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Reggio: il banco di prova sul quale lo Stato si gioca la sua credibilità

12 Ottobre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 6 minuti
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di Stefano Perri
– Il dado è tratto. La conferenza stampa dell’ormai ex Sindaco Arena chiude il cerchio su quello che passerà alla storia come una delle settimane peggiori mai vissute dalla comunità reggina.

In un clima surreale la città ha vissuto una sorta di via crucis alla quale probabilmente non era preparata. Secondo quanto accertato dagli ispettori ministeriali prima, dal Prefetto poi ed infine dal Ministro dell’Interno, si attesta una volta per tutte che l’Amministrazione comunale che aveva il compito di tirare fuori Reggio da una crisi nera – economica ma ancor prima sociale e valoriale – si è macchiata di pericolose ”contiguità” con la criminalità organizzata. E come se non bastasse in pochi giorni ombre pesanti sono calate sulla gestione della Società titolare del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, la vociferata Leonia, e come se non bastasse si è appreso che uno dei più pericolosi e ricercati latitanti d’Italia gironzolava tranquillo per le vie della periferia nord della città. In qualsiasi altra città del mondo gli eventi degli ultimi giorni avrebbero causato uno tsunami, una guerra civile.

Ma a Reggio no, la città si interroga, nelle case e per le strade, ma rimane in attesa, quasi silente, curiosa di conoscere la sorte che la attende. I cronisti giunti in riva allo Stretto da ogni parte d’Italia raccontano di una città ferma, inerte di fronte agli eventi che si susseguono e la travolgono.

E tutto ciò va incontro a due diverse ipotesi di valutazione. La gente potrebbe essere ormai assuefatta agli scandali, non si meraviglia, non si indigna. D’altronde Reggio è una città abituata ai saccheggi, avvezza alle dominazioni, e non si preoccupa troppo di fronte ad uno stato di crisi perché sa che chiuso un ciclo se ne aprirà uno nuovo, a scacciare il ricordo del precedente, e a dare ai reggini una nuova speranza di sviluppo, probabilmente effimera come quella appena vissuta. O forse la città non si muove perché non ne ha la forza, perché non si sente in grado oggi di assumere alcuna iniziativa, stremata da mesi di attesa, dai dibattiti surreali sollevati dai manifesti dei pro e dei contro, avvilita dai continui scontri e dalla distanza, siderale, di una classe dirigente impegnata negli ultimi mesi a salvaguardare più se stessa che le sorti della comunità.

La conferenza stampa di Arena rappresenta lo specchio di ciò che è stata la vita istituzionale dell’Ente sotto la sua Sindacatura. Da bravo soldato Arena ci ha provato, catapultato in una battaglia probabilmente troppo ardua e complessa per essere combattuta in solitudine. Esattamente come ha fatto ieri di fronte ai giornalisti in quella gremitissima Sala Green, si è battuto, ha tentato di rispondere, a tratti imbarazzato, a tratti invece determinato e convinto, alle domande che la comunità gli ha messo di fronte. Lo ha fatto con gli scarsi mezzi che aveva a disposizione, con le frecce spuntate da bilanci perennemente in rosso, con la calcolatrice in mano, da bravo ragioniere, ha provato a far quadrare i conti, riuscendo però – seppur con grande fatica – solo a posticipare di qualche mese uno strappo probabilmente inevitabile.

Ma se è vero che gli ispettori del Ministro Cancellieri hanno accertato la contiguità dell’amministrazione con gli ambienti della criminalità organizzata, è evidente che qualcosa di storto, nel grande marasma generato in questi mesi, c’è stato. E sarebbe folle provare anche solo per un istante a dubitarne. Se da una parte è vero che, come si è detto più volte, la decisione sullo scioglimento avrebbe avuto pesanti risvolti politici e proprio per questo sarebbe stata generata – almeno in parte – da uno scontro politico tra titani per i quali Reggio è solo uno dei tanti terreni di battaglia, dall’altra sarebbe assurdo non riconoscere ad un Ministro tecnico, di un Governo Tecnico, la titolarità di decidere sul futuro di Reggio senza essere additato da sospetti di colore partitico. Se a sciogliere il Comune di Reggio fosse stato un governo di centrodestra si sarebbe gridato allo scandalo, se fosse stato di centrosinistra probabilmente sulla città sarebbero riecheggiate le nuvole plumbee della rivolta.

Eppure una cosa va detta. Il ministro Cancellieri ha deciso di assumersi con la sua decisione una responsabilità di portata storica. E ai Commissari nominati dal Ministro con il compito di reggere le sorti della città almeno per i prossimi 18 mesi spetta un compito complicatissimo.

Si tratta nei fatti di un impegno che assume i contorni di un procedimento sperimentale, considerato che è nella storia del nostro Paese lo scioglimento di un Comune capoluogo non ha alcuna precedente.

Ed anche stando a quanto dichiarano i freddi numeri il Comune di Reggio Calabria è il più grande fino ad oggi che è stato interessato da un provvedimento di scioglimento da parte del ministero degli interni per infiltrazioni parentesi o nel caso reggino terra continuità chiusa parentesi di tipo mafioso.

Scorrendo l’elenco dei comuni sciolti per mafia vediamo che è quello con la popolazione più numerosa con i suoi quasi 190mila abitanti. Non sarebbe sbagliato affermare dunque che la città sarà quindi il teatro di una sorta di nuovo esperimento sociale dove sarà per la prima volta applicata una normativa ideata, pensata e fino ad oggi sperimentata solamente in territori con popolazioni nettamente inferiori e con gestioni di gran lunga più semplici.

Il grande interrogativo che in tanti oggi si pongono è se dunque un Comune così articolato, con processi economici che reggono sistemi di potere e di contropotere delicati e complessi, che sostengono sia pure tra mille difficoltà le sorti di una comunità che comunque siano andate le cose non ha mai smesso di galleggiare, possa essere governato esclusivamente da un triunvirato scelto dal Ministero con il compito di sostituire un’intera amministrazione comunale.

Ma una cosa è certa: nelle cattive acque in cui Reggio naviga la normale amministrazione non può bastare, i Commissari hanno il compito di fare meglio di chi li ha preceduti.

La situazione attuale dimostra il coraggio e l’impegno assunto dal ministro Cancellieri che ha voluto caricare su di sé la responsabilità di sciogliere l’amministrazione comunale e quindi azzerare l’intera classe dirigente cittadina, commissariando di fatto le dinamiche di governo di una città come Reggio Calabria che si appresta a intraprendere il percorso di costituzione della nascente Città Metropolitana.

Sarebbe una sconfitta colossale per lo Stato e di conseguenza per tutti i cittadini – in questo caso non solo per i reggini ma in generale di tutti gli italiani –  se i risultati della fase commissariale fossero anche solamente di poco inferiori a quelli, seppur risicati e sudatissimi, ottenuti dall’amministrazione Arena nel breve periodo della sua Sindacatura.

Se a ciò aggiungiamo che le dinamiche del governo cittadino sono ormai ferme da un po’, proprio a causa della fase di stallo creata dalla lunga attesa che la città ha dovuto subire prima di conoscere la decisione definitiva del Ministero, si comprende quanto complicato sia oggi il ruolo della terna commissariale nominata dal Ministro. Far ripartire una macchina ormai quasi ferma con diverse parti meccaniche scricchiolanti o totalmente compromesse, con la necessità di oliarne le ruote e rimetterla in moto per farla camminare, quantomeno, ad una velocità superiore a quella alla quale i passeggeri sono stati abituati nell’ultimo periodo.

Su questo si gioca la credibilità della terna commissariale e, di conseguenza, quella dello Stato che decide di assumere a sé poteri speciali proprio con il compito di eliminare possibili ”contiguità” e gestire le sorti del Palazzo municipale.

Ed in questo quadro si inserisce  anche la partita che si giocherà sulla possibile dichiarazione di dissesto da parte dei Commissari. Se da un lato è facile immaginare che il triunvirato commissariale non avrà alcun interesse ad impelagarsi in operazioni di governo complicate finalizzate al rientro del debito accertato nelle casse comunali, dall’altra la nomina del del dirigente della Ragioneria di Stato Dante Piazza indica la volontà da parte del ministro di lavorare per evitare il dissesto del Comune di Reggio. Una volontà espressa dal Ministro già all’atto della comunicazione di scioglimento. ”Saremo molto vicini in tutti i modi alla città – ha detto la Cancellieri – soprattutto per evitare il dissesto finanziario, ipotesi che incombe”.  Già perché in effetti la dichiarazione di dissesto sarebbe l’ennesima mazzata sul Palazzo reggino e forse la scure finale che taglierebbe definitivamente le gambe ad un intero blocco politico, quello del centrodestra, che ha governato la città (attraverso le diverse articolazioni amministrative) negli ultimi 12 anni.

Ma in attesa di capire ciò che avverrà la città continua ad attendere curiosa l’insediamento dei Commissari. In che modo saranno accolti dalle polverose stanze nelle quali Arena, come lui stesso dice, ha lavorato per mesi senza avere il tempo di far dare una spazzata. L’attesa dunque non è breve, quando si spegneranno i riflettori del circuito mediatico, i Commissari si ritroveranno di fronte una città che se non proprio dolente è quanto meno malconcia.

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