
Quel mattino, saranno state le otto, mi chiamò Alessandro Bianchi: “Renato Nicolini ha deciso di candidarsi con noi, disse. C’è da andare a Roma a prendere una copia del suo certificato elettorale. Ci vai tu?”.
Io ero l’addetto stampa di Progetto Calabrie. Ero appena uscito quel mattino, stavo andando a comprare i giornali. Girai, andai in aeroporto, comprai un biglietto, atterrai a Roma, presi un taxi, arrivai a casa di Renato Nicolini, chiesi al tassista di aspettarmi, Marilù Prati mi consegnò il certificato, ripresi il taxi e tornai di corsa in aeroporto. Atterrato a Reggio raggiunsi Nicolini che mi consegnò il modello col quale accettava la candidatura. Nuova corsa sino agli uffici per consegnare, appena cinque minuti prima della scadenza, il nome dell’ultimo candidato di Progetto Calabrie.
Cominciava anche per me un’avventura affascinante. Il mattino seguente, davanti al Consiglio regionale, scattavo a un divertitissimo Nicolini le foto per i “santini” e i manifesti e concordavo con il direttore del “Quotidiano della Calabria” la pubblicazione di un articolo col quale “il professore” avviava la sua effimera campagna elettorale: proponeva la rottamazione del degrado reggino e calabrese.
Ottenne 44 voti Renato Nicolini alle elezioni regionali calabresi del 2005. Alla luce di quanto è successo e sta capitando alla politica cittadina e regionale, non poteva averne di più, voti, in Calabria, un candidato che immaginava di rottamarne il degrado.




