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Sanità: e se il peggio dovesse ancora arrivare?

9 Novembre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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ospedalecorsia

di Claudio Labate – La dieta imposta dalla Spending review al sistema sanitario nazionale non si ferma. La razionalizzazione

porterà infatti le Regioni, quelle che non sono in linea con gli standard, a tagliare in totale almeno 7439 posti letto. È quanto prevede lo schema di regolamento sulla “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, inviato alla Conferenza Stato-Regioni dal ministro della Salute Renato Balduzzi di concerto con il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Il Regolamento indica il metodo di calcolo per la riduzione delle Unità operative complesse e la riconversione delle strutture ospedaliere. Al primo gennaio 2012 – secondo i dati diffusi dal Ministero – in Italia erano presenti 231.707 posti letto (3,82 ogni mille abitanti) di cui 195.922 per acuti (3,23 ogni mille abitanti) e 35.785 per post-acuti (0,59). La legge sulla revisione della spesa indica come obiettivo una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui lo 0,7 deve essere dedicato a riabilitazione e lungo-degenti e i restanti 3 per gli acuti. Le Regioni che a oggi presentano un numero di posti letto superiore a quello previsto dai nuovi standard dovranno quindi provvedere alla riorganizzazione. Laddove invece il numero dei posti letto attuali fosse inferiore, le Regioni avranno la facolta’ di aumentarli fino alla soglia indicata dal regolamento. I posti letto devono quindi arrivare in totale a 224.318. Di questi, 181.879 dovranno essere per acuti (-14.043) e fino a 42.438 per post- acuti (+6635).
Secondo il principio fissato, in Calabria si potranno aumentare i posti per post-acuti e dovranno diminuire quelli per acuti.
Nella definizione degli standard relativi all’assistenza ospedaliera vengono anche distinte tre classi di ospedali: di base con un bacino di 80-150mila abitanti, con pronto soccorso e un numero essenziale di specialità; di primo livello, con 150-300mila abitanti, con dipartimenti di emergenza-urgenza con numerose specialità e tecnologie avanzate; di secondo livello, tra 600mila e 1 milione di abitanti, prevalentemente ospedali-azienda, Irccs, ospedali di grandi dimensioni non scorporati dalla asl.
Ovvio che dalla valutazione complessiva usciranno tagli anche pesanti. Basti pensare alle Cardiochirurgie, per le quali in Calabria (dove si contano due strutture) si combatte una battaglia infinita tra campanilismi e necessità. La Lombardia, ad esempio, ne conta 22, ma secondo la società di Cardiochirurgia ne basterebbero dieci…
Il tavolo Massicci
Intanto il Commissario torna da Roma con due notizie. La prima, positiva per la Giunta regionale che l’ha propagandata, è relativa alla diminuzione del disavanzo che passerebbe dai 110 milioni del 2011 alla previsione di 85 milioni per il 2012. E che quindi consentirebbe “da una parte, un possibile alleggerimento della fiscalità a carico dei cittadini e dall’altra una diversa destinazione di una parte di tali entrate (che oggi coprono il disavanzo sanitario per circa 115 milioni) ad altri investimenti, tra cui occupazione giovanile, lavori pubblici, servizi sociali”.
La seconda novità, meno positiva, soprattutto per le tasche dei calabresi, è che il Commissariamento della sanità calabrese, è stato prorogato per altri 3 anni, per il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti. Il che significa una nuova rimodulazione del Piano di rientro. Notizia questa, messa in evidenza dalle opposizioni, che invocano la destituzione di Scopelliti dal ruolo di commissario straordinario.
Il riordino e la politica
Nel frattempo a Palazzo Campanella la maggioranza di centrodestra ha portato in Commissione, la Terza, la nuova proposta di legge, passata a maggioranza, che ridisegna la sanità regionale in tre macroaree. Una proposta coraggiosa, da un lato, che però probabilmente avrebbe potuto seguire un iter diverso, improntato alla condivisione. Se non con tutti i gruppi consiliari, almeno tra quelli della maggioranza che invece deve tenere in debito conto la defezione dell’Udc defilatasi al momento del voto. Uno strappo questo che potrebbe avere delle ripercussioni sull’alleanza di governo tra Pdl e Udc, che nel frattempo ha convocato una riunione straordinaria della segreteria regionale per discutere non solo della proposta di legge non condivisa, ma anche e forse soprattutto, dei rapporti con l’alleato pidiellino. 

 

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