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Interventi di straordinaria …politica

30 Luglio 2009
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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lungomarenottebis

di Giuseppe Romeo – Rileggerla sui quotidiani nazionali, sentirla ripetere nei commenti di anchorman e politici del momento la “questione meridionale” sembra essersi riproposta, suo malgrado,

all’attenzione dell’esecutivo ma anche alla notte insonne di chi crede che questo sia un momento particolarmente delicato nei rapporti di forza all’interno della maggioranza come al di fuori. Certo, per molti versi non siamo di fronte ad una novità. Non è una novità il fatto che ancora oggi sopravviva un’Italia a due velocità, anche se nella congiuntura del momento ci troviamo con un Nord particolarmente lento ma, certamente, molto più veloce comunque del nostro Sud. E non è una novità che il Sud abbia rappresentato sempre molto poco nei destini del Paese e nelle fortune politiche dei partiti se non per limitate partigianerie di breve utilità. Ma è particolarmente interessante l’atteggiamento dell’esecutivo che si sforza di ristabilire un equilibrio di spesa, non solo storica, ormai sempre meno significativa nonostante la parzialità della riforma pseudofederale in itinere, con una tempestività che ricolloca il Sud nel novero delle emergenze da affrontare.

     Certo, non è solo una colpa da attribuire a questo governo l’essersi dimenticato del nostro Mezzogiorno in termini di infrastrutture e di investimenti da realizzare o concludere in tempi e costi ragionevoli. E non è solo da attribuire a questo esecutivo il disastro progressivo di una pubblica amministrazione e di una gestione regionale che ha depauperato risorse spalmate a pioggia negli anni trascorsi in nome di un conservatorismo di maniera, piuttosto che in virtù di una crescita e maturità della classe politica e amministrativa del Sud. Certamente, però, progetti, obiettivi, imprenditoria compatibile e coerenti disegni di industria sinergicamente parte di piani produttivi -che non lascino al di fuori le potenzialità di un’agricoltura diversificata e multistagionale, il turismo di qualità, la mobilità e i servizi adeguati- chiedono oggi di essere dichiarati, individuati, misurati e realizzati.

     Uno sforzo di onestà intellettuale dovrà essere condotto partendo da un giusto controllo di spesa, da una volontà sincera di rimodellare, se è caro al governo il futuro del Sud, tutto l’apparato amministrativo del Mezzogiorno, mentre dai partiti ci si aspetta l’onestà intellettuale di chiudere con comode clientele, di rinunciare ad esprimere una classe politica che persegue protagonismi e personalismi per non abdicare ad un sistema di privilegi che ne ha garantito e ne garantisce il potere ancora oggi. Ciò che si chiede, se l’esecutivo intende riscoprire il ruolo strategico del Sud, è di restituire dignità alle risorse migliori del Mezzogiorno -consapevole che l’Italia non potrà essere se non ciò che sarà il nostro Meridione in termini di possibilità di proiezione sui mercati emergenti e nel Mediterraneo- di valorizzare, soprattutto, le migliori virtuosità meridionali in termini di patrimonio di conoscenze e di capacità poste al servizio di altre comunità. Ma non solo.

     La crescita del Sud non risiede solo nello stanziamento delle risorse finanziarie e nello sblocco dei Fondi Fas o di altro tipo. Essa è affidata alla possibilità che responsabilità e consapevolezza siano valori e sentimenti di uomini e donne che hanno un senso profondo dell’impegno civile e politico. Un impegno che è da ricercare questa volta rendendo anche protagoniste le comunità locali guidandone la transizione verso un modello partecipativo di governo dimostrando loro che i risultati si possono conseguire con un’azione politica e amministrativa che mette al centro il bene collettivo piuttosto che la rendita di pochi.

     E’ vero, un partito del Sud che non nasce da uno spontaneismo popolare dimostra che si propone come formula elitaria per ancorare e consolidare leadership e aspettative personali disattese magari dalle promesse postelettorali. Ma un ministero negato o qualche altro premio elettorale dovuto e non dato non possono ripiegare ancora una volta il Paese in due né, tanto meno, fare del Sud, nello stesso tempo, la bandiera del riscatto per i soliti eccellenti esclusi e il controaltare alla Lega. Un partito, la Lega al quale proprio chi oggi vuole un partito del Sud ne ha sublimato il fascino favorendone in passato i consensi proponendo e dirigendo su di essa al Nord anche i voti di gente del Sud. Lo stesso commento rattoppato di un ministro circa il fatto che un Partito del Sud sarebbe un regalo alla Lega non ha, e non potrebbe avere, un senso politico compiuto in una simile circostanza dal momento che, la stessa Lega, è stata ed è un alleato, cercato più volte, di una coalizione con la quale si governa. La verità che resta alla porta è la mancanza di chiarezza, di un piano integrato, l’assenza di una prospettiva strategica del ruolo che il Sud dell’Italia debba avere in una politica di proiezione e di competizione dell’Italia nel Mediterraneo e nel mondo.

     Il vero problema del governo è, quindi, evitare di associare il fallimento dell’unità nazionale -realizzata sul frainteso di un’annessione del Sud piuttosto che sulla vera conquista e occupazione del Mezzogiorno- con la precarietà di un senso di identità nazionale che rischia di trascinare nella sua deriva anche la compattezza di un esecutivo sempre a più anime. Il vero rischio per la nazione è il non considerare il proprio Sud, con tutte le sue patologie curabili se si vuole di un malato che non può essere terminale, un’opportunità determinante per entrare con credibilità nel novero degli Stati che contano nella politica e nell’economia europea e internazionale.

 http://www.giusepperomeo.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=343&Itemid=28

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