
di Stefano Perri – Dopo l’intervento di Don Giacomo Panizza, si accende il dibattito sul provvedimento del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria nei confronti di un sedicenne arrestato nella Locride per furto e danneggiamento
di un’automobile, decidendo di allontanarlo dalla famiglia e affidarlo ai servizi sociali lontano dalla Calabria. Un provvedimento sul quale è pesato, nell’ambito della decisione del Giudice, la condizione familiare del ragazzo: padre assassinato e fratelli in carcere con l’accusa di associazione mafiosa.
Sull’accaduto siamo andati a sentire anche il parere di Pasquale Neri, uno dei rappresentanti dell’Associazione ‘A Rua’ di Reggio Calabria, da anni impegnato professionalmente nel contesto dei minori a rischio.
”In questo quadro è ingiusto tifare per questa o quella fazione – ci spiega Neri – come se si trattasse di discutere sulla formazione della squadra da mandare in campo in una finale di Champions League. Sarebbe invece opportuno cercare di occuparsi di Educazione”.
”Proviamo a farlo – continua – avanzando innanzitutto il beneficio del dubbio e la disponibilità a considerare l’imponderabile. Elementi imprescindibili quando si tratta di persone in età evolutiva”.
”Non entro nel merito del provvedimento – sottolinea Neri – non avendo conoscenza della storia nè delle motivazioni che hanno spinto il giudice ad adottarlo”.
”Credo però – aggiunge – che sia abbastanza velleitario, come invece è stato invocato da più parti, pensare di risolvere il problema della ‘ndrangheta con provvedimenti di questo tipo. Qualcuno ha addirittura fatto intravedere qualche cenno di giustificazione scientifica. Mi sembra, piuttosto, un evento nel quale, ancora una volta, il mondo degli adulti discute su come risolvere i drammi vissuti dai minori, senza preoccuparsi di ascoltarli, tanto meno provando a sentirsi responsabili della condizione nella quale si trovano a vivere, spesso loro malgrado”.
Nonostante nei giorni scorsi in tanti si siano occupati del caso del minore allontanato della famiglia, ”nessuno dei tifosi – aggiunge Neri – chiarisce come, o quando, questo provvedimento dovrebbe essere preso: prima dei tre anni? Subito dopo? Con dichiarazioni di affidamento? di adottabilità? Mantenendo la segretezza sulle famiglie ospitanti? Ci sembra una posizione molto lontana dal rispetto dei diritti dei minori: a meno che non si voglia richiedere qualche legge speciale sul tema. In tema di responsabilità, poi lava la coscienza di molti, perchè consente di affermare che, in fondo, dei minori a rischio ci si occupa”.
”Noi crediamo – continua il rappresentante di ”A Rua” – che la ‘ndrangheta si debba contrastare anche, e soprattutto, sotto il profilo culturale ed educativo. E questo è un campo nel quale i ragazzi ci interrogano, ci mettono in discussione come soggetti, si propongono come persone con una storia, una dignità, un pensiero. Ed è per questo che vorrebbero essere riconosciuti ed è su queste basi che gradirebbero costruire relazioni significative con il mondo adulto”.
”Ma per fare questo – prosegue il ragionamento – bisognerebbe che chi ha il dovere di ‘prendersi carico’ dei minori, di tutti i minori, si adoperasse per costruire una rete di servizi in grado di leggere bisogni, individuare problemi, progettare interventi. Nella normalità. Le politiche dell’istruzione pubblica, le politiche sociali, giovanili, del lavoro, dovrebbero essere strumenti strategici di prevenzione tesi alla costruzione di comunità attive e partecipi della cura del bene comune”.
Si fa riferimento, in sostanza, alla rete di protezione sociale che garantisce lo svilupparsi di molteplici ”agenzie di educazione”.
”Un proverbio africano – conclude Neri – dice che ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino. Dovremmo cominciare a chiederci cosa è rimasto nella nostra città di quel villaggio necessario; e se è credibile, oltre che eticamente proponibile, fare pagare ai ragazzi (o poco più) il prezzo del progressivo disinteresse verso i diversi pezzi di villaggio che via via si stanno distruggendo. La scuola, l’assistenza, i servizi sociali, sono sotto attacco, soprattutto nella nostra città, ormai da alcuni anni nel disinteresse quasi generale, come se a queste distruzioni non seguissero conseguenze altrettanto distruttive sul piano culturale, della coesione sociale, dell’idea stessa di bene comune. Non credo proprio che invocando provvedimenti che ritengo assurdi, magari in maniera un po’ subdola e superficiale, si possa sperare di affrontare il problema della ‘ndrangheta. Oltretutto facendo pagare le conseguenze maggiori a chi non ha possibilità di difendersi”.




