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Antiracket: una cena per ripartire

20 Aprile 2010
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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minniticogliandro

 

 

 

 

 

 

di Angela Chirico – All’ “Accademia” si giunge percorrendo la statale 106, per poi scendere sino al Lungomare. Il ristorante  si affaccia sulla riva, e proprio dal mare trae i suoi prodotti più

pregiati: pesce sempre freschissimo, che lo chef e titolare Filippo Cogliandro lavora con mano sicura,  proponendo ai suoi clienti pietanze che coniugano, sempre, tradizione ed innovazione.  L’ appuntamento è alle 20,30 di Domenica 18 Aprile, per una cena a base vegetariana con l’ obiettivo precipuo di spezzare il muro di gomma attorno agli esercizi commerciali che denunciano, coraggiosamente, il racket. Un’ iniziativa fortemente voluta dalla Provincia, nella persona del Consigliere Omar Minniti, che con pochi giorni di preavviso, e potendo contare soprattutto sulle opportunità di diffusione e amplificazione offerte dalla Rete, ha raccolto nelle luminose e accoglienti salette della struttura oltre 40 persone, unite dall’ indignazione e dalla volontà di partecipazione collettiva e solidale. Locali dunque nuovamente affollati di clienti, e risuonanti di voci gaie e di musica. Una visione che ha indotto piacevolezza e speranza  dal momento che, già all’ indomani della denuncia del tentativo di estorsione da parte del titolare, ai tavoli imbanditi dell’ “Accademia” sedevano  pochissimi avventori. Una situazione che, di fatto, persiste ancora oggi. Filippo Cogliandro si aggira in sala, ringrazia tutti i presenti accompagnato dagli applausi. Con la riservatezza che lo contraddistingue, accetta di raccontare: “Malgrado le difficoltà, non mi arrendo e vado avanti. Mi ispiro ogni giorno agli insegnamenti di mio padre: da lui ho appreso i valori dell’ onestà e della dirittura morale. Mio padre non si è mai piegato al racket, come oggi non mi piego io”.

Filippo, perché la scelta di organizzare questa iniziativa?

“Abbiamo voluto dare un segnale forte, ospitare nei nostri locali persone accomunate da una radicata coscienza civile e dalla ribellione contro gli abusi della criminalità organizzata. Per questo, sono grato alla Provincia e in particolare al Consigliere Omar Minniti che si è reso promotore di questo momento di convivialità  e di impegno.  Siamo già alla seconda fase del processo che ha preso il via dall’ operazione “Caro Estortore”, condotta dalla DDA reggina a seguito della denuncia che feci nel Dicembre 2008. La prima fase si è conclusa a Gennaio 2010 con la condanna a 6 anni, con rito abbreviato, del principale imputato Giuseppe Filice. Oggi, invece, si sta procedendo nei confronti di Francesco Labate, arrestato a Novembre quale presunto complice di Filice nell’ attività estorsiva. Ho rilevato questa struttura nel Gennaio 2004. Già quattro anni dopo, nel Dicembre 2008, con l’approssimarsi delle festività natalizie, avevo ricevuto da Filice una richiesta di pizzo (l’ uomo, come accerteranno le indagini, operava in nome e per conto della cosca Barreca, egemone nelle frazioni di Pellaro-Bocale- Lazzaro, ndr) . Quel tentativo di estorsione è stato fermato sul nascere: subito dopo, infatti, ho deciso di sporgere denuncia.”

Quali sono state le conseguenze alla sua denuncia?

“Le cose sono immediatamente cambiate. Da un lato, ho registrato l’ immediata solidarietà del Comune di Motta San Giovanni, che già nella prima fase del processo si è costituito parte civile e il cui Sindaco, Paolo Laganà, è più volte venuto a trovarmi per esprimermi la vicinanza sua e della Giunta. Pochi mesi dopo, peraltro, lo stesso Comune ha deliberato la sospensione delle tasse comunali per tutti gli esercenti che denunciavano il racket. In questa prima fase, tuttavia, si è segnalata l’ assenza del Comune e della Provincia di Reggio Calabria, mentre assai sensibili e attenti si sono dimostrati l’ allora Prefetto Musolino, il Procuratore Capo Pignatone insieme con i suoi collaboratori, i Comandanti Provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza. A seguito di un articolo apparso su ‘Il Venerdì’ di Repubblica, poi, intere famiglie sono venute qui a mangiare, offrendo così supporto e solidarietà. Di contro, ho rilevato un sensibile calo dei clienti con conseguenti, notevoli, difficoltà economiche. Sembrava quasi che la mia denuncia pesasse come una macchia sul locale, contribuendo ad inasprire gli effetti della crisi economica. In più, le banche non erano assolutamente disposte a fare credito, ed io ho potuto andare avanti contando solo sull’ aiuto della mia famiglia, che è stata sempre presente.  I pochi che venivano a manifestarmi la loro solidarietà lo facevano in modo quasi “silenzioso”, sommesso,  quasi temessero di esporsi. Paradossalmente, tuttavia, non ho ricevuto alcuna minaccia o intimidazione; temo tuttavia che, nel momento in cui  i riflettori sulla mia vicenda si spegneranno, saremo ancor più esposti. Per questo è fondamentale tener viva la memoria, e in questo il mondo dell’ informazione svolge un ruolo indispensabile”.

Perché ha scelto di denunciare?

“L’ ho fatto per dare un futuro ai miei figli. Se io oggi avessi accettato di pagare, domani sarebbe potuto toccare a loro, e non avrei mai potuto consentirlo. Ho avuto insegnamenti validissimi da mio padre, titolare di un’ area di servizio qui a Lazzaro. Lui non si è mai piegato, ha ricevuto minacce, è stato gambizzato, ma non ha mai pagato. Ai suoi tempi era tutto molto diverso, e senz’ altro più difficile; oggi, infatti le istituzioni e l’ opinione pubblica manifestano maggiore sensibilità. Eppure, anche in circostanze così sfavorevoli, mio padre decise di non sottomettersi a logiche criminali: il suo esempio mi guida e mi ispira ogni giorno.”

Cosa direbbe agli altri esercenti?

“Direi loro di avere coraggio, e di denunciare. Altrimenti nella nostra terra non muterà  mai nulla, e non daremo un futuro ai nostri figli. Io sono ottimista, e guardo all’ avvenire con speranza. Insieme, possiamo imprimere quel cambiamento necessario e ormai ineludibile.”

La cena prosegue, mentre i tavoli traboccano di golosità. Presente, tra gli altri, Enzo Infantino, già segretario provinciale del Pdci ed attualmente membro della Direzione Nazionale del partito. Nel suo intervento, il consigliere provinciale Omar Minniti ha proposto l’ istituzione di un marchio che possa identificare tutti gli esercizi commerciali che scelgono di non pagare il pizzo, creando un circuito virtuoso verso cui indirizzare tutti i consumatori critici.  Tali esercizi, infatti, potranno essere privilegiati da quanti intendono intrecciare una rete di solidarietà e dunque agire concretamente a presidio della legalità sul nostro territorio. Anche il gruppo reggino di Amnesty International ha voluto essere presente con un tavolino di raccolta firme che proponeva una petizione contro il Piano Nomadi del Governo. Un esperimento ben riuscito che prelude, auspicabilmente, ad altre iniziative simili in futuro.

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