
di Anna Foti – Ci sono nascite che sono più speciali perché i piccini sfidano il tempo e la vita ancor prima degli altri. Esiste un reparto dove la vita combatte contro sé stessa, contro
quei mesi preziosi ma rubati ad una creatura venuta al mondo prima di quando avrebbe dovuto. I nati prematuri, che spesso, fortunatamente non sempre, riportano danni permanenti allo sviluppo celebrale e alla vista sono tanti ogni anno anche a Reggio Calabria dove l’antico reparto di Neonatologia degli Ospedali Riuniti è sempre pieno e non conosce stagionalità. Tra terapia intensiva, isolamento, cosiddetto allevamento in incubatrici per i piccoli aiutati a crescere, i ricoveri possono arrivare ad essere quaranta. Un reparto di grande impatto emotivo dal quale non si esce con la stessa consapevolezza delle vita e della morte con cui si è entrati. Una corsia che è meta quotidiana di mamme che non possono portare a casa il loro piccolo dopo il parto e che ogni giorno affrontano, spesso anche lunghi viaggi insieme ai papà, per allattare e vedere crescere il proprio piccino. Ed ecco che la solidarietà impartisce lezioni alle Istituzioni e proprio per offrire al nuovo nucleo familiare, già messo a così dura prova, il sostegno e per garantire i diritti assistenziali fondamentali al nato prematuro e chi se ne prende cura, ossia i genitori, lo scorso anno è nata a Reggio Calabria l’associazione di Neonatologia ‘Eracle’ per affiancare e dare voce a questo mondo spesso invisibile e ed invece abitato da tante famiglie.
Bimbi nati prima ed il mondo in cui vivono con i loro cari, mentre un vetro o un’incubatrice spesso separano i piccoli dai grandi, ma al di là del quale mamme, papà, nonne e nonni gioiscono e piangono, mentre attendono che quei mesi, in cui le cure ospedaliere sono necessarie, passino e possa cominciare per loro la vita ‘fuori’ dall’ospedale ‘dentro’ le mura domestiche. Un mondo carico di amore che si schiude alla speranza e che scrive lunghe pagine di Vita e di Amore nella dimensione ospedaliera.
Neonati prematuri. Storie di ordinario coraggio e di straordinario Amore. Ecco perché lo scorso anno è nata a Reggio un’associazione apposita che sostiene queste famiglie, racconta queste storie, dà loro forza e speranza e promuove istanze, in attuazione di quanto sancito dalla Carta dei diritti del bambino nato prematuro approvata dal Senato della Repubblica Italiana il 21 dicembre 2010. Eracle è il suo nome, ispirandosi al maggiore eroe greco, divinità olimpica venerata come simbolo di coraggio e forza, ma anche di umanità e generosità. L’associazione si presentò con uno stand dedicato nell’ambito della manifestazione ‘’Il latte della mamma non si scorda mai”, il tour di sensibilizzazione dell’allattamento promossa dal Ministero della Salute e dalla regione Calabria, che fece tappa anche in Calabria a Cosenza e a Reggio Calabria, sul Lungomare Falcomatà, nel giugno dello scorso anno. L’ultima iniziativa messa in campo, ma già altre sono in cantiere, è stata ‘Museo in gioco ed in canto’, collocata nel cuore dei festeggiamenti mariani, promossa dal Museo Diocesano ‘Mons. Aurelio Sorrentino’ di Reggio diretto da Lucia Lojacono oltre che dall’associazione Eracle presieduta da Damiana Falcone e che si è pregiata anche dell’intervento di mons. Vittorio Mondello, vescovo metropolita Reggio Calabria Bova e del primario della divisione di Neonatologia del presidio reggino dei Riuniti Giuseppina Timpani.
‘Non avrei creduto che Claudia potesse essere così forte’, questa una delle testimonianze raccolte nel cortometraggio di Antonio Melasi. A parlare è un papà della sua piccola nata prematuramente. E’ stato proprio il cortometraggio ‘Nati Prima’ ad aprire la serata, momento conclusivo dell’iniziativa presentata da Anna Briante e patrocinata dal Comune di Reggio Calabria, che ha acceso il cortile dell’Arcivescovado di Reggio di musica Gospel e solidarietà, grazie allo straordinario concerto del Corona Chorus, il cui incasso è stato interamente devoluto all’associazione Eracle. Un documentario che, come sottolineato dal Monsignor Mondello nel suo intervento, ‘regala un respiro ampio dimostrando come la vita, sempre più disprezzata come dimostra la fitta cronaca di omicidi delle ultime settimane, invece gioiosamente trionfa con la stessa speranza con sui si guarda ad un raggio di sole che faticosamente si fa spazio tra le nuvole’.
Un cammino giovane, quello di Eracle, che però ha già seminato molto, consentendo a molti genitori, specie provenienti dalla Provincia, di poter trovare un alloggio per seguire il proprio piccolo in ospedale. Tutto ciò in una sanità sempre più sofferente ma in una realtà reggina che dimostra ancora una volta il suo cuore grande. Tanti infatti i privati che hanno gratuitamente messo a disposizione i propri alloggi. L’evento, momento serale della manifestazione più ampia ‘Museo in gioco ed in canto’ ha coniugato i volti e le parole di Speranza e di Amore, di ansie e di Fiducia, con il canto gioioso e coinvolgente del Corona Chorus, diretto dal Maestro Francesca Ferrara, composto da 20 elementi squisitamente reggini che rappresentano l’intera Calabria nella Nazionale Italiana di Cori Gospel e che il prossimo 5 ottobre, all’Auditorium Ranieri III del Principato di Monaco, apriranno il “Mese della Cultura e Lingua Italiana nel Principato”, prestigiosa manifestazione promossa dall’Ambasciata Italiana a Monaco.
Una serata per conoscere e condividere l’esperienza dei genitori di bimbi che nascono prematuramente e che dunque, necessitando di specifiche cure ospedaliere subito dopo il parto, che spesso rimangono lunghi periodi in stato di ricovero in ambienti protetti e che, in alcuni casi, addirittura vedono solo alcuni giorni dopo la propria mamma che, dopo un parto complicato, rimane allettata nel reparto di ostetricia, due piani giù. Le immagini e le parole dei genitori, provenienti anche dalla provincia reggina, e del personale sanitario conducono il pubblico nel reparto di neonatologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove da un anno è nata l’associazione Eracle di supporto a queste famiglie. Poi le note spirituals e le voci armoniose del Corona Chorus conducono su sentieri di Gioia e di Speranza. Il brano scelto per chiudere il concerto, ‘Oh happy day’, ha voluto proprio essere un augurio di ‘giorni di gioia’ con i bimbi sul palcoscenico. Quei sentieri di Gioia e Speranza, infatti, non possono che essere abitati da tanti Bambini, preziosi miracoli di ogni giorno.




