
Non ci vengano a parlare di delitto passionale. Non ci vengano a dire Fabiana è stata uccisa per amore. Morire a 16 anni bruciata viva per mano di un coetaneo. ”Vieni, dobbiamo parlare di noi..”
è l’inizio della fine. Fabiana insieme al suo ragazzo si dirigono verso contrada Chiubbica, una spianata che si allarga nella campagna di Corigliano. C’è silenzio intorno. La stradina che porta al casolare è deserta. I due litigano, è accesa la discussione, poi le accuse, gli insulti, infine un coltello.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti che per tutta la notte hanno scavato nell’orribile racconto del ragazzo, sono almeno sette le coltellate sul corpo di Fabiana. Sette fendenti che l’hanno piegata a terra, senza però riuscire ad ucciderla.
E poi ancora dopo la collera, il rientro a casa, il ragazzo torna sul luogo della tragedia per completare la brutale opera. Fabiana è ancora viva ma lui non ci pensa su a versarle addosso un litro di benzina e darle fuoco. La ragazza muore tra i lamenti mentre lui tenta di spostare il suo corpo ustionandosi a sua volta. Una circostanza quest’ultima che è servita ad incastrarlo, a mettere un punto sulla tragedia inchiodando il giovane che dopo aver confessato l’omicidio ha raccontato anche i dettagli più scabrosi.
Di fronte al Pm di Rossano Maria Vallefuoco iniziano a delinearsi i contorni di un incubo. ”Non voleva morire ma io non ho avuto pietà” ha raccontato il giovane. E’ violenza allo stato puro. Figlia di una cultura fondata sullo scontro, sulla sopraffazione, aggravata da una mentalità androcentrica che spesso sfocia nel femminicidio. E’ orrore a Corigliano. E’ orrore. E non ci vengano a parlare di delitto passionale.




