
di Daniele Castrizio – Sono trascorsi trenta anni da quando, in uno degli attentati più brutali che la città di Reggio ricordi, il 3 maggio del 1982, nell’allora
Via Apollo, perse la vita l’ing. Gennaro Musella. La bomba che lo uccise non solo fu sentita con la violenza di un terremoto nelle aule del Liceo Classico, ma molti degli studenti erano passati pochi minuti prima per quella medesima strada, rischiando di rimanere coinvolti nell’esplosione. Sono passati trent’anni, ma ne sembrano passati molti di più da quando gli studenti membri del Consiglio d’Istituto del Liceo Classico “T. Campanella”, insieme con altri compagni di scuola appena maggiorenni, e che professavano idee politiche e religiose tra loro completamente diverse, organizzarono una manifestazione spontanea contro la mafia (la prima in Italia?).
Si trattò, come già detto, di un movimento di reazione spontaneo nato all’interno del Liceo Classico, dove era ancora studente Marco, uno dei figli dell’imprenditore assassinato, e diffusosi presto in tutte le altre scuole reggine. L’adesione fu notevole, ancorché in seguito dimenticata dalla storiografia “ufficiale”, forse troppo attenta ai politici e poco sensibile alla “società civile”. Il corteo partì da piazza De Nava con slogan e striscioni preparati da alcuni studenti del Volta e del Panella. Giunti a Piazza Italia, i manifestanti si fecero improvvisamente muti in segno di protesta silenziosa nei confronti dei luoghi del potere politico. Due delegati del corteo si staccarono e andarono a parlare con i politici dell’epoca, per sapere se fosse loro intenzione ascoltare cosa avessero da dire quei giovani.
Piazza Duomo apparve gremita e chiunque volle, qualunque fosse il suo colore politico (così si diceva allora), espresse le sue idee e la sua indignazione in merito a quanto era successo. Non vi era stata ancora la guerra di mafia, ma vi era già la consapevolezza che i clan soffocavano l’economia, la libertà e il futuro dei giovani di Reggio, intuizione che, in seguito, purtroppo fu confermata dai fatti. La città aveva paura, gli esercizi commerciali accettavano passivamente i taglieggiamenti subiti in un clima di diffusa omertà, le bombe a negozi o cantieri erano continue, ma quel 3 maggio del 1982 era stato raggiunto un altro livello. Non era stata colpita solo una impresa ma un Uomo, con una ferocia prima sconosciuta e modalità chiaramente non riconducibili a un ambito strettamente locale.
Quella manifestazione voleva che la violenza s’interrompesse, intendeva rompere il muro di omertà e gridare alla città che quei ragazzi avevano fatto una scelta di contrasto e di rifiuto di tutte le mafie. I politici raggiunsero la piazza ma il loro tentativo di salire sul palco per impossessarsi della scena fu respinto. Reggio era ancora “bella e gentile” nelle menti di quei ragazzi e scontrarsi con la realtà di un esercito di andranghetisti che stava conquistando l’economia della città fu per loro un duro risveglio e la perdita dell’innocenza di una intera generazione. Il giorno successivo, il Preside del Liceo Classico, il compianto prof. Giacomo d’Africa, pregò agli organizzatori di fare domanda per richiedere una assemblea di Istituto per il giorno successivo. Per chi c’era, fu non soltanto una splendida lezione di vita e di storia della criminalità organizzata nella nostra Reggio impartita dal Preside, ma anche una occasione di unità tra gli studenti al di là delle ideologie, con ragazzi di sinistra che, insieme a quelli di destra, spiegavano ai più piccoli l’importanza di essere presenti a quella seconda manifestazione e di non banalizzare tutto andando a passeggiare sul Corso.
Oggi alcuni di quei ragazzi che organizzarono la manifestazione del 1982 lavorano per lo Stato, anche con incarichi di rilievo. Nessuno di loro riveste cariche politiche.




