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Trasporto pubblico: il tempo sta per scadere

29 Maggio 2013
in Storie
Tempo di lettura: 5 minuti
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autobus
di Vincenzo Filardo*- Nella vicenda, ormai quarantennale del “regionalismo” nostrano (i primi decreti di trasferimento dei poteri dallo Stato alle

Regioni sono del 1972) e sin quando la spesa storica, da sola, ha presieduto ai trasferimenti finanziari per i servizi pubblici verso gli Enti territoriali, le emergenze sociali, nella maggior parte dei casi, venivano costruite per garantire rendite ed alimentare consenso politico. Settori chiave del sistema regionale, dalla forestazione, alla sanità, ai trasporti particolarmente quelli a gestione pubblica ma non solo, ed altri settori ancora, hanno seguito, chi più chi meno, questa prassi come unica via per difendere nel tempo, in alcuni casi, per far crescere il proprio peso,  nella totale assenza di strategie generali di piano e di politiche di sistema. Abbiamo finito per costruire, da un lato, servizi pubblici generalmente “separati”, “autoreferenziali”, inefficienti, che hanno perso di vista – sia pur con significative eccezioni – la  “missione” originariamente affidatagli. Nei casi prima citati a mò d’esempio, la cura del patrimonio naturalistico, la salute del cittadino, la mobilità delle persone. E dall’altro lato, abbiamo dato luogo a vere e proprie “bolle improduttive” che hanno finito per generare situazioni debitorie divenute sempre meno sostenibili, si pensi al pregresso di Ferrovie della Calabria. 
Ma il contesto della spesa pubblica nazionale, come si sa, è radicalmente cambiato, la sua gestione ha subito e sta tuttora subendo una netta inversione di tendenza sia in termini di forte contenimento, sia  in termini di  modalità di utilizzazione, con la  progressiva sostituzione del criterio della spesa storica con quello del costo industriale dei servizi. Se poi all’ irrigidimento generale che   caratterizzerà la finanza pubblica del Paese ancora non si sa per quanto tempo, (ad esempio a fronte di un fabbisogno nazionale per la spesa corrente 2013 nel trasporto pubblico di 6.400 milioni di euro, il fondo istituito dalla legge di stabilità ne vincola solo 4.929 milioni), aggiungiamo i ritardi, le inadeguatezze o le improvvisazioni della pubblica amministrazione locale – è il caso dell’ultimo provvedimento della Giunta regionale, che taglia i servizi su gomma del 52% a partire dal 1 agosto prossimo – comprendiamo che l’emergenze che si stanno aprendo, questa volta sono di quelle vere, niente affatto “strumentali” e vanno intese, nella maggior parte dei casi, come segnali di un vero e proprio collasso di settori cruciali della vita dei nostri territori.
La crisi del trasporto regionale sta tutta qui. Sta nel non aver compreso per tempo che il campare alla giornata o il navigare a vista, o peggio il giocare allo scarica barile, – attitudini  ampiamente utilizzate nelle nostre relazioni sociali –  non ci avrebbero consentito di fare molta strada. Si possono fare innumerevoli esempi peraltro noti, alcuni dei quali mi hanno anche visto testimone diretto. L’unico piano regionale dei trasporti risale all’anno 1997. Fu formalmente approvato, prima in Giunta e poi in Consiglio perché espressamente richiesto dall’allora Ministro dei Trasporti (primo governo Prodi) per trattare con la Regione i finanziamenti sull’area portuale di Gioia e sul sistema ferroviario. Tutti i governi regionali successivi, a prescindere dalla loro composizione, hanno tentato revisioni ed aggiornamenti, sempre in prossimità dello scadere di legislatura, mai formalmente adottati e quindi senza alcun esito attuativo. Che dire ? L’ idea di poter governare un settore così importante, la mobilità delle persone e delle cose, con un minimo di respiro regionale evidentemente non è stata in cima ai pensieri dei vari attori istituzionali; si è rinunciato di fatto a svolgere il ruolo d’indirizzo e di controllo che la Costituzione e le norme specifiche hanno sempre previsto, si sono preferite operazioni “spot”, misure tampone nell’inseguimento continuo di una qualche emergenza. Siamo giunti così all’emergenza globale del settore, per via della forbice nel frattempo accumulatasi nei dati della gestione economica dei servizi (costi/ricavi), forbice che ha finito per esporre le imprese, sia pubbliche che private ad importanti indebitamenti. 
E dunque che cosa è possibile fare in queste condizioni, provando a considerare, una volta per tutte, – è in gioco la sostenibilità economica di un servizio essenziale –  anche la dimensione del tempo, non solo del tempo di viaggio (si fa per dire !)  ma anche dei tempi del decidere e dell’agire, abituati come siamo dalle nostre parti a considerarlo, il tempo, una mera “ realtà psicologica”, alla maniera del Sant’Agostino.
In questi giorni difficili per tutti si è avuta la possibilità di focalizzare alcuni punti su cui lavorare.
Mi sia permesso di accennarli in modo del tutto sommario.
Primo. Rimuovere nel più breve tempo possibile, con un formale provvedimento amministrativo, il buco dei 30 milioni di euro mancanti per la copertura dei contratti di servizio sino al 31 dicembre e procedere alla sottoscrizione dei contratti tra Regione e i 6 Consorzi di aziende. In questo momento dell’anno (siamo a fine maggio) non è pensabile alcuna riduzione senza provocare effetti disastrosi sulle gestioni delle imprese e sulla qualità dei servizi. Le Associazioni nazionali e regionali, ASSTRA ed ANAV da alcuni mesi, ed in questi giorni anche le OO.SS. hanno indicato la via più lineare, quella di attingere al cosiddetto “Fondo perequativo”, considerate le sue finalità; si tratta di argomento  che attiene alla decisione politica, chiamata a stabilire coerenze, priorità e fattibilità della spesa pubblica.
Secondo. Avviare entro l’anno l’opera di razionalizzazione ed integrazione delle reti, assolutamente prioritaria sia per non perdere la quota “premiale” (10%) del fondo nazionale trasporti 2014, sia per giungere alla definizione dei “servizi minimi” necessari per il superamento degli attuali affidamenti diretti delle attività. Ma non si può procedere a nuove modalità di affidamento dei servizi se non si è definito il modello di governance territoriale, interloquendo operativamente con gli Enti locali (Province e Comuni capoluogo) che in base alle norme regionali vigenti restano i soggetti affidatari dei servizi locali. Si faccia buon uso delle professionalità presenti nel Dipartimento regionale e di eventuali apporti che, senza alcun onere, potranno rendersi disponibili da parte delle Associazioni di settore, degli Enti locali e delle stesse OO.SS.
Terzo. Rimodulare il costo standard dei servizi (sono passati oltre 10 anni dall’ultima revisione) e il sistema tariffario, in presenza di parametri che danno la Calabria tra le regioni d’Italia a più basso indice di ricavi/bus Km, scaricando il settore da provvedimenti a carattere “sociale” privi di regolare copertura di spesa, com’è stata fin ora la libera circolazione per gli ultrasettantenni. Lavoro anche questo necessario per fruire già dal prossimo anno dell’intero fondo trasporti. Si faccia buon uso delle tecnologie di controllo sia dell’utenza che dei servizi, oggi disponibile (infomobilità).
Quarto. Procedere speditamente all’efficientamento delle gestioni, di tutte sia pubbliche che private mediante il risanamento economico (equilibrio ricavi-costi) e nuove aggregazioni secondo i bacini di trasporto già definiti; operazione che andrà concertata, azienda per azienda con le rappresentanze dei lavoratori, dimostratisi disponibili a condividere processi di riorganizzazione delle attività.
Quinto. Resta il tema dei crediti pregressi che hanno contribuito non poco all’indebitamento delle gestioni. Ci sono precedenti in materia (L.n.204/1987) che hanno riguardato il ripianamento dei deficit d’esercizio per gli anni tra l’’80 e il ‘90, che si sono rivelati alquanto contraddittori ed incerti. Si tratta di argomento che non si può eludere e che necessita di almeno due requisiti, quello dell’ancoraggio a criteri rigorosi di analisi e quello della fattibilità finanziaria immediata e nel breve  termine.
Per concludere si può  dire che delle tante cose che in questo momento ci mancano, non manca certo il lavoro da svolgere, e ce  ne sarebbe per tutti se si riuscissero a garantire adeguate relazioni tra i soggetti in campo.  Sono in gioco un servizio essenziale ed un patrimonio d’imprese, di mezzi e di mestieri che è ancora nelle condizioni, ritengo, di affrontare la sfida. Prima che l’arbitro fischi la fine della partita, però ! 
(*) Amministratore di ATAM S.p.A.

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