
di Claudio Labate – In questa città non succede nulla. E se volete, succede tutto. Da più parti si sente dire ‘’è tutto blocccato’’.
Difficile inventarsi qualcosa di nuovo se non rimestare e ancora rimestare le solite brutte notizie. Mancano gli interlocutori, i palazzi del potere nel migliore dei casi si chiudono in se stessi diventando loro malgrado solo dispensatori di brutte notizie (provvedimenti, tariffe, liquidazioni, licenziamenti etc…) per i cittadini che si vedono calati dall’alto provvedimenti senza un benchè minimo sforzo di spiegazione. Prestando il fianco alle solite polemiche di rito, che diciamocelo chiaro hanno stancato tutti. Si dà insomma la possibilità a tizio e a caio (che poi sono sempre gli stessi da un ventennio) di sostenere le loro tesi, sempre e solo accusatorie, rispetto a questo o quell’avversario politico. Senza parlare delle tesi assolutorie che sono sempre sostenute da una pletora di politici di mestiere che vedono la pagliuzza nell’occhio dell’avversario di turno senza provare a spiegare perché nel loro occhio c’è la trave.
La Calabria in pochi anni è diventata lo specchio fedele del paese. Quello che per vent’anni non ha fatto altro che parlare e ovviamente sparlare di Silvio Berlusconi. Occupando piazze, discussioni istituzionali, talk show e persino i dibattiti familiari. Perdendo tempo prezioso per costruire il futuro delle prossime generazioni. Così anche in Calabria la notizia giornaliera è parlare e ovviamente sparlare del governatore Scopelliti, che a volte non fa nulla per non attirarsi le critiche dell’opinione pubblica. Un ‘’uomo solo al comando’’ che per una parte dei calabresi ha combinato solo sfaceli, mandando in rovina prima la città di Reggio, e ora, pure l’intera regione; per l’altra parte invece, il governatore è un po’ il messia: l’uomo che fa le cose giuste al momento giusto e al quale tutti devono dire grazie. Insomma l’uomo dei miracoli.
Credo che in realtà le cose non stiano né in un modo né in un altro. La verità spesso e volentieri sta nel mezzo, e quello che manca è la capacità critica della gente. La propaganda di parte ha il solo scopo di confondere le acque, nascondendo la vera pecca di questa terra. Nessuno vuole condividere un successo o men che meno lavorarci insieme per ottenerlo. Qui o si sta da una parte della barricata o si sta dall’altra. Perché tanto chi verrà dopo avrà il solo pensiero di cancellare quanto fatto precedentemente affermando la sua verità sui fatti.
Senza parlare della cittadinanza. Anche qui si tratta di barricate. Parole come comunità, aggregazione, e appunto cittadinanza, sono scomparse dal vocabolario dei reggini. Per lo più arroganti, impegnati a coltivare il proprio orticello, arricchendolo di amicizie rigorosamente politiche e perché no di personaggi che ‘’contano’’. Perché la convinzione è che se non sei nel giro dei fortunati che sostengono qualcuno con una manciata di voti, non sei nessuno, o comunque sei destinato a non essere nessuno. Anzi, sarai emarginato e se parli troppo anche sbeffeggiato. È la nostra cultura, è inutile negarlo. Così come la nostra cultura ci impone di rispettare i potenti, che potrebbero diventare clementi con noi. E poi a rispettare i delinquenti, che potrebbero tornarci utili quando ne abbiamo bisogno. Liberandoci la coscienza quando poi si afferma: ‘’Con me è sempre stato un signore’’. Ma quando mai. Di signorile questi personaggi non hanno niente. Finché possono godere del nostro ‘’appoggio’’ avranno le ‘’armi’’ per sfruttarci arricchendosi alle nostre spalle. Quando le cose poi vanno male per loro, a pagare saremo sempre e solo noi che saremo sempre in debito con loro, proprio perché abbiamo scelto di rispettarli e di annoverarli tra gli amici. Ma soprattutto perché come ama dire il procuratore Gratteri ognuno di noi ha nella pancia un piccolo ‘ndranghetista.
Ma dico, non ci si rende conto che in questa città non si può avviare o possedere un’iniziativa imprenditoriale se non con il permesso dei soliti noti? E quando ce la fai, nella migliore delle ipotesi, sempre i soliti noti sono lì come degli avvoltoi pronti a rubarti il futuro. Non ci si rende conto che non si è liberi di mettere in campo il proprio sudore se non al prezzo dello sfruttamento?
Noi abbiamo paura. Ed è lecito. Ma il fatto è che abbiamo paura di essere cittadini, perché ci sentiamo soli. E quando ci distraiamo un attimo c’è sempre qualcuno che ci ricorda che ci hanno abbandonato a tutti i livelli. E che devi rassegnarti.
Ma allora mi domando, questa città è nostra o no? Questa comunità esiste o no? Siamo ancora capaci di pensare con la nostra testa?
Io spero ancora di si. C’è ancora tanta, ma davvero tanta, brava gente. Più numerosa di affaristi, ndranghetisti e politici con la scorza. Reggio ce la può fare. Deve farcela.




