
di Anna Foti – “Le cortesie più piccole – un fiore o un libro- piantano sorrisi come semi che germogliano nel buio” Emily Dickinson
Esistono tradizioni che legano fiori e libri alla figura di San Giorgio. Patrono di 21 comuni in tutta Italia e di nove soltanto nella provincia di Reggio Calabria, protettore invocato in diversi paesi europei come il Portogallo, l’Inghilterra, la Germania, la Russia, San Giorgio è anche divenuto simbolo della forza della lettura che sconfigge il drago dell’ignoranza. Proprio l’immagine prediletta da storici e appassionati, ossia quella del cavaliere che infilza il drago, costituisce l’ispirazione della scelta, operata dall’Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), di proclamare la giornata mondiale del Libro e del Diritto di Autore in coincidenza con la festività di San Giorgio. Dunque, oggi 23 aprile, in oltre 80 paesi del mondo si festeggia la Giornata del Libro, tranne in Gran Bretagna e Irlanda in cui si festeggia il 14 marzo, e dunque anche in Italia hanno luogo iniziative culturali nell’ambito delle quali istituzioni, editori, librerie, biblioteche, associazioni e circoli culturali propongono alla cittadinanza eventi e incontri per la promozione del libro e della lettura. Tutto nasce dalla peculiare tradizione nel cuore dell’Europa, in cui ogni anno, il 23 aprile è festa per la lettura ed i lettori. Si tratta della curiosa e originale tradizione che da oltre settant’anni anima le strade della Catalogna in cui nel giorno del patrono San Giorgio, Sant Jordi, gli uomini regalano alle donne una rosa e le donne ricambiano con un libro. La leggenda narra, infatti, che il cavaliere abbia colto la rosa nata dal sangue del drago sconfitto, per farne dono alla principessa appena salvata. Nasce così lo slogan “Una rosa per un libro”, ormai divenuto un appuntamento culturale fisso, animato anche dalla crociera letteraria che parte da Civitavecchia alla volta di Barcellona sulle onde di pagine di romanzi e saggi. Non si tratta di una metafora ma di una nave colma di libri che conferisce corpo a quel viaggio oltre confini e orizzonti predefiniti che ogni libro in realtà rappresenta. La stessa meta di Barcellona non è casuale poiché tale celebrazione del libro ricade proprio nell’anniversario di morte di Miguel De Cervantes, a Barcellona molto legato al punto da elogiarla nella sua più celebre opera “Don Chisciotte della Mancia”, dove è sfondo alla visita del protagonista ad una tipografia.
Una colorita coincidenza che il Santo protettore della nostra città sia anche associato alla forza della lettura e ad una missione di paladino della cultura. San Giorgio vanta ormai un pluricentenario rapporto con la città di Reggio Calabria e con la sua comunità devota alla Madonna della Consolazione, regina di tutti i Santi, oltre che al valoroso cavaliere. Martire cristiano, esso viene effigiato come un giovane soldato su un cavallo bianco e con una lancia con cui affronta, infilza e sconfigge il drago. L’immagine del drago trafitto da un dardo, pare sia stata voluta dall’imperatore Costantino. La storia consegna la figura del Santo Patrono di Reggio Calabria ad una tradizione di venerazione osservata ben al di là dei nostri confini territoriali. Diverse le testimonianze di culto e gli aneddoti storici che impreziosiscono la sua figura versatile, largamente visitata dal mito e dalla leggenda. San Giorgio riconosce le origini del suo legame con la città di Reggio Calabria nell’anno 500 con l’arrivo dei Bizantini e nell’anno 1000 con l’arrivo dei Normanni. Intrecci storici arricchiscono una figura che affonda ancora, nella nostra attualità, radici profonde.
Dunque non ignoriamo le tradizioni e non respingiamo gli inviti. Neanche conviene se è vero che gli indici di lettura di una regione rivelano anche il suo livello di produttività. Regaliamo, allora, un libro perchè in questa città si legga di più. Riscopriamo la lettura affinchè questa città sia all’altezza di una leggenda, quale quella di San Giorgio, che assurge a simbolo della vittoria della cultura sull’ignoranza.
Ma la scelta di questo giorno per celebrare la cultura e il suo privilegiato viatico della lettura richiama alla memoria il giorno in cui il mondo raccolse l’eredità di grandi scrittori come il drammaturgo inglese William Shakespeare, ricordato come il cigno di Avon, lo scrittore spagnolo Miguel De Cervantes, entrambi scomparsi il 23 aprile 1616, e il geniale scrittore catalano Josep Pla deceduto il 23 aprile del 1981
La Giornata del Libro, infatti, pur coincidendo con la festa di San Giorgio, avrebbe origini diverse e legate alla commemorazione prima della nascita, il 7 ottobre 1926, e poi della morte di Miguel de Cervantes. L’idea fu dello scrittore ed editore Vicent Clavel Andrés di Valencia che, proponendola alla Cámara Oficial del Libro della città, ottenne il 6 febbraio 1926 l’approvazione del Governo spagnolo, cui fece seguito il Real Decreto firmato da Alfonso XIII con cui venne istituita ufficialmente la “Festa del Libro Spagnolo”. Solo nel 1930 si decise di cambiare la data al 23 aprile, giorno della morte di Cervantes.
Miguel, quarto di sette figli, non godette di agiatezze economiche e fu costretto a frequenti spostamenti. Una vita movimentata. In Italia, dove si recò per evitare la condanna al taglio della mano destra e a dieci anni d’esilio perché accusato di aver ferito un certo Antonio de Segura, è prima cortigiano, poi soldato sulla galea Marquesa che fa parte della flotta della Lega Santa. In battaglia rimane ferito e perde per sempre l’uso della mano sinistra. Catturato dai pirati, è tenuto in cattività per cinque anni fino al pagamento di un suo riscatto, ad opera delle missioni dei trinitari, nel 1580. Negli anni di prigionia conosce il poeta siciliano Antonio Veneziano, di cui diviene amico e nel 1579, gli dedica un’epistola in dodici ottave. Liberato dalla famiglia, Cervantes ritorna in Spagna dove le difficoltà non sono terminate ma nonostante ciò nel 1606 si trasferisce a Madrid, dove in pochi anni scrive gran parte della sua produzione letteraria. Ogni opera si nutre di tratti rinascimentale e di stile barocco, permeandosi di quel sogno che il mondo ha per lui rappresentato seppur con la sua follia, le sue avversità. Nella sua produzione si coglie il desiderio di condizioni esistenziali diverse in cui l’uomo, libero dai rapporti sociali ingessati, sia anche libero di realizzare la propria individualità. Don Chisciotte è infatti il folle ed idealista ed errante cavaliere mancego e Sancho il suo realista scudiero, espressioni diverse ma non contrastanti di questa esigenza di autodeterminazione e libertà, cantati anche dal musicista emiliano Francesco Guccini. Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte: siamo i “Grandi della Mancha”, Sancho Panza… e Don Chisciotte !
Dubbio, inoltre, non vi è se la scelta di ricordare la centralità del libro nella crescita di una comunità e il suo valore nel patrimonio culturale universale ricade anche nel giorno, 23 aprile 1616, in cui è venuta meno anche la preziosa penna shakespeariana.
Capace di rendere l’irriducibilità dell’animo con una parola e di espanderne lo spirito oltre il tempo e lo spazio, William Shakespeare, amato dal popolo inglese e apprezzato alla corte di Elisabetta I, è oggi lo scrittore più letto di tutti i tempi. 38 opere teatrali, 154 sonetti e svariati poemi rappresentano il patrimonio tradotto nelle maggiori lingue e inscenato in tutto il mondo. Il poeta maggiormente rappresentativo del popolo inglese, soprannominato il Cigno di Avon – “The Swan of Avon”- in onore del fiume Avon che scorre nel suo luogo di nascita Stratford- upon-Avon, nella contea del Warwickshire, nell’Inghilterra Centrale. Marito di Anne Hathaway e padre di Susannah, Hamnet e Judith, William Shakespeare ancora oggi possiede un’identità avvolta nel mistero. Impareggiabile talento di scrittore che coniuga la cultura popolare con la poetica moderna, che vive i personaggi che racconta e anima; discussa è la cronologia delle sue opere e la paternità di alcune di esse. Vissuto nell’Inghilterra di Elisabetta I e Giacomo I, la sua vita si snoda tra l’aprile del 1564 e l’aprile del 1616. Il suo contributo alla cultura inglese, che la sua impronta ha reso universale, non fu solo costituita dagli scritti – per altro mai pubblicati all’epoca se non illegalmente ma direttamente inscenati – ma anche dalla partecipazione attiva alla creazione di realtà teatrali come la compagnia di “The Lord Chamberlain’s men”, di cui forse fu anche attore. Molti sono i dubbi che circondano diversi aspetti della sua vita e la sua identità ma che, fortunatamente, lasciano intatta un’eredità di commedie, tragedie, sonetti e drammi storici in cui l’umanità di ogni epoca dimostra di riconoscersi. Ogni titolo evoca un’emozione differente dall’amore contrastato di “Romeo e Giulietta”, alla guerra tra profezie e inganni di “Macbeth”, dai tradimenti e dalla fedeltà di “Re Lear” all’infelicità struggente di “Amleto” e alla gelosia dirompente di “Otello”. E accanto alle tragedia, le commedie: il gioco di identità de “La dodicesima notte”; l’amore incantato di “Sogno di una notte di mezza estate”; l’intreccio di arti magiche de “La tempesta” e la sfida del fato de “Il mercante di Venezia”. Poi i drammi storici intitolati a Riccardo ed Enrico, oltre i meditabondi sonetti, opera autobiografica.
(…..)Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
allora io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato.
Sonetto 116
E se Shakespeare, chiunque egli sia stato poiché sulla sua stessa identità la leggenda è assai nutrita, non avesse scritto, il mondo avrebbe perduto l’occasione di scoprire i suoi versi.




