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Aumenta l’Iva? Da domani tutto costa di più, la Calabria sempre più povera

30 Settembre 2013
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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Iva

“#Iva colpa dimissione parlamentari che ha provocato crisi e reso impossibile continuare. Berlusconi rovesciafrittata, italiani non abbocchino!”. Il tweet di Letta accolla a “B.” la responsabilità delle imminenti spese che intaccheranno le tasche degli italiani.

E se di tasche si parla, certamente quelle dei calabresi, dati Istat alla mano, sembrerebbero più vuote di altre. La Calabria, la già povera Calabria, con l’aumento dell’Iva al 22%, inevitabile a meno di un colpo di reni in extremis entro la mezzanotte di oggi, rischia di iniziare ad annaspare nelle tortuose sabbie mobili in cui si trova.

Si è parlato di scelte irresponsabili, di motivi palesemente personali, fatto sta che un bel giorno il buono e caro Silvio Berlusconi ha deciso di far dimettere tutti i ministri del Pdl senza i quali non si ha il numero necessario per prendere alcune decisioni importanti. Certo, qualcuno potrebbe dire “Caro Letta, chi va per questi mari questi pesci prende”, ma intanto, è con gli italiani che Pd, Pdl e governo tutto, hanno deciso di giocare e non ci sono “Te l’avevo detto” che tengano.

Tecnicamente entro oggi tutti dovranno adeguare i prezzi. C’è già chi preventivamente avrà aggiornato i programmi di contabilità, ma per molti casi sarà il caos. Ma cosa aumenta? Da domani cosa i calabresi troveranno con un bel rincaro dovuto a quell’“unico” punto di percentuale in più sull’Iva? Si fa prima ad elencare i prodotti che non sono soggetti all’aumento. Sì, perché questi si conoscono con precisione e non sono poi tanti. Sono, infatti, soggetti alle aliquote Iva ridotte i beni e i servizi di particolare utilità sociale, tra questi i prodotti alimentari di maggior consumo, come latte, pane, cereali, frutta, ortaggi, carne, ci sono poi i medicinali, le case di abitazione, le prestazioni alberghiere, le erogazioni di acqua e quelle di energia elettrica per uso domestico. Per queste categorie di beni non è stabilito alcun aumento Iva.

Altra storia, invece, per tutte le attività che per la nostra legge non sono meritevoli di una particolare tutela fiscale, e quindi  abiti, auto, elettrodomestici,computer, mp3, cd, vini, telefonini, insomma, ogni bene che necessario non è o non sembra esserlo. Non manca l’aumento della benzina, il cui costo è già incredibilmente caro, né quello del parrucchiere. In conclusione l’Iva avrà ripercussioni sulla nostra piccola economia da quando ci si sveglia indossando un pigiama nuovo, fino a quando si va a dormire facendo zapping sulla pay tv, magari avendo fatto una capatina al cinema. E se si decide di passare dall’estetista anche lì l’Iva ci inseguirà, così come dall’avvocato se dovessimo averne bisogno.

Del resto, considerando che in un anno, così come prevista dallo scorso Governo, la nuova Iva potrebbe, il condizionale è d’obbligo, portare più di quattro miliardi nelle casse dello stato, pare ovvio che vada un po’ a toccare tutti, perché così com’è colpita la collana di perle, lo è altrettanto il quaderno scolastico.

Alla luce di tutto ciò, dare la colpa a qualcuno è importante per avere un capro espiatorio, ma irrilevante nell’utilità, considerando che se non succede nulla per evitare l’aumento, il provvedimento importante di cui parla Franceschini per evitare tutto ciò, non è stato preso. E nella speranza di svegliarci con una sorprendente pubblicazione sulla “Gazzetta ufficiale”, quel che è certo è che l’Iva al 22% ridurrà le spese degli italiani poco incentivati a comprare quando possibile, manderà ancora di più in crisi alcuni settori e forse, solo forse, rimpinguerà cospicuamente le casse dello stato.

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