
Vi chiediamo scusa. Cari lettori di Strill.it, vi chiediamo scusa.
Vi chiediamo scusa per una campagna elettorale in cui siamo stati costretti a diventare un mero mezzo di comunicazione,
alla stregua di un bianco foglio di carta dove chiunque può scrivere ciò che vuole. La colpa di questo, però, non è del tutto nostra.
La colpa è sicuramente del sistema politico, della pressione, dello scarso rispetto che tutti, ma proprio tutti utilizzano nei confronti dei giornalisti e del mezzo di comunicazione: tutti, ma proprio tutti, tentano di piegare, sobillare, rendere schiavi mezzo e operatore, come in un costante dirottamento aereo.
Ma la cosa più grave è che questo sistema è sacramentato dalla legge dello Stato.
La cosiddetta par condicio è, non abbiamo paura di affermarlo, una norma liberticida e assurda: la morte della libertà d’informazione, creata per strozzare i mezzi di comunicazione a dispetto della ratio normativa mirante ad operare un riequilibrio.
La par condicio è la morte della libertà di stampa. Per legge.
Non è un concetto assurdo, la libertà di stampa muore, ex lege, così: si sottrae ai direttori e ai giornalisti la possibilità di filtrare, di condurre in limiti di decenza la campagna elettorale, di denunciare le irregolarità innumerevoli che si vedono nel corso di essa: è la stampa delle ‘’tre scimmiette’’, costretta a tacere, a non vedere a non sentire le candidature o ricandidature maleodoranti e marce, le tattiche elettorali illusorie e ai limiti legali della truffa, lasciando il compito della denuncia all’opinione, per ovvie ragioni poco serena, dell’altra parte politica o dei nemici personali (eventualità ben più comune nei nostri territori).
Noi vi chiediamo scusa per il diluvio al quale avete dovuto assistere.
Ma a noi hanno rubato l’ombrello.




