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Reggio: perchè spaventa lo spettro del dissesto

26 Ottobre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 5 minuti
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palazzosangiorgioconlesbarre290

di Claudio Labate – Continua serrata l’azione della terna commissariale, capitanata da Vincenzo Panico, a Palazzo San Giorgio. E dopo una serie di notizie non

certo confortanti, finalmente si scorge un sorriso sul viso dell’ex prefetto di Crotone, probabilmente rinfrancato dall’ultimo incontro avuto a Roma con il Ministro Annamaria Cancellieri. Probabilmente, perché le notizie che filtrano dal Palazzo, su preciso “ordine” del rigido Panico (che non ha ricevuto neanche il giornalista Riccardo Iacona, giunto in riva allo Stretto per confezionare uno dei servizi della fortunata trasmissione Rai “Presa diretta”) , non confermano né smentiscono. Quindi non si può far altro che comporre le poche tessere disponibili del puzzle provando a capire cosa stia succedendo in questi giorni sull’asse Roma – Reggio.
Nella capitale Panico ha evidentemente fatto un primo punto della situazione (dopo la full immersion dei primi giorni di commissariamento) illustrando alla titolare del dicastero dell’Interno anche la certificata situazione di pre dissesto dell’ente. Un incontro, quello romano, che potrebbe servire per capire in che modo il Comune di Reggio Calabria possa accedere al fondo anti dissesto messo in campo dal Consiglio dei ministri con il dl 174/2012 cd “Decreto Salva Enti”. La cui logica ispiratrice, per come l’ha presentata il ministro è quella di realizzare “un’autonomia responsabile” in cui giocheranno un ruolo fondamentale i segretari comunali, i direttori generali e i revisori (nel nostro Comune i primi due ruoli sono svolti da Pietro Emilio e il collegio dei Revisori sarà rinnovato). E non a caso il provvedimento mira a rafforzare nella loro autonomia dal potere politico queste figure, fino ad oggi troppo legate agli umori dell’esecutivo. L’obiettivo della riforma, ha spiegato il ministro all’epoca della presentazione, è “conciliare il principio della fiduciarietà degli incarichi apicali con la necessità di disporre di una dirigenza professionale stabile”. Come dire, la competenza e l’autonomia dei dipendenti pubblici, rappresentano l’unico mezzo per prevenire le infiltrazioni. Concetti questi che abbiamo risentito pochi giorni fa, quando da Palermo il ministro Cancellieri sul caso Reggio disse che “Bisogna rimettere ordine nell’amministrazione e verificare la fedeltà dei dipendenti”.
Un elemento, questo, che porta a dire che si sta lavorando in una sola direzione: quella di far rientrare nell’alveo della normalità la macchina amministrativa reggina.
Il dissesto
La normativa sul dissesto finanziario degli enti locali è contenuta nel titolo VIII della parte II dell’Ordinamento finanziario e contabile del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, emanato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267.
L’articolo 244 stabilisce che si ha stato di dissesto finanziario se l’Ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili, ovvero esistono nei confronti dell’Ente locale crediti di terzi cui non si possa fare validamente fronte né con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio (art. 193) né con lo straordinario riconoscimento del debito fuori bilancio (art. 194). Seguono poi tutte le norme che disciplinano il dissesto per portare l’Ente al risanamento finanziario, tramite l’azzeramento dell’indebitamento pregresso, e quindi al ritorno alla condizione di ente “sano”.
Recentemente, l’art. 6, co. 2, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 149, in materia di dissesto finanziario degli enti locali, estende la competenza a dichiarare il dissesto degli enti locali, oltre che ai singoli consigli, anche alla sezione regionale di Corte Conti: “Qualora dalle pronunce delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti emergano, anche a seguito delle verifiche svolte ai sensi […] comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario e lo stesso ente non abbia adottato, entro il termine assegnato dalla Corte dei conti, le necessarie misure correttive previste dall’articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, la competente sezione regionale, accertato l’inadempimento, trasmette gli atti al Prefetto e alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Nei casi previsti dal periodo precedente, ove sia accertato, entro trenta giorni dalla predetta trasmissione, da parte della competente sezione regionale della Corte dei conti, il perdurare dell’inadempimento da parte dell’ente locale delle citate misure correttive e la sussistenza delle condizioni di cui all’articolo 244 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto. Decorso infruttuosamente il termine di cui al precedente periodo, il Prefetto nomina un commissario per la deliberazione dello stato di dissesto e dà corso alla procedura per lo scioglimento del consiglio dell’ente […]”.
“Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali”
È il meccanismo introdotto dal decreto legge confezionato dal Governo destinato alle Province e ai Comuni che presentano pesanti “squilibri strutturali di Bilancio” e che richiederanno di aderire alla “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” introdotta dai nuovi artt. 243-bis, 243-ter e 243-quater del Tuel.
In sintesi, gli enti locali che presentano gravi criticità nella redazione del Bilancio, non sanabili nei modi previsti dalle leggi, possono accedere ad una procedura di riequilibrio che sostanzialmente ha l’obiettivo di scongiurare la dichiarazione di dissesto. Gli enti sono quindi chiamati a presentare un Piano di risanamento che però è soggetto all’approvazione della sezione regionale di controllo della Corte dei conti, previa istruttoria del Ministero dell’Interno. Nel caso in cui la richiesta venga accolta, gli enti devono adottare una serie di misure di risanamento dei conti, potendo accedere alle anticipazioni di un fondo rotativo, che dovranno essere restituite entro 5 anni (prorogabili in 10). In definitiva un patto col Governo dove ad un risanamento a tappe forzate corrisponde un sostegno in termini di maggiore liquidità. Tuttavia il fondo impone condizione rigorose come tagli alle spese di personale e alle spese correnti per utilizzo di beni di terzi e per interessi passivi e oneri finanziari diversi. È altresì vietato il ricorso all’indebitamento, salvo che per ripianae debiti pregressi fuori bilancio.
L’asse Roma – Reggio
Se non funziona allora Reggio dovrà fare i conti con le conseguenze del dissesto vero e proprio. Gli incontri del Prefetto Panico con la Cancellieri hanno, con tutta evidenza, lo scopo di informare il ministro sulla situazione finanziaria dell’ente comunale, per trovare, come si diceva, un modo per far rientrare la città dello Stretto nel meccanismo del “salva Enti”.
Anche perché c’è da tener presente che il dl 174 esclude la possibilità di iniziare la procedura se la Corte dei Conti si è già pronunciata, fissando i termini per l’adozione delle misure correttive di bilancio. Proprio come nel caso della nostra città.
In questo senso occorre prendere per buono il “possibilismo” del ministro dell’Interno che ripete, ormai come un mantra, “i tecnici sono al lavoro per individuare la soluzione più idonea”. Alcuni sostengono che per permettere alla città di accedere al fondo rotativo potrà bastare un emendamento da inserire in sede di conversione del decreto legge.
Ma lì potrebbe diventare nuovamente terreno di scontro politico. Sperando che tra dissesto “si” e dissesto “no”, nessuno proverà a far valere il proprio tornaconto sulla pelle della città.

 

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