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Reggio: dove nemmeno la morte riesce ad essere ‘a livella…

8 Novembre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 2 minuti
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alivella

“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!! T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella che staje malato ancora e’ fantasia?…

‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella… (Antonio De Curtis)

di Claudio Labate -Dagli errori medici agli orrori medici. Succede anche questo agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, che si trasformano così in una sorta di set cinematografico dove però la realtà sembra superare la fantasia.
Braccia, mani, piedi amputati, cadaveri decomposti, odori nauseabondi, sembra siano di casa nella sala mortuaria del nosocomio reggino. Quando invece servirebbe soltanto smaltirli per come prevede la normativa. La macabra denuncia proviene anche questa volta dai sindacati impegnati, in assemblea permanente ormai da due giorni, nella dura lotta per evitare il licenziamento di una gran massa di medici e infermieri precari. Evidentemente il picchetto in ospedale fa venire a galla tutte le storture di un sistema sanitario sempre più chiacchierato.
La storia di oggi, denunciata in prima persona da Nuccio Azzarà (Uil fpl), che definisce la situazione “peggiore di quello che si possa immaginare”, riguarda appunto la sala mortuaria dei Riuniti. D’altra parte, la Sala mortuaria, situata all’interno dell’ospedale, dal punto di vista etico e morale deve costituire un valore assoluto in termini di civiltà. Certo, quella della mancanza di decoro è una storia vecchia, soprattutto  per chi decede di vegliare i defunti. Fatto sta che ad oggi quella sala viene definita “inidonea, inadeguata e fuori norma”.
“All’interno della sala mortuaria dell’Ospedale – la denuncia di Azzarà – giacciono da più di un anno, dentro le celle frigorifere, tre cadaveri. Si tratta evidentemente di persone sconosciute, tutt’oggi a disposizione dell’autorità giudiziaria e che, forse per mancanza di fondi, rimangono all’interno della sala mortuaria”.
Ovvio che dopo un anno la salma, per quanto conservata nelle celle, emani un olezzo irrespirabile soprattutto per chi è costretto a vegliare i propri defunti . “Ugualmente, il problema si pone nella stessa tipologia per feti morti e arti amputati che giacciono nella sala mortuaria in attesa di essere smaltiti”.
Una situazione irreale, che costituisce un altro “piccolo” caso di presunta malasanità, che dà la misura della deriva del sistema sanitario di casa nostra.
Giusto per rimanere in tema lo smaltimento di questo tipo di “rifiuto sanitario è disciplinatop dal Decreto del Presidente della Repubblica del 15 Luglio 2003 n.254 che regola la gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’articolo 24 della legge 31 Luglio 2002 n.179.
Al comma 2 dell’art. 3 si legge: “Per la sepoltura in cimitero o la cremazione di parti anatomiche riconoscibili (arti inferiori, superiori, le parti di essi, di persona o di cadavere a cui sono stati amputati), le autorizzazioni al trasporto, inumazione, tumulazione o cremazione sono rilasciate dalla azienda sanitaria locale competente per territorio. Il comma 3 stabilisce che “In caso di amputazione, le parti anatomiche riconoscibili sono avviate a sepoltura o a cremazione a cura della struttura sanitaria che ha curato la persona amputata”. E il comma 4 che “La persona amputata puo’ chiedere, espressamente, che la parte anatomica riconoscibile venga tumulata, inumata o cremata con diversa modalita’. In tale caso la richiesta deve avvenire e deve essere inoltrata all’ufficio preposto della azienda sanitaria locale competente per territorio, attraverso la struttura sanitaria di cura e ricovero, non oltre le 48 ore dall’amputazione”.
Ps: il lettore non reputi macabra la tematica trattata, quanto piuttosto la metodica seguita da chi di dovere…

 

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