
: è una melassa che infiltra tutti i meandri del tessuto sociale, a partire dall’impresa che, in molti casi, esercita direttamente o per interposta persona.
Fin qui nessuna novità se non fosse che l’operazione “il Crimine” fornisce un resoconto molto chiaro delle attività delle cosche del reggino per ciò che riguarda imprese e appalti pubblici.
In testa a tutti la cosca Aquino che, a quanto pare, gestiva il business dell’edilizia sulle rive dello Jonio, infiltrandosi nelle società appaltatrici, anche in quelle incaricate dei lavori di rifacimento della SS106 Jonica. Uno solo l’obiettivo: fare proprio il “bottino” di centinaia di milioni di euro.
In particolare, gli Aquino sarebbero penetrati nei lavori per la variante di Marina di Gioiosa Jonica per i quali l’Anas ha stanziato una somma che supera di poco i 130 milioni di euro, arrivando in vario modo a controllare la ditta che se li era aggiudicati.
I lavori interessavano il collegamento con la strada di grande comunicazione Jonio-Tirreno, quella che consente da Gioiosa di arrivare sull’A3 nei pressi di Rosarno, un affare che la famiglia Aquino non si è fatta sfuggire, soffiandolo ai Mazzaferro che avrebbero reagito con danneggiamenti ai cantieri dell’infrastruttura.
Tali atti intimidatori di “vecchio stampo” perpetrati dai Mazzaferro ai danni degli Aquino, però, non sarebbero poi sfociati in più gravi violenze poiché ciò avrebbe senz’altro alterato gli equilibri e la “pace” del territorio, una pace mantenuta dagli Aquino anche a costo di dover dividere i proventi con un nuovo contraente: la torta, in pratica, è abbastanza grande per tutti.
Si crea così un nuovo equilibrio e una nuova pax tra le famiglie che, come si evince da intercettazioni, si spartiranno equamente lavori privati e pubblici: alberghi, strade e altre “galline dalle uova d’oro” vengono ugualmente suddivise.
Sono lontani i tempi delle faide e delle guerre di mafia.




