
A Sua Eccellenza il Prefetto
di Reggio Calabria
Egregio Signor Prefetto,
mi rivolgo a Lei quale rappresentante dello Stato
e garante della correttezza istituzionale.
Ciò che mi spinge a scriverLe è innanzi tutto la disperazione per una situazione insostenibile, che perdura ormai da diversi anni; ma anche il voler ancora, e nonostante tutto, credere che la giustizia ci sia e che possa, a volerlo e ad impegnarsi seriamente, fermare e talora sconfiggere il male.
Non voglio essere considerata una ‘povera illusa’, come mi ha definito una volta qualcuno, ma cerco solo un futuro migliore per i ‘veri illusi’, innamorati del dio danaro e del potere che porta solo alla distruzione prima o poi.
Mi chiamo Caterina , nata e cresciuta a Sinopoli (RC), madre di due figli, e moglie di un uomo, Domenico Luppino, imprenditore agricolo e già sindaco di Sinopoli, titolare di un’azienda agricola, che da decenni ormai è soggetta ad uno stillicidio di eventi, quali, appunto, i continui incendi. Ecco sono proprio questi che ultimamente ci stanno avvilendo.
Non c’è giorno, ormai, in cui mio marito non debba accorrere per spegnere il fuoco perpetrato ai danni delle nostre proprietà.
La scorsa domenica, mentre passavamo un pomeriggio di svago con i nostri figli sulla spiaggia, hanno telefonato per l’ennesima volta per avvertirci del solito incendio e mio marito è dovuto correre per cercare di salvare il salvabile, lasciandomi da sola ad asciugare, ancora una volta, le lacrime dei nostri figli, che continuavano a chiedersi e a chiedermi, il perché di tanto odio.
Non ultimo lunedì scorso: cinquanta alberi di ulivo andati completamente distrutti da un incendio.
Le istituzioni, se pur informate telefonicamente dalla sottoscritta e non solo, e sollecitate ad intervenire, sono arrivate in ritardo dopo oltre cinque ore di inferno, lasciando solo mio marito che ha dovuto, ancora una volta, fungere da vigile del fuoco. Una volta arrivati sul posto, i Vigili, hanno lavorato fino alle 3 e trenta della notte per cercare di spegnere il fuoco che ormai era diventato di proporzioni enormi, considerando anche il clima afoso di questi ultimi giorni.
Ecco perfino ora, mentre le sto scrivendo, mio marito è in preda all’ennesimo incendio che sta divorando decine e decine di alberi.
A tutto ciò debbo aggiungere tutte le altre intimidazioni che si sono susseguite negli ultimi anni: furti, tagli di alberi di ulivo, auto carbonizzate, colpi d’arma da fuoco nell’abitazione, bombe… tra cui una, eclatante, nella cappella di famiglia, posizionata proprio sul loculo di mio suocero. Lo scopo è evidente: non c’è posto per le persone oneste, che cercano di fare il proprio lavoro all’insegna della legalità e della giustizia, quella vera! Occorre cacciarle, mandarle via, lontano, con le buone o con le cattive!!
Infatti la cosa più brutta, in tutto ciò, è l’essere isolati, perché il comportarsi ed il fare del bene (e con modestia posso sottolineare che mio marito, malgrado tutti i difetti che possa avere da essere umano e malgrado tutte le difficoltà del caso, ha saputo e sa fare solo del bene nella sua vita, per tutti: anche per chi lo e ci perseguita), ha un prezzo: la solitudine.
Ma ancora più grave della solitudine è l’abbandono.
Le Istituzioni non solo arrivano in ritardo, ma a volte non intervengono per nulla, lasciando da solo il malcapitato cittadino.
Lo Stato, che non riesce a garantire, per un così lungo tempo, anche fosse uno solo dei suoi figli, è uno Stato fallito!
Faccio appello alla sua sensibilità, Eccellenza.
Ci aiuti a fermare questa persecuzione assurda, questo terribile fenomeno, che é la violenza e la malvagità umana, un male sempre più grave e terribilmente serio, senza abbandonare inermi cittadini e pretendere solo il loro eroismo, ma impegnando in questa battaglia le forze migliori delle istituzioni, affinché le lacrime di dolore di tutti i figli, soli ed abbandonati, di questa terra benedetta da Dio, ma maledetta dagli uomini, si possano trasformare in lacrime di gioia per una vita “viva” e non spenta dall’odio di menti diaboliche che inveiscono perfino contro i loro stessi fratelli.
La ringrazio nella speranza che voglia riservare almeno una piccola attenzione a questa lettera, a questo grido di dolore.
Con fiducia Caterina Bianchini




