
di Giusva Branca – La Giunta confezionata in tempi nordeuropei da Peppe Scopelliti si presta ad un’analisi poliedrica, che, in qualche modo, offre spunti significativi da più punti di vista e che vanno approfonditi ben al di là delle valutazioni di superficie.
Detto questo, e tenuto presente che, comunque, la distribuzione degli incarichi non é terminata, il dato tecnico-numerico porta sette assessori al Pdl e due all’Udc. Ma la forza politica di Scopelliti si alimenta anche delle numerose deleghe tenute per sè (sanità, trasporti, turismo e istruzione su tutte) e della scelta (a dispetto di chi lo descriveva all’angolo, quasi assediato dalle pretese di deleghe) per la quale, alla fine, ha creato nove assessorati rispetto ai dieci che la legge gli consentiva.
La scelta relativa ad Antonella Stasi, oltre, comunque, a stabilire un link rispetto al mondo di confindustria, assume anche una valenza simbolica non trascurabile. La presenza, non obbligata, di una donna in giunta assume contorni interessanti ove si consideri che, pur senza deleghe, alla Stasi vanno i galloni di vice di Scopelliti.
Non meno interessante la scelta, forte, posta in essere sul piano geografico: Scopelliti ha voluto dimostrare, anche in maniera ostentata, di essere già uscito – come detto in campagna elettorale – dai panni di Sindaco di Reggio per vestire quelli di Presidente della Regione Calabria. E lo ha fatto forse, addirittura, penalizzando nelle esteriorità la sua città, gratificata solo dalla presenza in giunta di Caridi.
Per il resto i tre assessorati di spesa assegnati a Mancini (bilancio, programmazione e fondi comunitari), Trematerra (agricoltura) e Gentile (infrastrutture e lavori pubblici) ribadiscono da un lato un asse fortissimo Reggio-Cosenza e dall’altro che il cordone della borsa, come sempre, lo tiene la città bruzia.
Scopelliti, però, non fa mistero della sua consapevolezza di starsi giocando la partita più importante della storia di tutta la Calabria e su questo punto la sua giunta, della quale vanno apprezzati tempi e metodi di composizione, si gioca futuro dei calabresi, credibilità e prospettive politiche dei singoli.
Sul piano delle scelte esterne va segnalato senza ombra di dubbio lo spessore assoluto di quella che porta in capo a Mario Caligiuri, una delle massime figure calabresi in questo campo, la delega alla cultura ed ai beni culturali, mentre l’ingresso in pompa magna di Mancini prelude ad evidenti ambizioni ulteriori.
Fin qui il primo passo di Giunta Scopelliti; detto del metodo, ora la parola passa alla cruda quotidianità ed all’impatto con i problemi, spesso drammatici, di un territorio che chiede risposte concrete e tempestive e rispetto alle quali Scopelliti e la sua giunta dovranno dimostrare velocità di reazione, decisionismo e grande coraggio.
La partita vera è tutta qui e non prevede tempi supplementari.




