
Riceviamo e pubblichiamo:
A seguito dell’articolo pubblicato venerdì 7 maggio dal Vostro giornale online Strill, dal titolo “Reggio: la villa comunale si è ammalata, ma non si trova la cura”, Ci sembra necessario esercitare il diritto di replica, riguardo alcuni punti che il dott. Crucitti David ha trattato.
La villa comunale di Reggio Calabria, villa “Umberto I”, come da Noi denunciato, ormai da tempo, agli organi competenti, è divenuta luogo in cui si svolgono attività di discutibile liceità
Non appare però chiaro, perchè il dott. Crucitti abbia incentrato le sue “indagini” esclusivamente su extracomunitari e gay (omosessuali) non considerando minimamente: lo spaccio di sostanze stupefacenti, che non possiamo escludere avvenga all’interno della villa comunale; le graziose signorine che ogni sera, di fronte la villa, a fianco della stazione, passeggiano salutando i passanti; soprattutto non dobbiamo dimenticare che sul luogo, causa dello sdegno del dott. Crucitti, si affaccia il palazzo della questura, Ci stupisce che un articolo serio di denuncia, utile all’intera comunità cittadina, non abbia ricordato questo piccolo particolare. Probabilmente sarebbe sufficiente affacciarsi dal palazzo della questura, per sapere cosa accade all’interno di villa Umberto I!
Merita ,a Nostro parere, apprezzamento, l’interessante e precisa ricostruzione storico-sociale che il dott. Crucitti ha svolto all’interno dell’articolo, ma non possiamo esimerCi dall’analizzare alcune espressioni utilizzate dall’autore, in quanto appaiono “poco gentili”, scientificamente errate, quindi da chiarire e spiegare ,al fine di fornire un’informazione che sia vera e corretta.
In particolare l’affermazione riferita ad alcuni appartenenti alla comunità gay della città “soddisfare i loro anomali impulsi”, potrebbe essere interpretata in maniera non univoca e sembrerebbe integrare i termini per l’offesa all’intera comunità gay.
Arcigay i Due Mari di Reggio Calabria, si dissocia dalle affermazioni del dott. Crucitti, pur condividendo la necessità di un serio intervento, da parte delle istituzioni competenti, sulla villa comunale, in quanto non può essere inteso “impulso anomalo” un orientamento di genere come quello omosessuale. La parola omosessualità è stata infatti definitivamente cancellata dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (manuale dove psicologi e psichiatri possono trovare le linee guida con cui stabilire la presenza o meno di un disturbo mentale) già dal 1973. Il documento dell’Associazione Psichiatrica Americana che sanciva questa modifica, dichiarava: “L’omosessualità in sè non implica un deterioramento nel giudizio, nell’adattamento, nel valore o nelle generali abilità sociali o motivazionali di un individuo”.
A Nostro parere, indipendentemente dall’orientamento sessuale di ciascuno, la riflessione dovrebbe svolgersi sul fenomeno della prostituzione ancora oggi pesantemente presente nella nostra città, e che forse rappresenta la vera anomalia nel quadro di tutele che sono giustamente riconosciute alle famiglie.
La domanda nasce spontanea dott. Crucitti: secondo Lei ad un atteggiamento deviato, come quello che sembra delineare il Suo articolo, sarebbe stato mai riconosciuto un fondamento assiologico tale, da far si che la Corte Costituzionale si pronunciasse, non certo per condannare, ma, ravvisandone un fondamento giuridico, per chiedere al legislatore una tutela giuridica per le coppie gay?
Arcigay I Due Mari, Comitato provinciale di Reggio Calabria




