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A Reggio il capodanno Ebraico. Buon 5773!

17 Settembre 2012
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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capodannoebraico
di Anna Foti –
La via Giudecca, un tempo quartiere ebraico fondato con la stessa città reggina, oggi via nel cuore di Reggio tra mare e monti, al cui incrocio con il Lungomare Matteotti ospita

una targa cura un’antica ferita attraverso la memoria di un’altrettanto antica pagina di storia quella del 25 luglio 1511 quando la comunità ebraica veniva scacciata dalla città in forza dell’editto di Ferdinando il Cattolico che decretava l’espulsione degli ebrei dal Regno di Napoli. Via Giudecca, nel suo incrocio con la via intitolata a colui cui la tradizione mitologica attribuisce la fondazione della città reggina Aschenez, è stato oggi punto di partenza del corteo per la celebrazione a Reggio di uno dei tre momenti con cui si festeggia il Capodanno Ebraico (Rosh haShana), in particolare l’inizio dell’anno 5773.
Antonio Sorrenti presidente del centro studi Triveneto sulla Shoah,Walter Lento e Maria Rosa La Manna, accompagnati dal suono dello shofar ebraico, corno di montone o ariete simbolo del risveglio del popolo ebraico dal torpore e richiamo all’avvicinarsi del Giudizio divino,e dai versetti di 3 salmi con cui hanno impartito la benedizione, recandosi in luoghi simbolici.
Partendo da via Aschenez angolo via Giudecca dove un tempo sorgeva l’antica Giudecca di Reggio Calabria gemella della sola Giudecca di Catania, sono giunti fino a Piazza Italia per rendere omaggio alla Prefettura, alla Provincia di Reggio ed al Comune di Reggio, quindi a Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale della Calabria. Il percorso si è chiuso in via De Nava presso l’abitazione di Maria Cristina Marrari, figlia del maresciallo Gaetano, comandante del campo di lavoro di Ferramonti di Tarsia in provincia di Cosenza, emblema di fulgida umanità nel buio della spietata persecuzione nazista degli Ebrei, uomo dello Stato che ebbe il coraggio di servire l’Uomo e la sua dignità.
Oggi 17 settembre 2012, dunque, si festeggia il Capodanno religioso, riferimento anche per le altre due festività dell’anno Sabbatico e del Giubileo, poichè determina il calcolo degli anni. Da oggi la comunità ebraica entra nell’anno 5773. Il Capodanno dura due giorni (del Ricordo e del Giudizio) e apre il periodo della decade penitenziale durante il quale tutti gli Ebrei prendono coscienza delle proprie azioni dell’anno appena terminato e chiedono perdono. Al termine dei dieci giorni, lo Yom Kippur, la ricorrenza che celebra il giorno dell’espiazione dei peccati. Si tratta di un momento molto interiore per la comunità Ebraica che stride con la diffusa idea della nostra cultura del Capodanno anche se pure per loro è previsto un momento di festa e aggregazione con la grande cena di famigli (Seder di Rosh haShana).
Un nuovo momento per commemorare la antica e significativa presenza della comunità Ebraica anche a Reggio Calabria.
Le testimonianze circa l’esistenza di una sinagoga e di una scuola ebraica all’interno del quartiere dell’antica Giudecca e la documentazione sempre più consistente tra il 1127 ed il 1511, data dell’espulsione dalla città di Reggio, consentono di localizzarla fuori dalle cinta muraria che delimitava il perimetro cittadino e collegata con la costa attraverso la porta Anzana. Una comunità, che fin dalla fondazione della Città reggina, andò incontro ad una notevole crescita, nei secoli anche osteggiata, cui corrispose anche l’incremento del commercio della seta e di altre mercanzie, del settore della trattazione dei tessuti e della tintoria, di cui gli ebrei detenevano il monopolio. Tutto ciò attirò  sulla sponda dello Stretto anche commercianti di Pisa, Lucca e Napoli ed incentivò l’attività di esportazione anche all’estero.
La proliferazione del volume di affari, l’introduzione della coltura dei gelsi e della colorazione dei tessuti con l’indaco, l’applicazione di tassi usurai e la creazione di una corporazione con leggi che distinguessero questo popolo ancora in attesa del Messia da quello Cristiano, contraddistinsero i secoli di permanenza anche nell’antica Reggio.

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