
di Clara Varano – Dimentichiamo “E.R. medici in prima linea” oppure “Grey’s Anatomy” e le amorevoli, quanto repentine cure, del Derek Shepherd di turno. No, a Catanzaro, tutto questo non c’è.
Se si arriva in pronto soccorso alle 18:00, a meno che non sia intervenuta un’ambulanza e a meno che non si arrivi con una ferita palesemente mortale, che anche un profano riconoscerebbe, il tempo da trascorrere nella sala d’attesa è molto lungo. Ed è proprio quello che è successo ieri sera ad un giovane catanzarese.
La storia ha dell’assurdo. P.S. arriva al pronto soccorso del Pugliese alle 18:15, accompagnato dalla moglie.
Si avvicina all’accettazione per spiegare il suo caso ad un infermiere o comunque a qualcuno del personale ospedaliero; questi scrive tutto, stancamente, sul pc che, in base ai dati inseriti, assegnerà un codice d’emergenza tra bianco, verde, giallo e rosso, al paziente di turno, senza però che questo sia informato di quando verrà chiamato dal personale medico.
Tralasciamo le perplessità e le polemiche che potrebbero sorgere su come un computer possa essere capace di diagnosticare un grado di emergenza medica, senza un contatto fisico col paziente, e che probabilmente valuterà allo stesso modo un soggetto che in seguito ad un incidente ha ricevuto un colpo all’addome ed ha una emorragia interna non manifesta, rispetto a chi col medesimo colpo non ha invece nulla. Tralasciamo anche il fatto che, probabilmente, un medico in carne ed ossa saprebbe fare la distinzione e salvare la vita ad un essere umano. Tralasciamo tutto questo e continuiamo a raccontare la storia di P.S.
Dunque, dopo che i suoi dati anagrafici e la descrizione dell’incidente, sono stati inseriti nel “sistema”, a P.S. viene consigliato di attendere in sala d’aspetto.
Da qui inizia la lunga attesa.
Ma cos’ha dichiarato P.S.? “Mentre mi occupavo della manutenzione della mia bicicletta, i raggi della ruota mi hanno tranciato nettamente una parte del dito, staccandola completamente. Ho recuperato il pezzo di polpastrello da terra e l’ho medicato come ho potuto”.
La risposta dell’addetto all’accettazione è stata quella di attendere il suo turno.
Alle 20:15 P.S. sta ancora aspettando che il suo nome venga chiamato.
“Non ha idea del sangue che gli usciva”, racconta la moglie, “e loro lo tengono qui”.
Intanto, accanto a noi, un ragazzo, che poi si scoprirà avere una frattura all’anca, un altro che dopo aver avuto un incidente automobilistico ha battuto violentemente la testa, ed altra gente. Tutti in attesa di entrare.
Chiediamo se i turni da rispettare siano quelli visibili sul monitor, ma ci accorgiamo che la schermata è ferma al 30 Aprile.
Trascorrono altre due ore e mezzo e P.S. è ancora lì in attesa (caparbio, però…).
Qualcuno gli suggerisce di avvicinarsi all’accettazione e di spiegare la gravità della sua situazione.
Detto, fatto!
Tolto il cerotto, P.S. mostra la parte staccata del dito e finalmente qualcuno si rende conto che la faccenda è seria.
Immediatamente viene fatto entrare con un codice giallo; scopre, quindi, che fino ad allora, nonostante le sue dichiarazioni, era un codice verde.
Radiografia, diagnosi di frattura e rinvio, dopo un sutura d’emergenza, a questa mattina per la visita dal chirurgo plastico, con il dubbio su un probabile intervento da subire in futuro.
P.S. esce dal pronto soccorso a mezzanotte, dopo sei ore trascorse ad “aspettare”.
Quanto alla sorte toccata degli altri in sala d’attesa, alcuni dei quali attenderanno anche otto ore, il ragazzo con la frattura all’anca non è stato ricoverato per mancanza di posti, mentre del signore dell’incidente col sospetto trauma cranico, non si hanno notizie; l’unica cosa certa è che il “giallo”, nel pronto soccorso di Catanzaro, non è solo un grado di emergenza.




