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No, non sono tutti uguali, anzi…

17 Ottobre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 2 minuti
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ndranghetamilanobis

di Flavio Tranquillo* – Sono orgogliosamente figlio di un calabrese. Mio padre è nato a Catanzaro e cresciuto tra Vibo Valentia

e Pizzo Calabro, terre verso le quali provo un profondo sentimento di affetto. Il mio legame con la Calabria è stato però rinsaldato solo nei mesi estivi di vacanza, perché mio padre è emigrato prima del mio concepimento ed io sono cresciuto a Milano, dove abito tuttora. Quella che voglio condividere con voi è l’esperienza di un cittadino milanese figlio di un calabrese che fino a meno di dieci anni fa non conosceva ndranghetamilanol’esistenza del termine ‘ndrangheta. D’altronde, basta pensare alla reazione di stupore che in molti abbiamo avuto quando si è verificata la strage di Duisburg per capire la gravità e lo spessore della nostra vergognosa impreparazione. E Duisburg è un bel po’ più a Nord di Milano … Prima del febbraio del 2008 la Commissione Antimafia non aveva mai redatto una relazione specifica su questo fenomeno criminale, il cui nome (così spesso storpiato dai non-calabresi ancora oggi) non era quindi mai comparso su un atto ufficiale dello stato. Cosa sia oggi la ‘ndrangheta a Milano ed in Lombardia è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere. Ed il fatto di non aver mai visto con i miei occhi un locale, un affiliato od un episodio criminale non mi autorizzerebbe a proseguire nella tutt’altro che beata ignoranza di cui sopra. Chi ha a cuore le sorti di questo paese, e non solo della Calabria, conosce in cuor suo l’elenco delle cose che non servono adesso. Non serve fermarsi ai singoli episodi, che come bene spiega Don Giacomo Panizza non vanno letti in quanto tali ma in quanto segnali di affermazione di una cultura (o sub-cultura che sia). Non serve palleggiarsi presunte responsabilità politiche e storiche rispetto ad un passato inaccettabile che non permette a nessuno di dire “io non c’entro”. Il che non è neppure parente del “sono tutti uguali” che fa il gioco della ‘ndrangheta meglio di qualsiasi delitto. No, non sono tutti uguali, anzi. Ma finchè saranno i singoli ad opporsi, la permeabilità del sistema nel suo complesso li vedrà sempre capitolare. Se uno di quei singoli, ancora Don Giacomo, ci dice che serve “poco di tutti e non molto di pochi” significa che sta a noi, mica a qualcun altro.  Da ultimo, non serve cercare improbabili moduli di convivenza, ed il motivo lo spiegano benissimo gli “sponsor elettorali” dell’assessore Zambetti che di fronte alla scarsa “rispondenza” del politico spiegano (intercettati) che “sennò dopo andiamo a prenderlo e lo crepiamo, parliamoci chiaro…, lo andiamo a prendere in ufficio e lo… lo crepiamo di palate”. Serve invece capire quanto e come la nostra vita, anche al Nord certo, perda senso quando trionfa il compromesso da cui quella (sub)-cultura trae nutrimento. I 44 miliardi di fatturato della ‘ndrangheta non sono frutto di puro crimine, ma vengono dalla compartecipazione di tantissimi, non ultimi i consumatori di quegli stupefacenti che drogano mercati e società prima di chi li assume. Serve conoscere, studiare, ammettere la propria ignoranza, non fermarsi alle discussioni da bar ed al tifo da stadio. Pochissimo di moltissimi, ma subito.
*Giornalista Sky

 

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