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E le stelle stanno a guardare…

2 Ottobre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 9 minuti
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deblasiodaniela02ott

di Daniela De Blasio* – Nessuno vede, nessuno sente, nessuno si indigna. Loro, le ragazze, sembrano grandi, sembrano felici e forti ma non lo sono. Basta avvicinarle e accennare loro un sorriso gratuito per capirlo. Guardarle negli occhi e carpire il loro stupore, lo stesso di chi non si aspetta nulla se non dà nient’altro in cambio. Ma di cosa parliamo quando parliamo di prostituzione?

Di prostituzione si parla come di un elemento di degrado delle nostre città, del mestiere più vecchio del mondo, di uno dei reati più difficili da sconfiggere. Ma si parla poco dei soggetti che stanno dietro l’atto della prostituzione: il cliente che offre denaro e la donna che offre sesso.

E questi sono uguali in tutti i posti del mondo. Solo che a Reggio, per fortuna, fino a poco tempo addietro non si assisteva a tale triste spettacolo. D’altronde siamo in una piccola città, provinciale, per giunta del sud, in cui il pudore e la morale, almeno apparente, sembravano avere ancora un certo valore. Ma ormai, ahimè, anche noi siamo più disinibiti, ci siamo ritrovati ad emulare realtà più urbanizzate, anche se da esse, a me pare, abbiamo acquisito solo gli usi più negativi, riuscendo a trarre, al contrario, poco beneficio da modelli più evoluti di progresso. O forse siamo solo più indifferenti al vizio, al disagio e, perché no, alla sofferenza altrui?

Infatti, passando da Via Marina e zone limitrofe, lo spettacolo delle passeggiatrici in cerca di clienti è ormai usuale, pressoché quotidiano, senza che però nessuno si indigni più di tanto. Si passa davanti a queste povere ragazze indifferenti e al sicuro della propria auto; i ragazzi rivolgono insulti e stupide risate fragorose alle poverette, salvo poi essere clienti occasionali (in realtà insieme a padri, zii, nonni, ecc) e bramare piccole attenzioni a pagamento da parte di chi hanno già preso in giro con disprezzo. Ma ufficialmente, nei luoghi deputati alla sicurezza della città, dove si parla del governo del territorio, ci si pone il problema? Ovviamente questo tra i mille altri esistenti. Forse pochi si lamentano del fenomeno e per questo non si fa molto per contenerlo, oggi che si è ancora in tempo per farcela. Io non ritengo che l’approccio debba essere quello esclusivamente repressivo, ma che vadano considerate le realtà dalle quali queste ragazze provengono e provvedere, ove possibile, al loro recupero. Situazioni di disagio e di sofferenza umana (al pari di altre cui si assiste ai nostri tempi) a cui tendere una mano, offrire una possibilità. Credo in loro, nella maggior parte di loro, perché ritengo che nessuna donna possa fare volontariamente una scelta del genere e se a ciò è stata obbligata è per difficili situazioni familiari o di povertà o perché ridotta in schiavitù. Differente schiavitù è quella di molti uomini, evidentemente incapaci di sentimenti ed emozioni, che comprano il sesso come una qualsiasi altra merce esposta in bancarella. Forse loro, schiavi di sé stessi, dovrebbero trovare da soli una maniera per avere la forza di uscire da vizi e debolezze in cui la nostra società, fatta di sogni e misere solitudini, tristemente li cattura, incantati da pochi attimi di presunta felicità che nulla vale per uscire dallo squallore in cui, sempre da soli, si costringono.

*Consigliera di parità

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