
di Martina Chessari – Reggio Calabria città universitaria e del turismo: ma in realtà cosa ne pensano gli universitari, i turisti o i semplici avventurieri che approdano qui sullo Stretto?
Non occorre essere brasiliani, islandesi o di chissà dove per vivere Reggio con l’occhio dello straniero; io sono siciliana ma mi sembra di vivere dall’altro capo del pianeta.
Voglio tralasciare “usi e costumi del luogo” perché in quel caso ci sarebbe da aprire un’altra parentesi ancora e poi, ad ogni modo, nel bene e nel male, fanno parte del colore di questa città.
Mi interessa piuttosto analizzare il punto di vista di un “non reggino” che si ritrova qui per svariate circostanze.
Da qualsiasi parte si entri a Reggio (dal sud o dal nord) l’impatto è abbastanza confuso, la sensazione − dall’accento ai modi di fare − è quello di approdare in una Napoli “raffinata” o in una Palermo apparentemente più sistemata; Napoli sviluppa senso di sopravvivenza, Palermo la sensazione di essere approdati nella metropoli del “compare − compare”; qui a Reggio invece, ci si chiede perché una tale meraviglia geografica capace di competere nel mondo su tutti i fronti, sia in balia del caso!
Per “caso” si capisce come imboccare l’autostrada, per “caso” si capisce quale autobus prendere se disgraziatamente non si dispone di un mezzo; per “caso” si viene a conoscenza su come e dove divertirsi, per “caso” si possono ammirare scorci di città “unici al mondo” ma abbandonati a se stessi.
Altro elemento curioso è l’ospitalità reggina: in realtà Reggio è una città diffidente che maschera il suo stupore nei confronti di quanto è diverso o che non rientra nelle sue logiche con una “finta apertura da gran cafè”: se vai sola in un bar non passeranno più di dieci minuti e qualcuno si chiederà se hai dei problemi o se necessiti compagnia; se sei universitario e vuoi unire l’utile (lo studio) al dilettevole (una serata di baldoria) presto capirai che tuo nonno aveva più voglia di vivere; se sei un disoccupato in cerca in un lavoretto, anche part-time, capirai che qui a Reggio “buon viso a cattivo a gioco” significa: non ti faccio lavorare perché hai studiato e non posso pagarti 20 euro così come faccio con uno/a straniera; se sei un reggino affermato socialmente sarai geloso del “tuo” e non lo vorrai mai condividere con chi è appena arrivato perché per te rappresenta una minaccia.
Il mistero di Reggio non è questo però: il vero mistero sono tutte quelle persone e realtà meravigliosamente evolute presenti nel territorio e che si nascondono o appaiono ad intermittenza perché sono dei diamanti così rari che aspettano l’incontro con uno “straniero” per esprimersi ed espandersi, e diffondere e far sapere che Reggio Calabria possiede un potenziale umano, geografico ed esistenziale invidiabile!
Una volta, passeggiando sul rinomato Corso Garibaldi, mi soffermai ad osservare una bambina biondissima, figlia di una giovane coppia reggina: «che bella» − ho pensato − non sembra neppure calabrese −! Passò un signore, sulla settantina, e mi disse: «Reggio è un esempio unico in Calabria: questo luogo è una sintesi perfetta di quanto esiste nel mondo ma c’è una sub-cultura che ne ostacola l’evoluzione».




