di Isidoro Malvarosa – Come quasi tutti gli anni a Giugno, la Regione Calabria si sveglia dal letargo propinandoci il suo classico spot d’autore. Appuntamento ormai imperdibile nell’agenda
dei pubblivori più esigenti.
Pare che quest’anno per affrancarci da secolari ristrettezze basti sorridere.
Per dare anima e vita alle nostre bellezze naturalistiche bisogna sorridere, filosofeggia il Dipartimento Turismo. Ed è subito una sfilata di modelle che in Calabria sì sono nate ma che altrove si sono affermate. Già perché, questo è certo, se vuoi fare fortuna lontano da qui devi traslocare.
“Vai via che poi ti invitiamo a tornare, a raccontarci come ci sei riuscito.”
Come ce l’hai fatta a riscattarti.
Una comparsata di un paio d’ore, le due o tre frasi fatte, l’aereo privato che ti aspetta.
Sta facendo già il rullaggio, non ha nemmeno spento i motori.
“Ho la Calabria nel cuore”
“Quando posso, quando gli impegni di lavoro me lo consentono, ci ritorno con piacere”
“La mia famiglia è qui, ho anche casa”
Andare a fare fortuna fuori è una nostra buona pratica.
Una nostra prerogativa.
Un esempio da seguire.
Un gettone di presenza in un convegno dedicato agli emigrati di successo.
Applausi e sorrisi in prima fila.
Quanti applausi, quanti sorrisi.
Prima ancora che fosse il Dipartimento Turismo della Regione Calabria a suggerircelo.
Ah! se tutti gli emigrati tornassero di colpo alle proprie case, alle loro famiglie.
Sai che rivoluzione! Altro che turismo.
Altro che sorrisi e pacche sulle spalle: lacrime e sangue.
Altro che pubblicità trash: blocco della produzione industriale del centro nord e disoccupazione meridionale al 60%
“Vai a vivere fuori e alleggerisci il peso demografico”
Che se Elisabetta Gregoraci avesse girato il suo spot a Roma, in Piazza Bologna, la densità dei calabresi sarebbe stata uguale, o superiore, a quella di Capo Colonna.
“Vai via, ritorna due volte l’anno per le vacanze, e se ti capita di incrociare un turista sorridigli”
Pure.
Di un riso vero, non amaro.
Che altrimenti si capisce che fingi.
Sorridi anche se siamo tra gli ultimi in Europa.
Sorridi che tra un anno non faremo più parte delle regioni ad obiettivo convergenza.
E no, non perché ce l’abbiamo fatta.
Perché siamo stati virtuosi ed efficienti.
Di soldi ne abbiamo perduti tanti.
Poco conta che le Veneri di Calabria si siano abbassate il cachet.
Mentre la Regione dorme, di un sonno profondo, diremmo secolare, i finanziamenti si disimpegnano ed evaporano.
Emigrano verso indotti più laboriosi, anche quelli.
Il sonno della Regione genera mostri.
Siamo fuori dal gruppo delle regioni meno avanzate per un semplice calcolo economico.
Questione di allargamento geografico, di prodotto interno lordo.
Insomma, in buona sostanza, c’è qualcuno che sta peggio di noi.
È o no una buona prassi anche questa?
“Parti ora, così ti eviti la coda sulla Statale. Che sennò a Botricello ci arrivi domani mattina!”
«Where are you from?”
«I come from Calabria, Italy.»
«Which part of Italy?»
«Ca-la-bria. It is in the South.»
«Naples?»
«No! Calabria, in front of Sicily.»
«Ah! Sicily!!!»




