di Claudio Labate – La città di Reggio Calabria, dalla fine del luglio scorso, aspetta ancora che il Consiglio dei Ministri nomini il terzo dei componenti
della Commissione straordinaria che gestisce il Comune dopo lo scioglimento dell’ottobre del 2012 per infiltrazioni mafiose. Neanche l’ultima riunione dello scorso 28 agosto (quella per intenderci che ha abolito, se così si può dire, l’Imu) ha trovato spazio l’emergenza sociale scoppiata nella punta dello Stivale. In tanti attendevano l’indicazione, ma saranno rimasti delusi dalla non scelta operata dal Governo. Eppure la città è all’anno zero. E lo sforzo della Terna (adesso duo) commissariale potrebbe non bastare per rimettere in piedi la città.
È necessario, dunque, che il Governo si dia una mossa, dando dimostrazione che, tra un impegno e una promessa, si può trovare spazio anche per l’emergenza Reggio. Altrimenti in città assumerà sempre più valore la tesi del ‘’si stava meglio quando si stava peggio’’ praticata dai cosiddetti professionisti della politica.
Tuttavia c’è una luce nel tunnel in cui si è cacciata la città. È la luce a cui dovrebbero aspirare i suoi cittadini che oggi più che mai devono far uscire dal letargo le loro menti affidandosi esclusivamente alla loro voglia di riscatto e al loro metro di giudizio su quanto accaduto, e accade, in questa città. Perché la politica a queste latitudini riesce ad occupare qualsiasi spazio, finanche le menti di quelli che poi sono gli elettori.
Ora, il fatto principale di questi quasi undici mesi di commissariamento è che in città non si è stati capaci di sviluppare un dibattito politico, degno di chiamarsi così. I partiti sono scomparsi dalla scena, e al di là della propaganda del momento nessuno ha veramente analizzato le ragioni della disaffezione del popolo reggino, astenutosi in maniera massiccia alle ultime politiche, bocciando, se vogliamo sonoramente, i partiti che tradizionalmente si contendono gli scranni di palazzo San Giorgio.
Al di là dell’assenza di iniziative di contenuto (non appassionano più di tanto i dibattiti in cui si cerca sempre di trovare un colpevole in complotti di varia natura, apparendo così immacolati davanti alla peggiore delle evidenze) i partiti politici hanno abbandonato la città. No, non basta dire che le tasse sono alte (chi governava lo aveva annunciato che per rientrare dal debito sarebbe servito alzare i tributi, ndr) o che i servizi non funzionano. È ovvio, quanto superfluo, che i servizi devono funzionare in una città. Occorre ritornare in piazza, scendere in strada, tastare il polso della gente, invece di vivere di ricordi. Il Pdl (alle prese con il ritorno al futuro di Forza Italia) forse pensa che col passare del tempo, circa un anno e mezzo quello stimato per le prossime elezioni, i reggini dimenticheranno quanto successo, abbandonando quel voto considerato solo di protesta, che ha fatto dei 5 Stelle il primo partito della città. Insomma, torneranno a votare tranquillamente dando fiducia a quello che era il maggiore partito cittadino. Che spesso e volentieri attacca tutto e tutti (stampa, avversari, istituzioni centrali, ed ora anche la borghesia produttiva della città) trincerandosi in un populismo spicciolo che vorrebbe mani lunghe e oscure su una Reggio sempre in emergenza, ma per fattori esterni. La verità è che da queste parti si agisce solo ‘’a babbo morto’’. Si agisce con la logica dell’emergenza, e quindi dell’ultimo minuto col risultato di ottenere, quando si riesce ad ottenere, soluzioni temporanee. Trasporti, sanità, cultura, servizi ne sono un esempio lampante.
Dall’altra parte c’è il Pd. E uno si chiede se c’è o non c’è. Un partito dissoltosi all’ombra dello scioglimento dell’amministrazione comunale. Un partito che ha clamorosamente scelto di abbandonare il campo spostando il terreno dello scontro in altre sedi. Un partito rimasto all’ottobre del 2012. Provate ad andare sulla pagina facebook dei democrats: potrete leggere ancora gli slogan bersaniani del cambiamento promesso e soprattutto una perla di coerenza: mai larghe intese!!! Insomma il mondo è andato avanti. Ma forse il Pd reggino non se ne è accorto, impegnato in altre faccende interne, ben lungi dall’essere risolte. Col rischio di tornare a recitare il ruolo del comprimario nelle corse elettorali.
Bene ha fatto Pino Toscano, sulla Gazzetta del sud di domenica scorsa, a sottolineare come i partiti, soprattutto questi partiti, si tengano lontani dalla città con le loro iniziative di piazza e le loro feste. Lasciando così ad altri l’iniziativa sul territorio, per saggiare l’umore dei reggini. Una strategia attendista che i reggini, elettori, potrebbero non capire.
Eppure le sfide, quelle vere, che attendono la città sono alle porte: le città metropolitane verranno costituite dal 1 gennaio 2014 ma dal 1 luglio 2014 assumeranno le funzioni delle rispettive Province che in quella data cesseranno di esistere. Ricordiamo che gli organi della città metropolitana saranno: il sindaco metropolitano, ovvero il sindaco del Comune capoluogo della Provincia omonima; il Consiglio metropolitano, costituito dal sindaco metropolitano, dai sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle Unioni di comuni della provincia con popolazione complessiva di almeno 10 mila abitanti; la Conferenza metropolitana, costituita dai sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana.
Cosa proporrà la politica alla città è un mistero. Qualcuno, come nel Pdl, si affretta ad imbastire una discussione. Ma è ‘’solo’’ l’ala che si rifà a Nino Foti. Quella che si contrappone, anche aspramente al leader finora indiscusso, Giuseppe Scopelliti. Quindi difficilmente sapremo a breve qualcosa di concreto. Il Pd invece ha l’encefalogramma piatto in attesa che questo benedetto congresso (c’è sempre un congresso alle porte nel Pd) ristabilisca gli equilibri interni.
Eppure il tempo scorre come la musica (in questo caso un testo dei Negrita) che a volte spiega tutto meglio di ogni altra cosa:
E’ un secolo che piove
in questo buco di città
gonfia di rimpianti
e di arroganza stupida.
Anche tu in ostaggio,
di una lunga redenzione
ti offro il mio coraggio,
ma questo viaggio tocca a te!