
di Angela Chirico e Antonio Aprile – “Stiamo vivendo una nuova forma di nazismo, anche se non riconosciuta dai più.” Traccia uno scenario a tinte fosche Felice Lima, giudice presso il tribunale di Catania.
Uno spaccato in cui ogni ambito, ogni segmento del nostro Paese appare profondamente infettato dal male della corruzione, del potere criminale, del malaffare sostenuto da collusioni e connivenze ad ogni livello, e che trova rappresentanza, oggi più che mai, nella politica e nelle istituzioni. “Lo testimoniano- dice Lima- una serie di nefandezze, occorse di recente. Parlo, ad esempio, del Presidente della Camera che manifesta la sua solidarietà a Marcello Dell’ Utri mentre il Tribunale si ritira per decretarne la sentenza, o del fatto che l’ ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, sia stato ritenuto meritevole di nomina al Senato. Queste due storie sono un simbolo, indicano che la malattia da cui tutti siamo colpiti è grave e, soprattutto, che non ci possiamo aspettare giustizia dall’ alto, perché anche l’ alto, purtroppo, è grandemente compromesso”. Eppure, aggiunge il magistrato catanese, uscirne si può, e la via privilegiata per il riscatto passa dall’ impegno individuale, speso quotidianamente per rimettere in circolo nella società valori culturali condivisi, come il rispetto delle persone e l’ uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. “Ciò significa- conclude- promuovere la giustizia che ognuno di noi, con il suo contributo, può dare, perché questa è l’ unica battaglia che possiamo e dobbiamo condurre”.
Dott. Lima, lei ha delineato una situazione grave. Una tesi pessimistica, la sua, suffragata da quali elementi?
«La situazione è seria, ed è oggettivamente suffragata dal fatto che stiamo assistendo a una modifica grave dei valori fondanti dell’intera società. C’è proprio una rivoluzione che attinge alla costituzione materiale tanto e gravemente, ed ora anche alla costituzione formale, nella misura in cui si propongono e si introducono modifiche dello stato di diritto che vanno verso l’indebolimento delle garanzie di democrazia di questo Paese: separazione dei poteri, libertà e diritto all’informazione. Quindi la situazione è obiettivamente grave. Io non sono pessimista, nel senso che il mio vuole essere un realismo che ci induca a prendere atto che occorre maggiore impegno da parte di tutti. Dunque mi sento un realista che invita le persone ad avere contezza del fatto che l’alibi del “non è poi così grave” non vale più. Siamo testimoni di una realtà allarmante, che rende necessario dare un contributo ciascuno nel suo ruolo e nelle sue possibilità»
L’appello rivolto alla gente è quello di denunciare. Ci sono dei margini positivi?
«Sicuramente si. Al richiamo a denunciare aggiungerei, comunque, anche quello a non collaborare, a non chinare la testa, perché la verità è che quasi tutta l’illegalità che noi possiamo osservare presuppone la collaborazione di gente che si crede onesta. Il certificato medico falso, l’operazione bancaria dubbia, il collaudo compiacente dell’opera pubblica sono tutte attività di concorso all’ illegalità da parte di persone che si ritengono perbene ed è un dato diffusissimo.»
Forse in questo c’è una sorta di deformazione, nel senso che si considerano e si sanzionano solo i fatti gravi, eclatanti, mentre ci sono tanti comportamenti che ormai non sentiamo più come illegali…
«Esattamente. Il guaio di questo Paese, io lo so perché ho interrogato decine di assassini, è proprio che noi ci rappresentiamo gli assassini come persone mostruose diverse da noi, in realtà “gli assassini siamo noi”. Ovviamente è una metafora, ciò che voglio dire è che tendiamo a rappresentarci il male come mostruoso come per allontanarlo da noi cosicché il male sono gli altri. Io non sono ladro quando evado le tasse, mentre in realtà mi rubo i soldi degli altri. Considero ladro quello che si ruba la cassetta di arance da un agrumeto, ma non mi considero ladro io se imbroglio nella dichiarazione delle tasse, o se telefono dall’ufficio per telefonate private, o se mi porto a casa la risma di carta, perché queste le considero cose diverse. Ognuno dà il suo piccolo contributo al male. Dobbiamo riconoscere che questa società è profondamente illegale, è un tipo di illegalità che passa attraverso gesti illegali forti dall’alto ma anche dal basso».
Lei ha proposto un cambiamento di prospettiva: non aspettiamoci la salvezza dall’alto, torniamo a dei valori condivisi.
«Si, questo è fondamentale. Noi viviamo dentro un equivoco che è quello di ritenerci una società perbene governata male. La verità, di fatto, è che siamo governati essenzialmente da quelli che ci meritiamo quindi, come dire, l’unica via per cambiare le cose è operare una trasformazione, per così dire, dal basso, sotto l’ aspetto culturale. Le faccio un esempio che non è pertinente, giusto per farle capire cosa intendo per cambiamento culturale. Prendiamo il fumo. Se qualcuno, dieci anni fa, avesse detto a un fumatore di spegnere la sigaretta sarebbe stato guardato male. Oggi, invece, si è diffusa una cultura per cui se accendi una sigaretta sei tu a essere guardato male. Il giorno in cui diventerà patrimonio comune l’idea che farsi raccomandare è una cosa ignobile la gente lo farà di meno. Attualmente lo fanno e lo dicono pure».
La magistratura, secondo lei, ha ancora una credibilità?
«La magistratura non ha molta credibilità, in grandissima parte perché interessa al potere togliergliela, e lo dimostra la campagna di stampa messa in atto a questo scopo. Dall’ altra parte, perché la magistratura si toglie credibilità da sé. Va detto, però, che è un’ ingenuità quella di credere che la magistratura sia qualcosa di diverso dal resto del Paese. Viviamo tutti in un sistema di vasi comunicanti. I magistrati sono ottomila persone prese a caso nel Paese, tra la gente, perché il concorso ci seleziona sulla base di un criterio tecnico. Adesso si propone di cambiare il concorso per fare in modo che veniamo selezionati sulla base dell’amicizia con il potere, ma attualmente, per fortuna, questo non è ancora avvenuto . Dicevo, siamo ottomila persone prese a caso. Tra noi ci sono santi, eroi, martiri, ma anche pigri, farabutti, imboscati… Alcuni di noi chiedono che la magistratura sia migliorata e che ci sia più rigore al nostro interno, purtroppo il potere ha interesse che questo rigore sia esercitato nei confronti dei Falcone dei de Magistris, dei Colombo e dei Borrelli e non di tanti altri. La magistratura ha dei seri problemi che sono gli stessi del Paese. Sono le medesime difficoltà che investono anche settori come la sanità, le forze dell’ ordine, la scuola. Dobbiamo crescere insieme, perché in caso contrario la magistratura non migliorerà da sola. È un utopia. È un’ idea ingenua»
Ho chiesto al governatore Loiero se non fosse il caso di fare chiarezza sui consiglieri indagati, lei sa che si parla addirittura di trenta. Lui mi ha risposto che non hanno gli strumenti per farlo. Anche da un punto di vista tecnico, secondo lei questa difficoltà è reale?
«Se il Presidente ha detto queste cose, bé no, non è affatto vero»
Ho un po’ semplificato ma il senso era quello…
«In ogni caso questo non è vero, perché in realtà ognuno può fare all’interno delle istituzioni dove opera la sua parte. È un alibi. L’idea che a indagare debbano essere solo i magistrati è una sciocchezza perché se è vero che sono i giudici a dover fare i processi, attiene poi alla singola amministrazione dire se quel dipendente si comporta bene, se quell’impiegato fa il suo dovere, se quella pratica è a posto, e così via. L’alibi dell’aspettare che vengano i giudici a fare giustizia è una delle mistificazioni che ci ha condotti alla situazione attuale, per cui noi abbiamo l’amministrazione della Regione, così come è capitato in Sicilia, che aggiudica un appalto a un latitante e l’assessore intervistato dice al telegiornale :“Non è un problema nostro è un problema della magistratura”. No- dico io- è un problema vostro aggiudicare un appalto a un latitante. La magistratura ha il problema di cercarlo ma voi non potete dargli un appalto. Una società non cambia se ognuno si aspetta che siano gli altri a muoversi. Questo paese è così: io testimonierei se non rischiassi, pagherei le tasse se mi dessero i servizi… insomma se ognuno aspettasse sempre che gli altri facessero la loro parte saremmo sempre allo stesso punto».
Insomma non si può fare passare una tesi di questo tipo, si può fare qualcosa…
«Assolutamente, è evidente che si può fare e dove si fa funziona. La regione Val d’Aosta sta meglio della Calabria eppure hanno la stessa magistratura»
Quali differenze nota tra magistratura siciliana e quella calabrese? A Reggio recentemente si è parlato molto di cimici, veleni in Procura, corvi…
«In realtà viviamo una situazione molto simile, abbiamo tanti problemi in comune. Io sono uno che tende a non farsi sorprendere dalla vita. Mi impegno tutti i giorni al massimo. Applico la frase di Gandhi: siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo. Io non mi chiedo come sarà il mondo domani ma come sarò io e mi sforzo di essere migliore».




