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E adesso che farò, non so che dire. E ho freddo come quando stavo solo…

14 Luglio 2010
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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Lungomare_Falcomat

di Sandro Maria Velardi* – Dopo l’inusuale iniziativa di Strill “Operazione Paperoga” e la casuale contestualità della Operazione  “Il Crimine”delle Procure della Repubblica di Reggio Calabria e Milano da fronti diversissimi vengono importanti stimoli ai nostri neuroni.

Sembrerà, forse, ai soliti farisei, irrispettoso e grottesco il mio rendere parallelo lo stimolo intellettuale delle due operazioni. Ma io mi ostino a riflettere con la mia individualità.

L’operazione “Paperoga” ha avuto tanti meriti (e, non solo, a livello locale come si è visto dalla risonanza avuta dai media nazionali). Il primo quello di rendere visibile quello che già adesso accade in tante testate della carta stampata e televisive: ovvero – esempio per tutti – il TG di Minzolini con le sue “aperture” sull’afa nelle città e immagini di fontanelle sulle teste degli accaldati turisti o gli elzeviri di importanti quotidiani dell’originalissima “prova costume”che, come ognuno sa, è la priorità di ogni italiano medio alla vigilia del voto sulla finanziaria o della Legge Bavaglio. E, mi chiedo, ma il bavaglio potrebbe diventare  – per questi organi – solo una comodità in più per abbreviare le loro riunioni di redazione. L’altra utilissima possibilità dell’esperimento di Strill è quello messo in luce dal direttore Branca ovvero dal rischio che il “lettore medio” percepisca spesso solo l’impaginazione della notizia, il titolone, l’occhiello e – senza approfondire – si perda l’umorismo della scazzottata riesumata tra Branca e Canale (prendendola per calda attualità) ma, soprattutto e ben più gravemente, si succhi da altre testate solo quelle parti di verità di una notizia che, a volte, sono più rischiose di una bugia a tre dimensioni.

Quindi, ancora una volta, responsabilità dei singoli. Ogni cittadino-lettore, ogni cittadino-spettatore, ogni cittadino tout-court sia responsabile di quello che legge, di quello che sente e, davvero, di quello che pensa e, ancor di più, di come agisce e reagisce singolarmente.

E veniamo all’Operazione di Pignatone e Boccassini. Cosa c’azzecca (come direbbe qualcuno) con la storia di cui sopra.

C’azzecca invece. Perché un Paese che si rispetti non può avere solo dei Santi e degli Eroi. Io stamattina leggendo le agenzie non ho potuto fare a meno di sussultare di speranza e di orgoglio. Da quando Pignatone guida la Procura di Reggio non si può fare a meno di notare che c’è un cambio di marcia, una professionalità silenziosa ed efficace che ottiene risultati impensabili qualche anno fa. Non è un caso, a mio avviso, che la Presidente della Commissione Giustizia on. Buongiorno abbia voluto ascoltare sul discusso ddl intercettazioni oltre al Procuratore Nazionale Grasso proprio Giuseppe Pignatone.Bisogna, poi, vedere dopo gli applausi del Ministro Maroni che rivendica di avere introdotto la parola “’ndangheta” nella Legge Italiana cosa concretamente abbia fatto. Dov’è l’Agenzia per onei confiscati con sede a Reggio Calabria ? E gli agenti interforze sono già andati via? E la benzina per le auto delle forze dell’ordine? E il Ministro Angelino Alfano dopo il CdM in Prefettura che annunciava risorse per gli Uffici Giudiziari, plaude anche lui a Pignatone ma i magistrati, i cancellieri, i computer che dovranno gestire – per ora – 300 arrestati dove sono? E la violazione della privacy di questi poveri ‘ndranghetisti finirà anch’essa col prossimo ddl intercettazioni?

Tuttavia pensando anche all’intervento del giudice Pennisi pubblicato su Strill che fa da contraltare all’editoriale di Giusva Branca di qualche giorno prima, non posso fare a meno di registrare preoccupanti segnali di fetidi miasmi che salgono anche dai rigagnoli di questa nostra città. Infatti anche se la coscienza civile reggina sta crescendo e, sia pure come ribadito da Pennisi, con numeri non certo da stadio, tuttavia dimostra una voglia di uscire allo scoperto, di farsi vedere, di metterci la faccia, il corpo e la testa. Accanto a questa realtà (perché vivaddio anche a Reggio questa OGGI è una realtà) c’è – come dicevo – una vecchia (ma radicata) altra realtà. Ci sono le istituzioni e i loro rappresentanti prodighi sì di auguri e congratulazioni ma che, nei corridoi dei Palazzi, nei foyer dei teatri e nei tanti, troppi, salotti dicono sussurrando “…ma sì, però ci vuole cautela…”. Oppure danno sempre “buoni consigli”. Dì al tuo amico giornalista di “andarci piano”. O, ancora, se qualcuno in un salotto televisivo evoca la mafia (non solo quella armata ma la cultura mafiosa che ancora permea ogni angolo di questa terra) viene bacchettato e gli si dice:… ma dai parliamo del “bello” di Reggio non diamo in pasto le robe sporche delle città e del territorio calabro.

E certo! C’è sempre un ALTRO momento e un’ALTRA sede per parlare di moralità nelle attività economiche. C’è sempre un altro giorno per capire se nel Consiglio Regionale, Comunale o Provinciale siedono persone sostenute dai mafiosi o addirittura espressioni dirette delle ‘ndrine. E ci sono luoghi di cultura che all’ultimo momento vengono negati a presentazioni di libri (presentazione del libro “I papi e il sesso” annullato all’ultimo minuto dall’Università per Stranieri) . E ci sono fotografie che “offendono” il delicato sentimento dei cittadini e si cancellano da un social network insieme al promo di un’iniziativa culturale (Tabularasa eliminato da Facebook).

E a me viene paura. Una paura della paura di libertà che attanaglia questo territorio ma non solo questo territorio. Ma qui io vivo. Io che non sono un eroe, io che sono pieno di dubbi e insicurezze personali, di debolezze e di contraddizioni, io però sento fame d’aria pulita. Anche se traballo non posso mollare. Voglio vivere la mia vita da cittadino accanto a chi come Strill, Urba, Legambiente, i Circoli del Cinema, Reggionontace e tutte le realtà fatte di singoli e di collettivi di persone perbene vogliono schiacciare la blatta dell’illegalità, del falso perbenismo e non vogliono ascoltare i buoni consigli di quelli che danno solo cattivo esempio !!!

“E adesso che farò, non so che dire, e ho freddo come quando stavo solo, ho sempre scritto i versi con la penna, non ordini precisi di lavoro…” (Pierangelo Bertoli)

*Dirigente Procura Generale di Reggio Calabria

 

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