dal 2004, subisce poi un calo nel periodo di crisi profonda, dal 2007 al 2009, ma dal 2010, inizia a crescere nuovamente. La provincia con maggiore disoccupazione è Cosenza, che registra ben 53 mila disoccupati nel 2012, pari al 20,4%.

Tra i disoccupati, 18 mila, ossia il 14%, sono laureati, prevalentemente si tratta di donne.

Un’altra parentesi triste, per la nostra regione, sono i Neet. Gli inattivi. Questa categoria, difatti, è sempre in crescita, con una curva sempre in salita dal 2004 ad oggi. Un fattore, particolarmente preoccupante, è quello che sottolinea come gli inattivi siano cresciuti, nel corso di soli 3 mesi. Alla fine del primo trimestre 2013, gli inattivi, in generale, erano 660mila, nel secondo trimestre, quindi a distanza di pochissimo, il numero è salito di ben 9mila unità, 5mila donne e 4mila uomini. Tra questi 39mila sono laureati, di cui 26mila appartengono alla sfera femminile. Tutto questo in una regione, dove la forza lavoro è di 674mila unità, di cui 126mila sono i laureati. Certo non siamo ai livelli della Sicilia, che conta più di 1 milione e mezzo di inattivi, o la Campania che è di poco al di sotto dei 2 milioni, ma qui entra in gioco anche il dato demografico.

Una regione, dunque, la Calabria, che non offre lavoro, se non precario, che registra una enorme perdita di posti per gli uomini con famiglia a carico monoreddito.

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