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Dal libro antico al libro stampato, viaggio tra papiri e segnature

23 Aprile 2012
in Storie
Tempo di lettura: 5 minuti
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libroantico
di Anna Foti –
Il fascino del libro antico e la sua storia, quelle pagine ingiallite dall’odore inconfondibile, quell’inchiostro e quei caratteri, molto spesso desueti e per questo ancor più

affascinanti nella loro unicità, sono la linfa della Casa del Libro Antico di Lamezia Terme, istituita 2002 e da alcuni anni stabilmente ospitata  presso la biblioteca comunale di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, presso il palazzo Nicotera in piazza Tommaso Campanella. Tra i 2600 volumi, datati tra il XVI ed i XIX secolo, alcuni particolarmente preziosi proprio perchè postillati dallo stesso filosofo di Stilo, in provincia di Reggio Calabria, che durante la sua vita studiò anche a Nicastro presso il convento dei frati Domenicani. Ed infatti il fondo librario presente presso la Casa del Libro Antico lametina deriva proprio dal passaggio allo Stato dei beni ecclesiastici con la secolarizzazione operata nel 1866, poi confluito nel patrimonio della biblioteca di Nicastro istituita nel 1896. Dopo un lungo periodo di oblio, una catalogazione portò all’istituzione nella Casa del Libro Antico nel 2002, oggi collocata all’interno della  Biblioteca comunale di Lamezia Terme nel centralissimo palazzo Nicotera.  Il fondo deriva dai conventi dei Cappuccini e dei Domenicani di Nicastro e in piccola parte dalla biblioteca dei Frati Minimi di Sambiase. Si tratta di una collezione libraria e documentaria che comprende opere di teologia, filosofia, patrologia, storia ecclesiastica ed esegesi, insieme a raccolte omiletiche, agiografiche, canoniche e bullari. Presso il polo bibliotecario lametino sono custoditi anche volumi del secolo XVI stampati nei vari centri italiani (Venezia, Roma, Napoli) ed europei (Lione, Anversa, Parigi) ove fiorì l’arte tipografica, alcune opere manoscritte dello stesso periodo e frammenti di codici manoscritti greci ( probabile datazione XI) e latini (databili XIV-XVsec.) recuperati quali maculature, insieme a una serie di testimonanzie archivistiche.  Inoltre tra il materiale conservato si trovano, infatti, esemplari stampati dai celebri torchi di Manuzio, Giunta, Gioito, Froben e Platin.  La stessa Casa del Libro antico ospita al sui ingresso una mostra di pannelli che illustrano la storia del libro da quello antico su papiro e pergamene a quello stampato.

Il libro antico protagonista anche a Messina nella mostra “Dal libro antico alle biblioteche in rete”, allestita al Palantonello di viale La Boccetta. L’itinerario bibliografico e documentario, propone una esposizione di antichi volumi dal XVI al XIX secolo, appartenenti alle collezioni della Biblioteca comunale ‘Tommaso Cannizzaro’ di Messina, restaurate dalla Soprintendenza.
La scrittura rende possibile l’esistenza del libro, ma senza lettura non esisterebbe scrittura capace di attraversare epoche e di lasciare segni, di arricchire, come accade da secoli, il patrimonio dello scibile umano, di lasciare in eredità manoscritti preziosi, testimonianza della storia dell’uomo e delle sue idee.
Ecco perché è importante promuovere la lettura.
Il 23 aprile Giornata mondiale del libro non solo per la celebrazione di San Giorgio che sconfisse il drago dell’ignoranza ma anche perché il 23 aprile del 1616 richiama alla memoria il giorno in cui il mondo raccolse l’eredità di grandi scrittori come il drammaturgo inglese William Shakespeare, ricordato come il cigno di Avon, lo scrittore spagnolo Miguel De Cervantes, lo scrittore peruviano Garcilaso de La vega, soprannominato El Inca perché profondo conoscitore  del popolo Inca, ed il geniale scrittore catalano Josep Pla che però scomparve il 23 aprile del 1981. La giornata mondiale del libro fu proclamata dall’Unesco per la prima volta nel 1996 allo scopo di promuovere la lettura e la conoscenza dei presidi per eccellenza dove porre in essere questa virtuosa pratica cioè le librerie e le biblioteche. In occasione di questo evento l’Unesco, in collaborazione con il comitato composto dall’Associazione Internazionale degli Editori, dalla Federazione Internazionale di Booksellers e dalle Associazioni Istituzioni Librarie, ha nominato quest’anno la città di Yerevan, in Armenia, “Capitale Mondiale del Libro 2012”.
In realtà la data del 23 aprile, San Giorgio, si lega anche alla curiosa e originale tradizione che da oltre settant’anni anima le strade della Catalogna in cui nel giorno del patrono San Giorgio, Sant Jordi, gli uomini regalano alle donne una rosa e le donne ricambiano con un libro. La leggenda narra, infatti, che il cavaliere abbia colto la rosa nata dal sangue del drago sconfitto, per farne dono alla principessa appena salvata. Nasce così lo slogan “Una rosa per un libro”.
Leggende e colore a parte, questa è un’occasione per conoscere non solo le ultime novità editoriali ma anche per immergersi in una dimensione che conduce indietro nel tempo, guidando nella storia dello strumento di cultura per eccellenza: il libro.
Ex libris su cui rinvenire attraverso uno stemma araldico o una immagine simbolica la nobile e antica proprietà; il colophon o colofone  da cui trarre le informazioni  sullo stampatore e sul luogo e la data di stampa, un tempo la firma del copista o dello scriba con data, luogo e autore del testo, poi la formula in rosso ai tempi della stampa del 1400 con il nome dello stampatore, luogo e data di stampa e l’insegna dell’editore. Sempre dal 1400, il frontespizio su erano riportate tutte le informazioni necessarie del volume. Poi ancora i nervi che legano i fascicolo ed il dorso che li copre, la coperta e la copertina che un tempo, prima dell’avvento della carta, era di pergamena, cuoio, tela; poi ancora le alette o bandelle, la prima e la quarta di copertina. Tutta una terminologia che sottende all’universo librario che un bibliotecario conosce bene, come anche l’appassionato della storia di questo amico silenzioso, un compagno di avventure, un complice dalle mille risorse: il libro.
Dal latino Liber, orginariamente corteccia di albero perché questa era la materia, come anchr l’argilla, la lamiera di metallo, la pietra, su cui si studiarono (epigrafia)le prime forme di scrittura. Il papiro e l’alfabeto si devono agli Egizi che scrivevano senza punteggiature e anche da destra verso sinistra (scrittura bustrofedica) oltre 5000 anni fa. Il papiro da cui deriva il termine che oggi traduce carta in inglese (paper), in francese ed in tedesco (papier) ed in spagnolo (papel), in Egitto non fu sostituito prima del 900, mentre in Europa sarebbe stato sostituito dalla carta, la cui etimologia italiana è incerta (forse attraverso il latino charta dal greco charassò= incidere, scolpire), solo dopo il 1000 con gli arabi. La Sicilia potrebbe essere stata la prima frontiera europea sotto l’influenza musulmana.
Dopo la diffusione del ricorso alla carta, dunque, la stampa e la tipografia avrebbero fatto il loro ingresso nella storia dei libri e manoscritti con Johann Gutenberg che tra il 1448 ed il 1454 diede in stampa con i caratteri mobili (tecnica già nota in Corea da qualche secolo) a Magonza, in Germania, il primo libro stampato: la Bibbia a 42 linee, inserita nel 2001 dall’Unesco nell’elenco delle memorie del mondo. L’avvento della stampa è annunciato nella storia dai cosiddetti  incunaboli (‘in culla’) con cui si definiscono convenzionalmente i documenti stampati con la tecnologia dei caratteri mobili e realizzato tra la metà del XV secolo e l’anno 1500 incluso. A volte è detto anche quattrocentina. Ai libri stampati di lega il termine segnatura per indicare il numero delle pagine di un intero lavoro editoriale; segnatura che deriva dalle piegature sui si sottopone il foglio stampato in folio – 1; in quarto – 2, in ottavo – 3, in sedicesimo – 4).
A pensarci bene, un fascino senza tempo perché, come scriveva Cicerone, ‘una stanza senza libri è come un corpo senza anima’.

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