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Energia, la Calabria deve scegliere: rimanere nana o essere issata sulle spalle di giganti

1 Giugno 2012
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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acqua

di Damiano Praticò – La capacità delle Nazioni di risollevarsi dopo essere cadute a faccia in giù nella melma è spesso scaturita dalla visione di quello che si prospetta dietro l’angolo. Visione che, essendo

per l’appunto nascosta all’occhio umano, sembra non ipotizzabile, ma che, con una buona dose di iniziativa, si può ben immaginare.

Gli esempi storici di questo sono innumerevoli: il Presidente Roosvelt (quello ‘affascinante’, non quello che andava in giro con i manganelli elogiando la “politica del bastone”) s’inventò, pur di risollevare le sorti di un Paese pestato a sangue dalla Grande Depressione, una gamma di iniziative (eccole che tornano) al fine di far ripartire la domanda interna, quella a cui tenevano lui ed un altro signorotto di nome Keynes. Tra le tante ve ne erano alcune che sfioravano davvero il paradossale. Creare e mantenere posti di lavoro? Come? A New York, il giorno, squadre di operai addetti alla manutenzione stradale compivano egregiamente il loro lavoro ricoprendo alla perfezione le buche presenti nel manto stradale. La sera, altre squadre di operai realizzavano egregiamente, come i colleghi, il compito loro assegnato. Un compito, tuttavia, che era del tutto inverso rispetto a quello dei lavoratori diurni: dovevano ‘ricreare’ le buche nelle strade di New York. Ricostruzione-destrutturazione: un piccolo esempio di come il Presidente Roosvelt cercasse, con tutte le forze del suo intelletto, di barcamenarsi affinché si trovassero opzioni utili per salvare il salvabile negli Stati Uniti degli Anni Trenta (domanda interna, occupazione…). Risultato: facendo fare buche per strada agli operai (!), ma naturalmente non solo questo, Roosvelt risollevò una Nazione, pronta per un’altra guerra mondiale. Pieno spirito d’intraprendenza intellettuale.

Più vicino ai nostri giorni, l’esempio, ancora dentro una riflessione di ampio respiro, che ci offre la ‘vicina’ Germania. Dopo decenni di punizioni, lacerazioni, offese e smembramenti, la nazione tedesca è riuscita a riunirsi. Ma non solo politicamente. Nel giro di un decennio, gli Anni Novanta, l’ex Germania dell’Ovest, motore della Nazione, è riuscita a far diventare l’ex parte sovietica della Nazione, fortemente depressa a causa delle scelte di economia pianificata, il secondo polmone (vitale) del Paese. Dopo la caduta del Muro, ciò è da tenere ben presente, la condizione delle Due Germanie era pressappoco eguale a quella che l’Italia si porta dietro dalla nascita del Regno: lì un Ovest forte, qui un Nord altrettanto capace; lì un Est depresso, qui un Sud economicamente desertico. La differenza d’iniziativa, anche individuale ma non solo, tra i due Paesi ha portato, nel giro di un decennio, la Germania a superare completamente il gap Est-Ovest, mentre l’Italia a rimanere con le mani tra i capelli ormai da 150 anni.

Scelte, riflessioni: come quelle che la Cancelliera Angela Merkel ha preso poche ore fa per quanto riguarda il settore energetico della Germania nel lungo periodo. Dopo il disastro nucleare di Fukushima avvenuto nel marzo dell’anno scorso, il Governo Federale aveva immediatamente deciso di dare una svolta alla propria politica energetica attraverso l’abbandono definitivo dell’energia nucleare. La Merkel aveva imposto che fossero chiuse nel più breve tempo possibile le centrali nucleari attive e che non se ne costruissero di nuove a tempo indeterminato, nonostante, prima di Fukushima, la Cancelliera fosse ben disposta verso il nucleare. La notizia di poche ore fa, invece, è che il Governo Federale tedesco spenderà nei prossimi anni ben 32 miliardi di euro per differenziare, visto il vuoto lasciato dal nucleare, i propri sistemi di approvvigionamento energetico. Un piano fortemente caratterizzato dalla differenziazione delle fonti; “Verde Germania” sì, ma fino a un certo punto.

E la Calabria quali scelte sta prendendo in considerazione per il proprio futuro energetico? Un netto paragone tra le scelte prese in Germania, quarta potenza mondiale, e quelle che potrebbero essere ipotizzate in Calabria, una delle Regioni più povere d’Italia, per carità, sarebbe anche un po’ ridicolo. Woody Allen, accendendo una Volkswagen vecchia di duecento anni in uno dei suoi primi film, arrivò a dire: “Quei tedeschi, se non facevano guerre!”. Tuttavia, le scelte prese dalla Germania in campo energetico nelle ultime ore possono essere un ottimo spunto di riflessione per capire cosa vuole fare la Calabria della propria energia. E se, in ipotesi, è disposta a farne qualcosa. Il punto di partenza, sia per la nostra Regione che per la Germania ed il vecchio Roosvelt, è lo stesso: capire cosa si vuole fare da grandi. I punti di arrivo, certamente, a causa di elementi quantitativi differenti e macroeconomicamente lontani anni luce, sono e saranno distanti. Ma questa è un’altra storia. Quello che deve importare alla Calabria è il punto di partenza: l’iniziativa, quella è la stessa per ognuno degli attori sopraelencati. E allora cosa vuole fare la Calabria con la propria energia? Mentre la buonanima di Roosvelt e la Merkel, per restare ai nostri piccoli esempi, hanno investito seriamente in un percorso di lungo periodo, noi, che cosa vogliamo fare da grandi? Sappiamo, non siamo ciechi, di essere “a faccia in giù nella melma” da molto, troppo tempo, non solo nel settore energetico. Anzi. Ma questa può essere una giustificazione? Tutt’altro, dev’essere un pungiglione nelle carni che ci sprona a inventare, proprio come fece Roosvelt, nuove possibilità. Come per dire: “siamo nella melm(rd)a, o soffochiamo o cerchiamo qualche via d’uscita”. Si può partire, ad esempio, proprio dall’energia, uno dei motori dell’economia di una Regione, sapendo che molti altri, come la Germania, hanno messo in moto le loro sinapsi pensando di tutto.
Iniziativa individuale, iniziativa politica. Iniziativa: ce l’aveva Franklin Delano Roosvelt, l’ha sfoggiata perentoriamente la nuova Iron Lady Angela Merkel, perché non avercela anche noi costruendo, in primo luogo, nuovi modi di fare energia? Essere a faccia in giù nella melma non significa necessariamente avere un destino crudele. Può essere, invece, un’opportunità per risollevarsi. Una scelta che potrebbe mostrare la dose di talento e di prospettive future che possediamo: rimanere nani o essere issati sulle spalle di giganti (rimanendo pur sempre nani, sia chiaro!)?

 

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