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Per una volta da Reggio arriva una lezione al Paese

30 Gennaio 2010
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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giustizia_reggio
di Giusva Branca
– (Foto Riccardo Ielo/YIPA) – Ce n’è abbastanza perchè da Reggio parta la bancarotta finale dei poteri dello Stato, lacerati da guerre senza precedenti e spesso irresponsabili.

Eppure, dopo la bomba alla Procura generale della prima domenica dell’anno, qualcosa, proprio da Reggio sta cambiando.

I segnali di cambiamento – ancora acerbi ma evidenti – nascono in un momento complesso e complicato; da un lato si registra l’aggressione – anche questa senza precedenti – alle cosche della ‘ndrangheta ed ai loro capitali e dall’altro si percepisce nettamente il segnale delle cosche stesse, le quali  fanno intendere chiaramente che non resteranno a guardare e nessuna azione, nemmeno la più cruenta, è preclusa.

Il sistema di delicatissimi bilanciamenti che tiene in equilibrio i poteri dello Stato, messo a durissima prova infinite volte su scala nazionale negli ultimi anni, avrebbe potuto implodere ed invece siamo chiamati a registrare un’aria nuova, caratterizzata da altissimo senso di responsbilità generale volto alla cooperazione.

Ora, prevedere quanto durerà è esercizio complicato assai, ma per ora registriamo il dato.

E così registriamo che in 20 giorni a Reggio Calabria sono giunti il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente del Consiglio, un intero Consiglio dei Ministri, per tre volte i Ministri degli Interni e della Giustizia, il Ministro dell’Istruzione, il Capo della Polizia, l’intera settima sezione del Csm.

Anche il pacchetto anti ‘ndrangheta proposto – bisogna dirlo con serenità e serietà di giudizio – non pare superficiale nè di facciata.

L’istuituzione dell’agenzia per le gestione dei beni confiscati (e la sua simbolica localizzazione a Reggio), la raccolta in un testo unico dei provvedimenti antimafia, l’introduzione della parola ‘ndrangheta nella legislazione (è più importante di quanto non si creda), l’attribuzione alla DDA delle indagini relative al traffico dei rifiuti e, soprattutto, tutta una serie di norme che mirano ad ottimizzare e – finalmente – sincronizzare le varie attività anti-criminalità poste in essere nei territori omogeneizzando gli aspetti personali, patrimoniali ed anche fiscali sono molto di più che fumo negli occhi.

E, vivaddio, per una volta si è tornati al rispetto dei ruoli con due poteri dello Stato (quello esecutivo e quello legislativo) a darsi il testimone come si conviene, secondo le esigenze. Così l’istituzione dell’agenzia arriva con decreto-legge, mentre l’intero pacchetto legislativo, complesso e delicato, approderà in Parlamento – sia pure tramite una corsia privilegiata – attraverso un disegno di legge.

In tutto ciò, sullo sfondo, l’attività dei magistrati reggini e calabresi, in trincea come non mai.

Le visite di Alfano, quella del Csm, quella di Berlusconi e, da ultima quella di Schifani sono state tutte caratterizzate da colloqui franchi ed improntati alla massima disponibilità con le toghe reggine.

Quelle stesse toghe che, tra rischi e disagi di ogni genere, ogni giorno rilanciano rispetto alla loro attività e che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, hanno toccato l’apice del senso di responsabilità e del dovere verso lo Stato.

La loro permanenza in Aula, a dispetto delle scelte dell’Anm, nel momento storico di massima frizione con l’esecutivo ed il Guardasigilli vale ben di più di quanto – ed è già tantissimo – appaia.

Si tratta, ancora una volta, di un’apertura di una linea di fiducia rispetto al Governo. Come dire, divisi su tutto, a partire dalle leggi “ad personam” per il premier, ma sulla tematica più importante per il Paese, la lotta alle mafie, solo una linea comune può essere perseguita.

Sarà il tempo a dirci se è solo una rondine che, notoriamente, non fa primavera…

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